Stamane, ascoltando la radio sentivo di una lettera un poco melanconica, di un padre che in serata avrebbe accompagnato la figlia in aereoporto, perché andava a lavorare a Liverpool, si chiedeva per quale motivo dopo aver amato, accudito, accompagnato questa figlia nei suoi studi, fino alla laurea, doveva vederla partire, per far si che esercitasse la professione su cui aveva puntato, visto che questo paese non offre sbocchi a chi possiede dei talenti.
Li chiamano "cervelli in fuga", e la loro fuga ha alle spalle 2 correnti di pensiero:
1) è un vantaggio offerto dai forti cambiamenti che la globalizzazione ha portato, una possibilità di apprendere nuove tecniche operative, in ambienti che permettono di ampliare le proprie conoscenze e di crescere, e sotto il profilo umano e sotto l'aspetto professionale. Che ben vengano queste occasioni che vanno colte al volo, ed accolte con entusiasmo.
2) che paese è questo, che non riesce ad investire su un capitale giovane e capace di meriti ed eccellenza, i cui figli sono costretti a rivolgersi al mercato del lavoro all'estero, visto che in patria c'è un immobilismo ed una indifferenza verso le prospettive e le aspirazioni dei giovani.
io abbraccio entrambe le correnti, perché da genitore sarei felice di sapere che mio figlio è figlio del mondo, capace di crescere e sviluppare al meglio le sue peculiarità, ma vorrei che la sua fosse una scelta non uno sbocco finale come ultima spiaggia.
Mi domandavo voi come vivete questi cambiamenti.
Per la vostra generazione forse sono meno eclatanti, visto che siete cresciuti e vi siete formati in questo tempo, ma per la mia (in cui ad emigrare era il contadino o la mano d'opera, e non chi aveva studiato e si era creato un profilo professionale che gli permettesse di cercare e trovare lavoro sul patrio suolo), la cosa è alquanto insolita.
le nuove forme di EMIGRAZIONE
Moderator: Paola
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le nuove forme di EMIGRAZIONE
Aforismi da "Criminal Minds"
A differenza del gioco degli scacchi, nella vita il gioco continua, dopo lo scacco matto.
ISAAC ASIMOV
A differenza del gioco degli scacchi, nella vita il gioco continua, dopo lo scacco matto.
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Abbraccio la seconda corrente,senza dubbio.
La prima dovrebbe essere solo una scelta, ampliare i propri orizzonti per la voglia di farlo e non per necessità,visto che o si va via o si accetta un futuro diviso tra disoccupazione, precariato e sfruttamento sottopagato.
La prima dovrebbe essere solo una scelta, ampliare i propri orizzonti per la voglia di farlo e non per necessità,visto che o si va via o si accetta un futuro diviso tra disoccupazione, precariato e sfruttamento sottopagato.
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franziskova
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io la penso come te, vorrei che fosse una scelta.
conosco amici italiani che mai resterebbero in Italia a vivere e lavorare e sono andati all'estero contenti di farlo.
ne conosco altri, mi viene in mente una mia amica di 33 anni in particolare, che hanno fatto le valigie a malincuore e sono costrette all'età in cui biologicamente dovremmo fare figli, a vivere fidanzamenti a distanza e a rimandare una gravidanza desiderata perchè non c'è la possibilità di fare progetti a lungo termine in Italia.
conosco amici italiani che mai resterebbero in Italia a vivere e lavorare e sono andati all'estero contenti di farlo.
ne conosco altri, mi viene in mente una mia amica di 33 anni in particolare, che hanno fatto le valigie a malincuore e sono costrette all'età in cui biologicamente dovremmo fare figli, a vivere fidanzamenti a distanza e a rimandare una gravidanza desiderata perchè non c'è la possibilità di fare progetti a lungo termine in Italia.