Arginare l'irruenza

Parliamo dei nostri bambini dai 6 a 12 anni

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Roxy
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Post by Roxy »

val3nt1na wrote:tra l'altro a questo proposito,nel periodo di iscrizioni alla primaria fanno terrorismo psicologico per convincere i genitori a lasciarli a scuola più ore possibile. noi a malapena digeriamo un pomeriggio (proprio per tutelare i momenti di noia come momento creativo),invece ne caldeggiano addirittura 3 per il motivo che:

"se contate le ore di 2 pomeriggi saltati ogni anno, vostro figlio è come se perdesse un anno di scuola in tutto il ciclo scolastico"

:occhiodibue:

il punto è che c'è gente che ci crede.
e la tutela dell'infanzia?

p.s. non entro nel merito di chi ha bisogno per motivi lavorativi di lasciare il figlio al pomeriggio,in quel caso il discorso non vale.

Guarda Valentina,
non posso che essere d'accordo.
Mio figlio ha fatto tutte le elementari a tempo pieno, quindi 5 giorni su 5 dalle 8.00 alle 16.00
Praticamente una giornata di lavoro. Sì perchè il pomeriggio si lavorava eh ... ma ... matematica, inglese ... mica pizza e fichi.
Adesso che va alle Medie e fa solo qualche rientro ogni tanto ... respira.
"Eppure" - mi dice - "sai cosa ti dico mamma? Le Medie son più facili"

Ti credo, prima andava a lavorare in miniera.
E guai se come genitore ti andavi a lamentare. Ti dicevano "scusi, ma poi alle Medie come farà?"
Ma lascia che lo vediamo alle Medie, scusa.
Allora secondo loro per non traumatizzare il ragazzino di 11 anni delle medie, va bene traumatizzarlo a 8 anni?
ROSSANA
Mamma di Samuele

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L'esperienza non è ciò che succede ad un uomo. E' ciò che un uomo fa con ciò che gli succede (Huxley)
lolla

Post by lolla »

Forse sto vivendo questa storia in modo troppo tragico.Lo dico perche' fa parte del mio modo di essere,mi impanico sempre troppo per tutte le difficoltà della vita,anche le piu' banali.Mi sento sempre in colpa nei confronrti di mio figlio,ho sempre paura di farlo soffrire e davvero vederlo che piange perche' lo lascio all'asilo o capire che non e' sereno mi manda nel pallone.Mi faccio un sacco di film,penso che forse ha dei problemi,che magari e' iperattivo e subito me ne sento responsabile.Quando e' nato ho sofferto di dpp e ancora adesso,dopo tre anni,non riesco a farmene una ragione.E poi,il mio carattere cosi' ansioso e tutti che mi dicono "che lui lo sente" e io che mi sento morire perche' non so proprio cosa farci,mica mi posso trasformare.Faccio psicoterapia,cerco di migliorarmi ma non e' mica facile.Insomma io vorrei il meglio per lui ma spesso penso di essere proprio io il suo problema.
Scusate lo sfogo,sono andata o.t. ma se non ne parlo scoppio.
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kia
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Post by kia »

Lupina wrote:La cosa che mi fa dispiacere è che comunque il fatto che uno sia anticonformista e che tenda a trovare soluzioni personali e non imposte da terzi ai problemi della vita quotidiana, non sia visto come valore aggiunto alla persona ma come disvalore.
Allora, come giustamente dice Polly, non è meglio perdere tempo a spiegare nel dettaglio la differenza della vita scolastica da quella familiare? COn un treenne è una fatica, lui capisce perfettamente che l'asilo è la Casa della Regola mentre l'ambiente familiare lo è ma in misura molto minore, ma non è in grado di differenziare i comportamenti, perchè per fortuna i bambini non sanno simulare modi di essere differenti da quelli che sono in realtà.
Però ecco, lo vedo come un mondo ingiusto.

Tanto per farti capire, stamani il Nano si è preparato un toast da solo, direi che è stato pure bravo. Ha insozzato di briciole l'universo mondo, ma alla fine ha ottenuto un risultato soddisfacente.
Ragionando come genitore che valorizza l'iniziativa personale, l'ho lodato.
Ragionando come genitore-istituzione, avrei dovuto cazziarlo per il casino che ha fatto, e per il fatto che il tostapane è potenzialmente pericoloso.
vedi il mondo quanto è ingiusto?
guarda io ti prendo l'esempio del toast per esprimenti il mio pensiero: chi se ne frega se ha insozzato, è da lodare per quel che ha fatto. La pericolosità del tostapane: l'importante è avergli detto come può essere pericoloso (guarda che brucia) e vigilarlo mentre lo usa, pronta ad intervenire se necessario (che poi, dico io, a meno che l'ustione non sia grave, anche se lì per lì sente il bruciore non rischia la vita,no? stai sicura che la volta dopo ci presta più attenzione).

Io credo che la sperimentazione sia giusta e che l'unica regola da far rispettare è quella che gli impedisce di farsi molto male o peggio. Questo per quanto riguarda casa.

Credo, però, anche che un bambino debba gradualmente imparare che ciò che si può fare varia anche da situazione a situazione. Io a leo spesso dico "questo lo puoi fare se siamo a casa nostra ma non è giusto farlo a casa di altri o in luoghi pubblici perché potrebbe dare fastidio ad altre persone", soprattutto se si tratta di cose rumorose o comunque dove si sporca o altro.

Questo perché credo fermamente che così come è giusto che ognuno sia libero dentro la propria casa, non sia giusto invece che in altri ambienti gli altri debbano "subire" alcuni atteggiamenti che potrebbero fare danni o comunque creare disagio agli altri.

Posso fare l'esempio delle scorribande tra i tavoli al ristorante piuttosto che i salti sul divano con le scarpe a casa di amici.

A leo cerco di insegnare che ogni posto ha le sue regole e che, in molti casi, occorre avere rispetto. La scuola è uno di questi posti, per cui tendenzialmente dico a leonardo che se anche a casa è libero di prendersi qualsiasi cosa anche senza chiedere il permesso o può alzarsi da tavola quando lo desidera, a scuola deve chiedere alle maestre e rispettare le loro decisioni. Almeno in linea di massima.

Se poi ci sono cose che proprio non vuole fare e la maestra gli impone di fare, gli dico di dirlo a me, così poi io decido se è il caso di intervenire oppure no (per esempio, non sopporterei che lo obbligassero a mangiare tutto se non ha più fame, perché è una forzatura).

Onestamente con leo questo metodo ha avuto successo, anche perché contrariamente a Jacopo leo è piuttosto tranquillo e riflessivo e non particolarmente intraprendente. Vedo però che a casa si comporta in un modo e fuori rispetta regole che a casa non rispetta semplicemente perché non gli vengono imposte.

Trovo però importante che i bambini colgano la differenza tra l'ambiente familiare e l'esterno. Ora non dico che a tre/quattro anni si possa pretendere che abbiano chiare le differenze e quindi si comportino di conseguenza ma si può secondo me cominciare a lavorarci su.
"Rinnegare le proprie esperienze significa mettere una menzogna sulle labbra della vita" (Oscar Wilde - De Profundis)

Ho un cervello, so sillabare. Aderisco alla campagna per eliminare il linguaggio da sms dal Forum

Un solo raggio di sole può rischiarare centinaia di ombre



Dammi il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare; la forza per accettare le cose che non posso cambiare; la saggezza per capire quali sono le une e quali le altre
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