Guen, io glielo dico quando mi ha sfruculiato le palle.
Quando urla troppo, quando piange per ogni minima cosa.
Allora, al posto di urlare e di incazzarmi a manetta, glielo dico, così almeno mi sfogo un pò.
Glielo dico con la vocina cretina, il motherese (mmmm, si dice così?), però glielo dico.
Mannaggia Rachè..mò ti spedisco dritta dentro la neve, così non ti sento più eh amò??
Oggi ce la avrei mandata davvero dentro alla neve!!!
ALZARE LA VOCE
Moderator: Paola
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Secondo te? :ola:Gwen wrote:Cate e Sole, per capire, ste cose le dite ridendo o quando siete arrabbiate?La mia non vuole essere una critica, vorrei solo capire il contesto....
cioè, Gwen.... lo so che non vuoi criticare eh? Però secondo te se io lo dicessi quando sono arrabbiata, facendo sul serio ve lo racconterei con serenità, ridendo?
Daiiiii.... era per dire che uso un linguaggio colorito in situazioni in cui magari veramente rompe le palle, tipo quando strilla come un'aquila e allora le dico "oh, piantala subito o ti crepo di mazzate" con lo stesso tono di voce con cui direi "passami il sale" oppure ridendo.
Perchè mi fa ridere, tutto qui.
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[CENTER]Throw away your scale. Why should a number determine how you feel about yourself on any given day? And besides, scales are appropriate for fish, not women.
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Chloe83
No, non esattamente. Formalmente ero una tirocinante, dovevo fare 500 ore per prendere la qualifica di animatore di comunità. In realtà ne facevo molte di più ed ero retribuita "informalmente".viola 52 wrote:te lo auguro di cuore e con la tua determinazione mi sa che ci riuscirai.
comunque mi ha incuriosita quello che raccontavi del tuo lavoro.
eri una volontaria?
ce ne parli?
Era una comunità di recupero per madri/padri tossicodipendenti. Essendo residenti anche i bambini non era una comunità "chiusa", le interne potevano comunque uscire, anche se in una prima fase mai da sole, per portare i bambini all'asilo o a scuola, fare qualcosa con loro... poi col tempo passavano a vivere in uno di tre appartamenti disponibili, con l'obbligo comunqe di presentarsi giornalmente per la terapia di gruppo (a cui non assistevo), quella individuale (nemmeno a questa assistevo), quella "genitoriale" (c'era un gruppo in cui parlare dei problemi di accudimento e educazione, in realtà soprattuto accudimento perchè molte di loro trovavano difficoltoso reggere la routine giornaliera che un bambino comporta, a questa ero presente) e il gruppo "casa" in cui si parlava dei problemi organizzativi-di convivenza. Il mio lavoro era, di mattina, stare con i bambini piccoli (da 0 a 3 anni), permettere alle mamme di fare terapia e svolgere i compiti loro assegnati (turno di pulizie, in cucina, cose così). Dall'ora di pranzo tornavano anche i bimbi più grandi e il pomeriggio i bimbi venivano divisi in due gruppi, "piccoli" e "grandi" e allora essenzialmente dovevo occuparmi di farli giocare, o seguire per i compiti quelli che non avevano bisogno di un sostegno particolare. Di solito andavo la mattina alle 8 e non uscivo mai prima delle 19, spesso mangiavo anche con loro perchè i pasti erano un momento "turbolento" (più tra gli adulti a dire il vero). Era stancante ma per me è stato molto bello. Poi ho finito il mio corso, preso la qualifica, e mi sono iscritta all'università in un'altra città, per cui l'esperienza si è conclusa.
