Le cattive madri

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Lelia
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Post by Lelia »

Monica1970 wrote:A me sembrava che si facesse anche un distinguo tra chi "deve" lavorare per necessità e chi sceglie di tornare al lavoro anche se potrebbe permettersi di restare a casa.
No, non ho mai fatto questo distinguo. La madre di cui parlavo era la prima a dire "sono tornata al lavoro appena possibile perché con lui non ci volevo stare, e perché la mia carriera mi interessava di più". Punto. E specifico che all'epoca non era malata.
Cmq ammetto che quando si parla di neonati così piccoli io capisco davvero che si torni al lavoro solo per forti motivi economici, non per preferenza. Quando si parla di bambini più grandini il discorso è completamente diverso, ma lasciare un neonato di 3-4 mesi con la tata perché il lavoro è più importante (ripeto, senza alcun motivo economico) mi sembra abbastanza mostruoso.
Invece non penso affatto che si debba per forza diventare casalinghe quando si ha un figlio. Il lavoro, al di là del discorso economico, ha per me tutta una serie di valenze a livello personale e sociale. Infatti non penso che rinuncerei a lavorare se avessi figli, anche se mi piacerebbe stare a casa per i primi 2-3 anni, potendo. Ma se il lavoro diventa un alibi per non occuparsi dei propri figli, il discorso cambia radicalmente. Ripeto anche che la donna in questione non si limitava a lasciare il figlio quando doveva lavorare, ma lo lasciava palesemente il più possibile in mano di altre persone. Anche qui, la differenza mi pare palese. E non sto dicendo che non sia legittimo lasciare ogni tanto il bimbo per andare al cinema, sto dicendo che non trovo giusto che i momenti passati con i propri figli siano l'eccezione piuttosto che la norma.
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Chloe83

Post by Chloe83 »

Monica1970 wrote:A me sembrava che si facesse anche un distinguo tra chi "deve" lavorare per necessità e chi sceglie di tornare al lavoro anche se potrebbe permettersi di restare a casa.
Sì, io un distinguo lo faccio, lo dico chiaramente.
Non il distinguo che intendi tu però, non sto dicendo che chi lavora perchè le piace anche se potrebbe stare a casa è una cattiva madre.
Però.
Un conto è tornare a lavorare a fine maternità, perchè si DEVE.
Un conto è precipitarsi in ufficio (di nascosto, perchè in teoria per legge non si potrebbe lavorare) perchè a casa con un neonato ci si annoia.
Un conto è lavorare perchè si ritiene sia importante per la propria realizzazione e si cerca di conciliarlo con il proprio essere madri, un conto è quando la propria realizzazione (lavorativa, amorosa, filosofica, artistica o quel che è) schiaccia tutto il resto, compresi i bisogni dei figli, e ci si dedica primariamente a quella a discapito di tutto e tutti, e si è madri a tempo perso, quando anche il tempo perso non viene impiegato altrimenti.
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Cosetta
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Post by Cosetta »

Monica1970 wrote:A me sembrava che si facesse anche un distinguo tra chi "deve" lavorare per necessità e chi sceglie di tornare al lavoro anche se potrebbe permettersi di restare a casa.

No non credo si tratti di questo, credo si parli di casi (rari certo) in cui si sacrifica il benessere dei figli anche se non è necessario, per esempio rientri molto precoci perché "non resisti a stare a casa", ma non solo questo, tutto un insieme di atteggiamenti di tipo egoistico che passano un po' il segno, ovvero nel poco tempo che hai libero poi preferisci spesso far altro che dedicarlo ai figli ecc.
Anche io ho in mente un esempio di questo tipo, che non mi permettevo di giudicare finchè non ho avuto conferma direttamente dalla persona che si occupa della bambina tutto il tempo.
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