le nuove forme di EMIGRAZIONE
Moderator: Paola
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kikkacdc
Io condivido la seconda corrente visto che la prima non dovrebbe essere una scelta obbligata ma volontaria. Io ho una sorella 22enne che si è laureata in lingue ed ora farà la specializzazione di 2 anni, anche lei ha detto che se trova un buon lavoro all'estero parte senza pensarci perchè qui in Italia la situazione fa schifo. E a me questo dispiacerebbe da morire!
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MariannaMJ
mi hai fatto venire in mente quando a L'Aia durante una riunione alle 17 si cominciarono ad agitare i "padroni di casa", facendoci capire che bisogna chiudere perchè la giornata lavorativa è finita.girasole75 wrote:Purtroppo una buona fetta del mondo degli uffici è legata al presenzialismo.
Lavorare è incentrato sul far vedere che stai in ufficio, sul far vedere che rimani oltre l'orario di lavoro. Credo che per molti il fatto di viaggiare, di raccontare che giri tutta l'Italia come una trottola o che vai all'estero, che lavori anche il sabato perché non sei riuscito a finire durante la settimana (spesso nel mio lavoro per mancanza di organizzazione) è visto come mali accettabili e in un certo senso apprezzabili, piuttosto che come grosso spreco di tempo. C' è molto melodramma e poco spazio per l'innovazione e la formazione.
ed uno dei "banchieri" seduto vicino a me mi dice "devo proprio scappare perchè devo andare a prendere i bimbi a scuola".
all'epoca neanche pensavo che sarei diventata mamma. ma la prima cosa che mi venne in mente fu che in Italia neanche una mamma supermanager si sarebbe permessa di dire una frase del genere in scioltezza in una riunione con ospiti esterni.
anzi no, la mamma supermanager forse non ci va neanche a prendere i bimbi. mentre la mamma dipendente non si azzarderebbe a dirlo. piuttosto uscirebbe dalla stanza e chiamerebbe silenziosamente col cellulare marito babysitter nonni o nido per organizzarsi, col patema di non farcela.
che tristezza.
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MariannaMJ
ecco vedi, questa rientrerebbe in quella che chiamo io sfumatura della prima scelta.kikkacdc wrote:Io condivido la seconda corrente visto che la prima non dovrebbe essere una scelta obbligata ma volontaria. Io ho una sorella 22enne che si è laureata in lingue ed ora farà la specializzazione di 2 anni, anche lei ha detto che se trova un buon lavoro all'estero parte senza pensarci perchè qui in Italia la situazione fa schifo. E a me questo dispiacerebbe da morire!
perchè se io mi laureassi in lingue sentirei il bisogno impellente o obbligatorio di andarmene, sempre con un orizzonte temporale a termine. altrimenti mi sentirei di aver studiato quasi a metà (con tutto il rispetto per la laurea eh)