dio sa quanto desiderassi una sezione psycho e ora finalmente eccola.
non voglio usare questa sezione per i miei problemi ansiosi, con cui convivo ormai da talmente tanti anni che quasi quasi gli voglio bene e se non li avessi mi sentirei quasi mancare una parte di me...
Del resto, l'ansia mi accompagna da talmente tanto tempo (è un'ospite abbastanza discreta, che si fa prepotente solo nei periodi "no" della vita) che non saprei nemmeno da dove cominciare a parlarne.
Ho invece alcune curiosità sulla psicologia e sulle psicoterapie, anche perché dal lontano 1998 (anno in cui ebbi gli attacchi di panico) ad oggi ho letto talmente tanto di questo argomento che, in quanto profana della materia, sono arrivata al punto da saperne abbastanza ma probabilmente non ho compreso a fondo o forse ho mal compreso alcuni concetti.
Chiedo quindi lumi al dottor Di Rienzo, approfittando della sua gentilezza e disponibilità.
La prima grande curiosità, alimentata anche dal mio percorso personale, è: i disturbi d'ansia sono davvero "inguaribili"?
Ovvero, ho letto in molti testi che l'ansia patologica, quindi quella che si scatena in situazioni che vengono percepite dal soggetto come "pericolose" anche se oggettivamente non lo sono, nelle sue varie forme (panico, fobie, ossessioni, ansia generalizzata), in realtà si può imparare a gestire ma non si sconfigge.
Alcuni psichiatri rintengono inoltre che la componente biochimica della patologia ansiosa renda indispensabile il ricorso ai farmaci (e non gli ansiolitici ma i veri e propri antidepressivi).
E' vero questo, secondo lei? si possono fare al riguardo delle generalizzazioni?
E un'altra curiosità: è vero che l'ansiolitico è un farmaco "sintomatico", cioè che agisce solo sul sintomo mentre l'antidepressivo è un farmaco "curativo" e quindi agisce (o dovrebbe agire) sulle cause del disturbo?
Ultima domanda: come mai questo "successo" della terapia cognitivo-comportamentale nel trattamento dei disturbi d'ansia? è un "successo" a suo parere meritato o è diventata una specie di "moda"?
La ringrazio
più che altro una curiosità ...
Moderator: Paola
- kia
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più che altro una curiosità...
"Rinnegare le proprie esperienze significa mettere una menzogna sulle labbra della vita" (Oscar Wilde - De Profundis)
Ho un cervello, so sillabare. Aderisco alla campagna per eliminare il linguaggio da sms dal Forum
Un solo raggio di sole può rischiarare centinaia di ombre
Dammi il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare; la forza per accettare le cose che non posso cambiare; la saggezza per capire quali sono le une e quali le altre
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Dr.DiRienzo
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A proposito di ansia...
Cara Kia,kia wrote:dio sa quanto desiderassi una sezione psycho e ora finalmente eccola.
non voglio usare questa sezione per i miei problemi ansiosi, con cui convivo ormai da talmente tanti anni che quasi quasi gli voglio bene e se non li avessi mi sentirei quasi mancare una parte di me...
Del resto, l'ansia mi accompagna da talmente tanto tempo (è un'ospite abbastanza discreta, che si fa prepotente solo nei periodi "no" della vita) che non saprei nemmeno da dove cominciare a parlarne.
Ho invece alcune curiosità sulla psicologia e sulle psicoterapie, anche perché dal lontano 1998 (anno in cui ebbi gli attacchi di panico) ad oggi ho letto talmente tanto di questo argomento che, in quanto profana della materia, sono arrivata al punto da saperne abbastanza ma probabilmente non ho compreso a fondo o forse ho mal compreso alcuni concetti.
Chiedo quindi lumi al dottor Di Rienzo, approfittando della sua gentilezza e disponibilità.
La prima grande curiosità, alimentata anche dal mio percorso personale, è: i disturbi d'ansia sono davvero "inguaribili"?
Ovvero, ho letto in molti testi che l'ansia patologica, quindi quella che si scatena in situazioni che vengono percepite dal soggetto come "pericolose" anche se oggettivamente non lo sono, nelle sue varie forme (panico, fobie, ossessioni, ansia generalizzata), in realtà si può imparare a gestire ma non si sconfigge.
Alcuni psichiatri rintengono inoltre che la componente biochimica della patologia ansiosa renda indispensabile il ricorso ai farmaci (e non gli ansiolitici ma i veri e propri antidepressivi).
E' vero questo, secondo lei? si possono fare al riguardo delle generalizzazioni?
E un'altra curiosità: è vero che l'ansiolitico è un farmaco "sintomatico", cioè che agisce solo sul sintomo mentre l'antidepressivo è un farmaco "curativo" e quindi agisce (o dovrebbe agire) sulle cause del disturbo?
