Pagine di lavanda, di corteccia, di prato, di menta.
Rideva, portandosi gli odori al naso.
La fissa le è un po' rimasta.
Deve sentire il profumo dei saponi, delle marmellate,
degli ammorbidenti (come una casalinga incerta sull'acquisto),
dei colori che le restano sulle dita dopo aver disegnato,
della farina incollata al tavolo dopo aver fatto la pasta,
entra in cucina con il nasino per aria,
strizzandolo alla ricerca di un odore particolare che non riesce a catalogare.
Scopre subito quando i gatti hanno lasciato tracce del loro passaggio nella sabbietta e distingue anche il colpevole, tra i tre.
Si gira istantaneamente appena apro qualcosa di scricchiolante che profuma di cioccolato,
e non solo non si fa traviare dalla rumorosità della carta, ma distingue anche i vari tipi di cacao.
Se capta del rhum all'interno con il suo olfatto micidiale,
scarta a priori la possibilità di miagolare la richiesta di un pezzo.
Da un po' di tempo a questa parte, ha preso l'abitudine di annusare qualsiasi tipo di fiore,
anche quelli finti ormai, più per vezzo che per altro,
con la stessa simpatica canaglieria con cui mi porta alle narici i suoi piedini tiepidi di corse,
e mi chiede di descriverli.
Inspira con voluttà
e si lancia in un appassionato "aaaah!"
come se la fragranza l'avesse proprio rigenerata.
Nel gesto antico di annusare con gli occhi chiusi,
io ci vedo sempre una grazia infinita
che mi fa restare incantata a guardarla.







