Rie wrote:Davvero Veronica?
Ma fammi capire... secondo te le mamme straniere che parlano italiano stanno avendo un'idea poco furba ai fini dell'apprendimento della lingua madre?
(non per polemica, eh, proprio per interesse, perché in piscina ho conosciuto una mamma appena venuta dal Cile e sta parlando italiano con la sua bimba anche se LEI fa un po' fatica).
si, Madda, in genere è una pessima idea.
La lingua del paese dove si vive (tecnicamente ML, Majority Language) viene appresa facilmente dai pari e dall'ambiente.
Se ci pensi, il bambino è esposto ogni giorno a centinaia di input e di fonti linguistiche diverse, TUTTE nella stessa lingua:
amici
scuola
gente per strada
negozianti
TV
radio
giornaletti e libri
cartelli stradali
ecc ecc ecc
La lingua minoritaria (ml, minority language) su quante fonti di input può contare?
Genitore/genitori
Radio
Libri in n. per forza minore di quelli della ML
Raramente tv
A volte qualche amico e parente
È pochissimo.
Ed è sempre una strada in salita.
Calcola che, per ottenere un bilinguismo bilanciato, secondo vari studi almeno un terzo dell'input giornaliero/settimanale deve essere nella lingua minoritaria.
Senza contare che comunicare con il proprio figlio in una lingua che non si conosce al 100% non è per niente facile, soprattutto quando il bambino si fa ragazzo (è il motivo per cui io ho smesso, era davvero troppa fatica man mano che i discorsi si facevano più complessi)
E se crescendo il ragazzo parla quasi solo la lingua del posto, con cui i genitori non si sentono a proprio agio e non riescono a comunicare al 100% l'adolscenza si fa ancora più difficile.