non lo so, io parto dal presupposto che la realtà in quanto tale non esista se non come negoziazione di significati. cioè: non esistono dati oggettivi in quanto tali se parliamo di cose umane, relazioni etc.. ognuno di noi partecipa alla costruzione della "realtà" attraverso il proprio personalissimo modo di vedere e vivere la cosa quindi la narrazione diventa parte della realtà stessa. Ma mio fratello potrebbe parlartio di questa storia da un'altra prospettiva e raccontare del senso di esclusione vissuto da parte del padre a causa della prsenza forte di sua madre(che poraccia magari voleva solo compensare..) e mia sorella potrebbe narrare dell'ingiustizia subita con i continui paragoni fatti con me..per esempio..Gwen wrote:eh ma come potrebbe essere diversa?
Secondo me ci sono dati oggettivi in certe situazioni, perchè di fatto l'aiuto da una parte c'è e dall'altro no (parlo in generale).
Comunque è proprio la persona che sta zitta e si rimbocca le maniche a rimetterci, chi invece si lamenta pur sperperando è il "poverino" della situazione.
io la vedo come una questione di prospettiva e di giustizia relativissima. in special modo trattando di questioni esterne a noi di cui abbiamo solo dati parziali e una visione riportata da una parte in causa
c'è sicuramente anche questo...ma non so quanto consapevolmente. e poi c'è da dire che entrano in gioco anche i figli e il loro atteggiamento., la loro reazione a sto punto perchè si tratta sempre di qualcosa di "costruito" insieme o per lo meno di mantenuto tale nel tempoCos73 wrote: e anzi, vado oltre: penso che spesso sia proprio un modo per tenerli legati i figli (e al contrario un modo per "punire" l'indipendenza dell'altro).
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quasi quasi potremmo cambiare il titolo in "quando un genitore diventa indipendente"?? :cisssss:


