caterina wrote:detta così però sembra che io per compensare il fatto che lavoro ti devo comprare la borsa da 500 euro.
io non devo niente a nessuno, se non il mio amore, la mia presenza e la mia dedizione.
e allora l'avro' detta male, malissimo se passa questo.
Io ho detto l'esatto contrario.
Ho detto che il sacrificio e' collettivo.
Che anche l'assenza (causa lavoro) e' un sacrificio che va ricompensato.
QUesto non significa che si compra per colmare vuoti.
Significa che si lavora e ci si sacrifica tutti e che quindi "quei soldi" appartengono a me e a loro.
Io -senza retorica- al contrario, sento di DOVERE tanto a tutti.
Ed e' chiaro che e' un dovere che si fonde con il piacere, proprio perche' sono le persone che amo.
Sento genitori dire "quando guadagnerai ti comprerai questa tal cosa"
Diciamo che se un figlio non e' in condizioni di poter guadagnare e quel desiderio e un desiderio possibile, trovo questa frase legittima, per carita', ma non credo potra' mai uscire dalla mia bocca.
perche' mai e' entrata, da figlia, nelle mie orecchie.
I soldi sono soldi di famiglia. Appartengono a NOI. non a me che lavoro.
IO ho solo il compito di amministrarli secondo un criterio di necessita' e di opportunita'.
Ma se brucio dei soldi per delle mie cazzate, a maggior ragione li brucio per le loro.