che delusione....

Per parlare dei più piccoli, da 0 a 5 anni
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Solange
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Post by Solange »

rufy wrote: Sugli studi, no, mio padre ci ha "abbastaza" costretti nelle nostre scelte (e devo confessare che gli sono sinceramente grata per averni indirizzato con fermezza, sara' stata solo fortuna, non lo so)
Teresa, per me hai solo avuto fortuna. Perche' anche io sono stata "indirizzata" nei miei studi e ne sono completamente infelice ancora adesso pur essendo sempre stata una studentessa piuttosto diligente. D'altra parte Mirko con genitori "ignoranti" ha fatto le sue scelte ed e' una persona con una cultura di molto superiore alla mia che pure sono cresciuta con un padre filosofo (mancato ma l'animo e' quello) e che ha scelto gli studi e ancora adesso dopo 15 anni va a lavorare felice come un bambino il primo giorno di scuola perche' ha fatto quello che sentiva di voler fare.

Di contro il mio amore per il rugby che FORSE sarebbe durato o forse no e' stato stroncato sul nascere. Dopo due anni in squadra mista e una passione nel cuore (che ho tuttora) mi e' stata negata la possibilita' di iscrivermi ad una squadra femminile perche' avrebbe significato accompagnarmi in citta' 4 volte a settimane e i miei non ne avevano la voglia/il tempo.
rufy wrote:insomma lo hanno sempre assecondato, ma guardato con sospetto
Io stessa trovo inconcepibile che lo paghino per far vibrare cosi' rumorosamente un bonghetto o uno jambe'
pero', per dire, lui soffre del fatto di essere nato in una famiglia che non apprezza (anzi deride, a dire il vero) la sua arte.

Cioe', per dire, che pur assecondandolo (gli hanno pagato lezioni e strumenti)
se uno non ci crede, non ci crede.
Cioe', qui mi e' venuto un po' l'ovosodo.
Sara' che io ho mio fratello che e' un incompreso malato di automobilite. E ci soffre perche' per quanto non e' deriso sicuramente la sua passione non viene valutata. Il fatto che lui ci soffra significa che la sua autostima non potra' mai essere veramente al massimo perche' ci sara' sempre una voce dentro di lui che gli dice che in fondo il suo non e' un lavoro "serio". Lui sara' sempre quello che "vale" un pelo meno di me perche' io ho il culo su una sedia dietro ad una scrivania mentre lui e' quello che lavora quando lo chiamano ed e'e sempre in giro per l'Italia.

Il non credere in una sua passione per me e' un volersi porre un gradino piu' in alto, uno stare li' pronti a pronunciare il famoso "Te l'avevo detto" se le cose vanno male. Mi mette un po' di tristezza.
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[CENTER]www.mammedicorsa.blogspot.com
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[CENTER]Throw away your scale. Why should a number determine how you feel about yourself on any given day? And besides, scales are appropriate for fish, not women.
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Teresa
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Post by Teresa »

Solange non capisco sinceramente perche' a me e' solo fortuna e la tua non possa essere "solo sfortuna"

davvero, lo dico senza polemica, come non capisco (oggi so de coccio!)
cosa sia l'ovosodo...

pero', riprendendo il ragionamento, io probabilmente ho una visione dell'esistenza piu' pragmatica, piu' ignorante, piu' terra terra.

Probabilmente e' tutta li la questione.
Io non credo assolutamente che a 13 anni un ragazzo possa essere in grado di mettere sul dado la sua esistenza (riprendo una frase di boccadoro)
e quindi credo che in parte sia dovere di un genitore guidarlo con coscienza.

io volevo fare la ragioneria.
Mio padre mi iscrisse allo scientifico

Io volevo fare lettere
Mio padre mi indirizzo' verso la facolta' di Ingegneria.

Saro' stata fortunata io, sara' stato lungimirante lui, ci e' andata di culo, come e' andata di culo ai miei due fratelli.

Ora, veniamo, all'ovo sodo.
Mio fratello ama le percussioni.
Ad otto anni gli comprarono una batteria della yamaha che costava due milioni di lire
E, credimi, erano soldi anche per noi.

Ancora ricordo che io e mio fratello il grande montammo una notte tutta la batteria nel garage per fare la sorpresa ad Alessandro (giuro lo scrivo e ho i brividi).

Alessandro entro' nel garage e....

MAGIA
fece vibrare quelle membrane e produsse SUONO, occhei, Musica.

E cosi' e' cresciuto lui, la sua passione e l'appoggio dei miei nel comprare poi strumenti migliori, piu' fighi e via dicendo.
Chiaramante quando si e' trattato di scegliere gli studi lui voleva andare non so dove, mio padre si e' mostrato contrariato e lo ha in qualche modo indirizzato verso la facolta' di ingegneria.

