ho letto tutta la delicatissima discussione, e devo dire che avevo difficoltà nello schierarmi con convinzione con l'una piuttosto che con l'altra posizione, ma poi ho letto Clhoe e non poteva esprimere meglio quello che è anche il mio pensiero.Chloe83 wrote:(sarò buona, lo prometto).
Dico la mia: non mi riesce considerare una blastocisti un grumo di cellule, non perchè le attribuisca "un'anima" o una sensibilità al dolore, ma perchè la vedo in potenza di quello che può diventare. Il fatto che quelle utilizzate per la ricerca siano blastocisti create da donatori non diminuisce per me il loro valore rispetto a quelle che si formano in utero (ed è ovvio che io la pensi così, è noto che sono favorevole alla pma in qualunque forma). Una blasto senza utero non è niente, è vero, ma a dirla semplice "un utero adottivo per una blasto si trova sempre", dunque l'assenza di utero non la vedo come condizione assoluta, ma volontaria: si sceglie di non destinare una blasto a un utero.
Detto questo, tutto ciò, nonostante mi permanga un disagio di fondo, è innegabile che le staminali embrionali abbiano potenzialità che quelle adulte o quelle del cordone non hanno, ed è innegabile, per me, che tra due mali si debba scegliere il minore.
Negare la vita a una blastocisti, per quanto brutto, per me è meno brutto di negare la (possibilità di) guarigione a persone malate.
insomma, anche io provo un intimo malessere nel pensare alla "sperimentazione" su quello che non riesco proprio a considerare un mero ammasso di cellule, che al di fuori di un utero non sarebbero "nulla".
Onestamente Mirko - non te le prendere, anche perché magari sto dicndo un enorme idiozia -, forse l'essere donna ed aver vissuto già una gravidanza, l'essermi svegliata ogni mattina ed addormentata ogni sera accarennzando la pancia e sentendo la "vita" crescere dentro di (e questo già dall'immediato e prima ancora che un eco me lo avesse mostrato), mi porta a percezioni più emotive e sensibili che poco hanno a che fare con l'ideologia religiosa.
Però.....però, proprio la mia sensibilità di mamma non può e non riuesce a rimanere imperturbabile al pensiero di quanti, adulti e SOPRATTUTTO bambini soffrono, trascorrendo le loro giornate avvinti dall'estrema e (forse) realizzabile speranza di poter guarire.
Anche io, seppur con travaglio interiore, prendo posizione per il "male minore".