Ultima domanda: come mai questo "successo" della terapia cognitivo-comportamentale nel trattamento dei disturbi d'ansia? è un "successo" a suo parere meritato o è diventata una specie di "moda"?
La ringrazio
l’ansia di per sé non è una patologia, ma un meccanismo utilissimo per la sopravvivenza. L’ansia è come un allarme che suona in situazioni di pericolo. Il problema quindi non è la presenza dell’allarme, ma la sua eccessiva sensibilità, che fa scattare l’allarme troppo spesso o con troppa intensità. L’idea quindi di “sconfiggere” l’ansia è un controsenso. L’ansia si modula, si gestisce, ma mai venga il giorno in cui non esiste più: saremmo mangiati dal primo “leone” che passa perché non scapperemo più...
Riguardo il ricorso ai farmaci non esiste una risposta unica e generalizzabile: dipende dai casi. A volte un sostegno farmacologico può essere decisivo però, a mio parere, va spesso integrato con una psicoterapia. In altri casi la sola psicoterapia può dare grandi vantaggi. Tutto dipende dal buonsenso dell’operatore e dalla personalità di chi abbiamo davanti.
Sia l’ansiolitico che l’antidepressivo sono sintomatici, ma quando il sintomo è particolarmente importante (basti pensare alla possibilità di perdere il lavoro per attacchi di panico ricorrenti!), ben vengano, per un certo periodo di tempo.
Riguardo al “successo” della psicoterapia cognitivo-comportamentale è un dato scientificamente avvalorato da studi molto seri, non si tratta di una “moda” come a suo tempo forse è stato per altri tipi di interventi.
Personalmente mi interesso da circa 30 anni di questa psicoterapia e devo dire in tutta onestà che, anche in base alla mia esperienza, si tratta di un tipo di intervento che può essere di grande aiuto. Ovviamente, va ricordato che in ogni terapia psicologica entrano in gioco anche altre variabili, come ad es. la personalità del terapeuta, la sua reperibilità, il suo atteggiamento di fondo e molti altri aspetti, tali da renderlo “unico” rispetto ad un collega altrettanto serio e preparato.
Spero di avere risposto con chiarezza ed in modo esauriente.
Grazie a te
Un grande saluto
Fernando DR
- kia
- Utente Vip

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- Joined: Mon Oct 22, 2007 3:35 pm
Gentilissimo dott. Di Rienzo,
sono d'accordo sull'utilità dell'ansia fisiologica, infatti mi ponevo il dubbio se il disturbo d'ansia - e quindi la condizione ansiosa patologica - fosse guaribile e non soltanto gestibile.
Ovvero: sarò sempre soggetta ad attacchi d'ansia, anche se in grado di gestirli, ovvero arriverà un momento in cui riuscirò a gestire le situazioni senza avere questi picchi ansiosi immotivati (io, per esempio, "soffro" nel guidare. In presenza di una coda, una persona normale si spazientisce al massimo ma non credo a tutti vengano vampate, tachicardia ecc..... Oppure se devo andare lontano da sola in autostrada già vado in ansia al solo pensiero). Ecco sono questi tipi di ansia da cui, mi chiedo, se si possa guarire e se si possa solo imparare a conviverci alla meno peggio.
Sul resto, è stato chiarissimo.
La ringrazio.
sono d'accordo sull'utilità dell'ansia fisiologica, infatti mi ponevo il dubbio se il disturbo d'ansia - e quindi la condizione ansiosa patologica - fosse guaribile e non soltanto gestibile.
Ovvero: sarò sempre soggetta ad attacchi d'ansia, anche se in grado di gestirli, ovvero arriverà un momento in cui riuscirò a gestire le situazioni senza avere questi picchi ansiosi immotivati (io, per esempio, "soffro" nel guidare. In presenza di una coda, una persona normale si spazientisce al massimo ma non credo a tutti vengano vampate, tachicardia ecc..... Oppure se devo andare lontano da sola in autostrada già vado in ansia al solo pensiero). Ecco sono questi tipi di ansia da cui, mi chiedo, se si possa guarire e se si possa solo imparare a conviverci alla meno peggio.
Sul resto, è stato chiarissimo.
La ringrazio.
"Rinnegare le proprie esperienze significa mettere una menzogna sulle labbra della vita" (Oscar Wilde - De Profundis)
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Un solo raggio di sole può rischiarare centinaia di ombre
Dammi il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare; la forza per accettare le cose che non posso cambiare; la saggezza per capire quali sono le une e quali le altre
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Un solo raggio di sole può rischiarare centinaia di ombre
Dammi il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare; la forza per accettare le cose che non posso cambiare; la saggezza per capire quali sono le une e quali le altre