Dio ci liberi dalle mamme rompi!Paola M. wrote:Però va fatto tutto un lavoro "educativo" di base sul bullismo, sul rispetto, sulle relazioni, sennò è d'uopo intervenire, anche pesantemente a difendere il più debole e a quel punto è DOVEROSO per la scuola prendere SERI provvedimenti anche coercitivi verso chi perpetua atteggiamenti da BULLI.
Ne parlavo giusto ieri sera con le mamme, i nostri bambini a religione, a tetaro, a educazione civica hanno fatto tutto un lavoro sul bullismo, su come individuare i bulli, come NON seguirli, come proporre figure POSITIVE che li contrastino, proprio seguendo gli accentratori POSITIVI.
Noi abbiamo a scuol bambini accentratori assolutamente positivissimi, e ci sono mamme che li osteggiano dicendo che sono sempre in prima fila, che trascinano la classe, che le maestre li fanno diventare troppo "protagonisti" (perché anche nello spettacolo non ci sono storie, fra la folla si distinguono). Ecco, io invece, che non ho un bambino leader sono ben contanta che sia affascinato da queste figure, che faccia anche un po' il fanalino di coda, perché ha le sue idee, la sua personalità, ma proprio essendo un maschio e quindi facilmente influenzabile dalle "cattive compagnie", se capisce che tra un deficiente e un accentratore carismatico è meglio il secondo, avrà tempo, modo e spazio di uscire anche lui col suo carattere più remissivo.
Paola io parto dalla mia personale esperienza.
Manu era una bambina che del leader aveva molto poco, però era una tranquilla che non si misurava ne sentiva particolari necessità di misurarsi, per cui ha combattuto le bullette (perché a lei sono capitate principalmente quelle) con un' arma inattaccabile: IL MENEFREGHISMO praticamente non offriva troppi spunti ed ha superato pacificamente tutte le bullette e qualche bulletto che le si paravano davanti.
Anna invece, penso, a causa del fatto che ero sempre lì a spalleggiarla (sai com'è l'ultima) non ha auto modo di interiorizzare i giusti meccanismi che l'avrebbero messa nella condizione di diventare FORTEZZA.
è questo che intendo dire, non lo sviluppare strategie di attacco, ma meccanismi di autodifesa.
perché penso che a far male non è tanto il gesto del bulletto di turno, ma l'effetto umiliante che produce alla persona bambino, che si auto-convincerà di essere debole e vulnerabile, che caso mai perderà anche di obbiettività nel dare agli episodi di bullismo il loro giusto valore.
forse questo punto non riesco a spiegarlo.
in ultima analisi lo scopo è insegnare al bambino che nessuno può nuocerti, perché hai dentro di te gli strumenti per elaborare nelle situazioni di attacchi di prevaricazione, la stupidità dell'attaccante.
perché purtroppo questi fenomeni minano l'autostima, il che secondo me alla fine, è il danno peggiore che producono, e l'intervento costante dell'adulto non la sviluppa di certo, visto che da solo non hai risolto il problema.
è questo ciò che ho visto in mia figlia, però chiaramente non va sottovalutato lo storico del bambino, visto che anche a casa Anna ha ricevuto tante premure che non hanno fatto si che si abituasse a superare i piccoli conflitti.

