Premesso che ti quoto solo per prendere spunto, non per contrariarti, io ho fatto il bitest e la TN, e in base a quello ho deciso se fare l'amniocentesi o meno, però non sarei riuscita a non fare proprio niente e ad affidarmi al destino, fosse altro perchè se fosse uscito qualche problema o qualche probabilità (volendo vitare gli esami invasivi) io avrei voluto saperlo, per trovarmi di fronte ad una situazione improvvisa e non sapendo come reagire perchè senza il tempo di metabollizzarla e per prepararmi eventualmente alla nascita con delle accortezze in più.Lella wrote: Io non ho voluto far nessuna indagine per tutte e due le gravidanze, credo perchè non volessi trovarmi nella decisione di dover decidere se far nascere o no l'eventuale bambino malato, insomma mi sono affidata al destino)
devo dire però senza troppo timore, nel senso che mi sentivo che sarebbe andato tutto bene, non so se fossi stata più timorosa magari avrei proceduto all'indagine, almeno per essere preparata.
Esami prenatali, una riflessione
Moderator: Paola
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Gwen
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MAMMANANCY
Quando aspettavo Sara lessi molto sull'argomento e mi diedi una risposta avrei fatto l'amnio solo se, per quanto difficle, ero pronta a prendere quella decisione in caso contrario preferivo non sapere e vivere i 9 mesi normalmente. Oggi che c'è Sara e sono più vecchia onestamente ci penso molto e so che quella forza non l'avrei mai, o, anche avendola, non mi perdonerei mai quella scelta, del resto non vorrei mai dare a Sara questo peso, che per quanto amorevole e pur sempre un peso, penso quindi che se farò il secondo parlerò con il mio medico e opterò per la villocentesi.
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Teresa
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- Joined: Fri Dec 15, 2006 8:25 pm
Da che sono madre molte volte ho pensato a questa cosa e molte volte ho trovato dentro di me risposte molto diverse.
Diversissime.
Quando ero incinta di Carla scrivevo un diario.
Ogni giorno la salutavo dicendo "cresci sano amore mio".
Poi, mi sono resa conto che questa cosa era terribile.
In maniera insidiosa stavo caricando mio figlio/a del peso insostenibile del dover essere sano per me.
Mentre io volevo fosse sano per se stesso.
un circolo assurdo di pesi, di gravita', di condizionamenti, di vincoli.
Di assensa totale di liberta' d'essere.
E non l'ho scritto piu'.
Ho scritto solo "vieni al mondo, amore mio".
Non posso fare a meno di pensare che siamo piu artefici che vittime di un condizionamento assurdo.
L'handicap, l'anomalia genetica, e' tanto piu' INCOMPATIBILE con la vita quanto piu' noi ci ostiniamo a ritenere che vivere sia essere "perfetti".
Lo dico qui, ma lo dico a me stessa perche' e' un pensiero in cui mi perdo spesso.
Spessissimo.
A volte penso, sensa retorica, che i genitori di figli diversamente abili conoscano forme d'amore a noi sconosciute.
E che sulla carta ci chiediamo se sia giusto dare ad un fratello la responsabilita' a vita dell'handicap di un altro.
Mai ci interroghiamo sul contrario.
Se sia giusto o meno privarlo di un'occasione immensa di un amore diverso.
Un amore che non si misura con eredita', giochi da condividere, biciclette da rubare, maglie da scambiare.
Fidanzate da negare.
E non lo scrivo per insegnare qualcosa a qualcuno.
Lo scrivo per chiederlo anche a me.
Lo scrivo per interrogarmi su questa possibilita'.
Ma un pizzico di disincanto ce l'ho anche io e amaramente mi nego una risposta che dentro di me ho.
Diversissime.
Quando ero incinta di Carla scrivevo un diario.
Ogni giorno la salutavo dicendo "cresci sano amore mio".
Poi, mi sono resa conto che questa cosa era terribile.
In maniera insidiosa stavo caricando mio figlio/a del peso insostenibile del dover essere sano per me.
Mentre io volevo fosse sano per se stesso.
un circolo assurdo di pesi, di gravita', di condizionamenti, di vincoli.
Di assensa totale di liberta' d'essere.
E non l'ho scritto piu'.
Ho scritto solo "vieni al mondo, amore mio".
Non posso fare a meno di pensare che siamo piu artefici che vittime di un condizionamento assurdo.
L'handicap, l'anomalia genetica, e' tanto piu' INCOMPATIBILE con la vita quanto piu' noi ci ostiniamo a ritenere che vivere sia essere "perfetti".
Lo dico qui, ma lo dico a me stessa perche' e' un pensiero in cui mi perdo spesso.
Spessissimo.
A volte penso, sensa retorica, che i genitori di figli diversamente abili conoscano forme d'amore a noi sconosciute.
E che sulla carta ci chiediamo se sia giusto dare ad un fratello la responsabilita' a vita dell'handicap di un altro.
Mai ci interroghiamo sul contrario.
Se sia giusto o meno privarlo di un'occasione immensa di un amore diverso.
Un amore che non si misura con eredita', giochi da condividere, biciclette da rubare, maglie da scambiare.
Fidanzate da negare.
E non lo scrivo per insegnare qualcosa a qualcuno.
Lo scrivo per chiederlo anche a me.
Lo scrivo per interrogarmi su questa possibilita'.
Ma un pizzico di disincanto ce l'ho anche io e amaramente mi nego una risposta che dentro di me ho.
Carla 4/12/03
Mena 2/05/06
"Abbiamo messo i bambini in compezione tra loro senza dargli alcuna forza interiore. Abbiamo arricciato i loro capelli e distorto le loro menti. Li abbiamo educati, ma non abbiamo dato loro saggezza."
Tonkahaska
Mena 2/05/06
"Abbiamo messo i bambini in compezione tra loro senza dargli alcuna forza interiore. Abbiamo arricciato i loro capelli e distorto le loro menti. Li abbiamo educati, ma non abbiamo dato loro saggezza."
Tonkahaska