Sara' stato fortunato anche lui, non lo so, pero' ora nei week end suona, gli danno anche bei soldi per far vibrare sti bonghetti ma nel frattempo ha un futuro anche come ingegnere, con qualche sogno in meno e qualche soldino in tasca in piu'.

So di prestare il fianco all'attacco dei sognatori.
So di prestare il fianco con i miei ragionamenti ai teorici della felicita'.
So perfettamente che tutto questo ha il sapore gravitazionale del terreno, del chi si contenta gode cosi' cosi', fatto sta che la realizzazione di un individuo passa attraverso molti compromessi e molti sacrifici.

Fortunato e' anche colui che su questi compromessi disegna la sua felicita'.
Noi, in qualche modo, ce la siamo disegnata cosi'.
Carla 4/12/03
Mena 2/05/06

"Abbiamo messo i bambini in compezione tra loro senza dargli alcuna forza interiore. Abbiamo arricciato i loro capelli e distorto le loro menti. Li abbiamo educati, ma non abbiamo dato loro saggezza."
Tonkahaska
Rossana

Post by Rossana »

Teresa, sto scrivendo sotto l'effetto delle percussioni di tuo fratello,
che mi martellano nelle orecchie, perciò perdona gli eventuali errori. :D
(è bravo!)

Volevo intervenire prima ma vedendo il tuo ringraziamento per la forzatura al pianoforte, ho lasciato perdere.
Però ti riporto un episodio che fa parte della mia adolescenza.
Al piano di sopra dell'alloggio in cui vivevamo,
abitava una famiglia composta da un padre-padrone, una moglie e due piccoli (schiavi). Schiavi lo dico sorridendo, perchè erano due tenerissimi bambini.
Il padre aveva deciso che per il bene dei bambini del condominio
si DOVESSE fare ginnastica, e soprattutto corsa,
ogni pomeriggio della settimana, sotto la sua supervisione (lui correva per diletto, tutti i santi giorni, arrivando stanco come un mulo ma estremamente orgoglioso di sè).
Io mi rintanavo in garage, nelle ortensie, scappavo nelle cantine, non rispondevo al suonare impaziente del campanello (era sempre lui che non ammetteva ritardi),
pur di dare forfait al suo cazzo di ordine.
E tu puoi dirmi "ti avrebbe fatto bene, oggi saresti più magra!"
MA questo modo di fare mi ha sempre dato un fastidio enorme,
TANTO PIU' che obbligava sua figlia a suonare il pianoforte per tre ore ogni giorno.
Per quanto io ami la musica, e fosse anche rilassante sentire ogni giorno la stessa cantilena per tre ore,
io avevo anche pena per questa bambina obbligata ad imparare a suonare il piano
(e lo suonava bene!),
perchè ci parlavo, e lei mi diceva che non ne poteva più, che lo trovava faticoso,
e noioso! e non aveva più voglia, ma non c'era modo di far ragionare il padre.

Ebbene,
questa bimbetta ora è una giovane neo sposa che non sente la mancanza del pianoforte, nè io della corsa (semmai concedo uno slancio di interesse negli ultimi giorni, per MIA iniziativa) ;)
Ma non è solo questo che volevo dirti.
I miei genitori hanno scelto per me un indirizzamento sistematico per quasi qualsiasi cosa.
Non so se lo hanno fatto per il mio bene, o forse solo per necessità, o comodità.
Hanno scelto una scuola che sapevano io avrei odiato,
perchè volevano portassi a casa un diploma, anzichè una speranza futura di frequentare l'università (che non avrebbero potuto permettermi, a sentir loro).
Ebbene,
io quella scuola l'ho mollata dopo due anni.
Rimpiango tuttora di non aver fatto una scuola giusta,
perchè di fronte al bivio "stai a casa a guardare nonna che sta male o continui quella scuola" io ho scelto la prima,
per scappare dall'amarezza, per infilarmi in un'altra (diversa).

Di una cosa devo però ringraziare gli obblighi dei miei:
dell'educazione che ci hanno dato, a cui non potevamo e non dovevamo assolutamente ribellarci, e di cui SONO FIERA,
e dei libri che ci hanno sempre lasciato in bagno, sulla mensolina dove di solito uno legge una rivistina per lo stimolo.
Io ho sempre letto libri di medicina, e grandi classici (insieme a piccole divagazioni letterarie),
perchè per fortuna, i miei sentivano la necessità di formarci in un certo modo.
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