Per dare una visione un pò più completa del pensiero della Finzi riporto altri due passaggi significativi.
Ce ne sarebbe poi uno ancora più "forte" sul divieto dei bambini intorno ai tre anni, se vi interessa possiamo trattarlo e discuterlo in un altro post.
"La cosa migliore è che il bambino dorma subito non solo nel suo lettino, ma nella sua stanza, se è possibile: e questo dal primo giorno, quando arriva a casa dalla clinica. Se si vive in un appartamento piccolo, dove non c'è una cameretta tutta per lui, è bene creare comunque una separazione fra l'ambiente in cui dormono i genitori e quello del bambino. Lo si può fare mettendo un paravento fra il letto e la culla. Oppure sistemando il piccolo appena fuori dalla camera dei genitori, in uno spazio riparato, da trasformare in una sua nicchia.
Già appena nato è importante che ogni bambino abbia uno spazio per sé, nella famiglia: prima di tutto come persona, nella mente dei genitori, che ne riconoscano l'unicità, l'individualità. Un riconoscimento che trova una conferma concreta nello spazio fisico che si ritaglia per lui nell'ambiente familiare: un luogo separato che lo aiuti ad elaborare a poco a poco la sua autonomia dalla coppia.
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Le eccezioni alla regola.
Come ogni regola, anche questa ha le sue eccezioni: purchè naturalmente l'eccezione non diventi la regola. A volte è bene avere un po' più di tolleranza, di flessibilità di fronte alle richieste dei bambini.
Nulla vieta che, in casi particolari, lo si porti con sé, nel lettone, per farlo addormentare, riportandolo poi nel suo lettino. Si evita così di condividere, insieme al sonno, anche un'intimità che non và condivisa. E nello stesso tempo si dà modo al bambino di sentirsi rassicurato, protetto, quando in momenti particolarmente difficili della sua crescita, si fa più forte il bisogno della vicinanza dei genitori, per potersi addormentare tranquillo.
In alcune fasi dello sviluppo infantile, il bambino sembra ritornare piccino, in balia di angoscie difficili da contenere, che gli rendono più penoso il distacco serale e più drammatico il risveglio notturno.
Allora il letto dei genitori può rappresentare quel “contenimento fisico” di cui ha bisogno nel momento critico del passaggio dalla veglia al sonno. Questo bisogno emerge anche di fronte a cambiamenti improvvisi che, contrastando la natura fondamentalmente abitudinaria del bambino, incrinano la sicurezza che trae dalla ripetitività degli eventi quotidiani.
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Ma se è sempre meglio evitare di dormire insieme, tutta la notte, nel lettone, di giorno invece le cose cambiano. Il corpo non è più così abbandonato come nel sonno: c'è più controllo, più consapevolezza da parte dei genitori. E allora stare insieme nel letto coniugale, magari la domenica mattina, quando c'è più tempo per indugiare dopo il risveglio, può essere un momento di gioia, di allegria, di piacere condiviso: una festa per tutti, dopo una settimana di lavoro che spesso porta ciascuno per strade diverse"
LETTONE SI, LETTONE NO
- Cosetta
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- Joined: Mon Jul 22, 2013 4:13 pm
Io giuro non capisco di cosa parla. Di che tipo di "abbandono" che potrebbe essere così nocivo, ad ogni modo son sicura che nel nostro caso non esista!!!
Mi viene in mente una notizia di qualche giorno fa: padre processato per "attenzioni" notturne verso la figlia di 9 anni che dormiva accanto a lui, e assolto perchè considerato appunto non consapevole di quel che faceva perchè aveva agito nel sonno.
Ecco ma se Luca avesse (dioloscampi!) sto genere di atteggiamenti notturni io me ne accorgerei immediatamente... tanto per cominciae non li ha con me (quando dorme dorme, anzi spesso si gura dall'altra parte e abbraccia sto cazzo di cuscino ah ah), ma comunque se ci son contatti notturni sono semmai affettuosi e, se d'altro tipo, sempre in semiveglia, cioè io son sicura che lui è cosciente di quello che fa.
Insomma questo "abbandono" può riguardare una piccola percentuale di persone e forse può anche giustificare la rigidità di questa psicologa sull'argomento non so. Io son cerca che nel nostro caso il problema non esiste e comunque vorrei capire se quelli che usano come scusa "l'abbandono" sotto sotto lo fanno perchè, ahinoi, vorrebbero farlo.. cioè io dubito che non ci sia proprio responsabilità.
Mi viene in mente una notizia di qualche giorno fa: padre processato per "attenzioni" notturne verso la figlia di 9 anni che dormiva accanto a lui, e assolto perchè considerato appunto non consapevole di quel che faceva perchè aveva agito nel sonno.
Ecco ma se Luca avesse (dioloscampi!) sto genere di atteggiamenti notturni io me ne accorgerei immediatamente... tanto per cominciae non li ha con me (quando dorme dorme, anzi spesso si gura dall'altra parte e abbraccia sto cazzo di cuscino ah ah), ma comunque se ci son contatti notturni sono semmai affettuosi e, se d'altro tipo, sempre in semiveglia, cioè io son sicura che lui è cosciente di quello che fa.
Insomma questo "abbandono" può riguardare una piccola percentuale di persone e forse può anche giustificare la rigidità di questa psicologa sull'argomento non so. Io son cerca che nel nostro caso il problema non esiste e comunque vorrei capire se quelli che usano come scusa "l'abbandono" sotto sotto lo fanno perchè, ahinoi, vorrebbero farlo.. cioè io dubito che non ci sia proprio responsabilità.
- Bibi
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- Joined: Sat Feb 11, 2006 12:01 pm
A me sta Finzi m'inquieta :ehhh:
"Chi non ha mai commesso un errore non ha mai tentato qualcosa di nuovo" (Albert Einstein)
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