Esami prenatali, una riflessione

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Moderator: Paola

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Solange
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Post by Solange »

Luvetta wrote:Sai che è proprio in base a questo ragionamento che ho fatto l'amnio per David?

... e poi è Gabriel, quello con dei problemi.
Non è a volte irritante, lo strano sense of humor del destino?
già. proprio uno humor del cazzo.
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Post by Solange »

Lelia wrote:Parlo da zia di un bambino audioleso. Francesco è il primogenito di mia sorella, ed ha una sorella di due anni più piccola, Chiara.
Quando è nata Chiara, ancora non era stata ben valutata la portata del problema di Francesco. Si sapeva cmq che non era completamente sordo, quindi era plausibile che arrivasse ad essere completamente autonomo o quasi.
Ma il punto, per mia sorella, era: metto cmq al mondo un secondo figlio, sapevo che almeno per diversi anni il grosso della mia attenzione dovrà andare a Francesco, che ha bisogno di essere seguito TANTO per poter imparare a parlare bene e a gestire tutto quello che il suo handicap comporta? Hanno deciso di mettere in cantiere la seconda.

Io l'ho visto che a Chiara è stato chiesto tanto subito. Francesco aveva bisogno di tanta attenzione individuale, e questa attenzione inevitabilmente è stata tolta a sua sorella.
Lei è una bambina incredibilmente solare e di ottimo carattere, forse anche per il fatto che alla fin fine su tante cose ha dovuto imparare ad arrangiarsi (non è che sia stata trascurata eh, ma Francesco per vari anni ha catalizzato le attenzioni di tutti).

Io credo che per Francesco sia stata un'ottima cosa non rimanere figlio unico, e posso dire Chiara adora suo fratello.
Oggi si sa che la sordità di Francesco è relativamente lieve, e con gli apparecchi acustici lui fa una vita normalissima. Ma a sua sorella è stato chiesto di fare dei sacrifici, e tuttora io a volte mi chiedo se sia stato giusto.

Attraverso i miei nipoti, io ho visto quanto si chiede al fratello di un bambino con handicap. Già del caso di un handicap lieve come quello di mio nipote, a sua sorella è stato chiesto tanto ("tanto" per quello che si può chiedere ad una bambinna piccola). Facendo le debite proporzioni, al fratello di un bambino Down quanto viene chiesto? Al di là dell'eventuale responsabilità di prendersi cura del fratello disabile quando i genitori non ci saranno più, quanto viene chiesto al fratello sano durante l'infanzia e l'adolescenza? Io mi chiedo questo, e la risposta ovviamente non ce l'ho.

(Sì lo so, non c'entra nulla col tema del topic, che ci posso fare, io c'ho l'ot-taggine congenita :occhiodibue: )
questa situazione l'ho conosciuta. Una bambina nata tetraplegica i cui genitori però, in quel caso, hanno messo al mondo la seconda perchè ci fosse qualcuno a prendersi cura della prima quando loro non ci saranno più.

Che forse è anche giusto e lecito pensarci. Però cazzarola, che tristezza che mi mette.

Secondo me ad un fratello viene chiesto tanto già prima, durante l'infanzia. E non lo so se sia giusto.

Però non so nemmeno se sia giusto privarlo della possibilità di amare anche la diversità per come è venuta.
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Post by Solange »

Elisa wrote:non ho mai voluto fare nessun tipo di test, un bimbo l'avrei comunque amato.
Tale presunzione mi ha portato a scoprire con la morfologica che il mio primo bimbo aveva gravissime patologie (idrocele e liquido in tutto il torace). Non sarebbe sopravvissuto, magari solo qualche ora da dopo nato.

Con stazio infinito, al 4 mese ho interrotto la gravidanza, non ce la facevo a a vivere ogni giorno "sperando" che morisse, perchè io cosi non riuscivo a vivere, sapendo di essere incinta di un bambino destinato alla morte.

Un anno dopo, neanche per Alessia ho fatto nessun test, convinta che comunque fosse la prova destinatami, avrei amato, anche solo x la gravidanza, il mio bimbo.

Alessia è una bimba splendida.

Se il prossimo bimbo dovesse essere down (e secondo me è una delle migliori ipotesi dell'essere disabili - ci lavoro, conosco mille forma di disabilità) non credo che "caricherei" Alessia di un peso, non siamo nel medioevo dove i figli disabili sono necessariamente a carico del fratello.

Esistono comunità, appartamenti protetti, case alloggio, fondazioni etc etc a cui IO MADRE penserei ben prima di andarmene, quale futuro voglio per mio figlio disabile.

Questo si chiama "durante noi" cioè il pensare alla vita "non dipendenti" dai genitori ma pensata dai genitori. Come x qualsiasi figlio.

Riflessione n°2. Ho una sorella borderline, depressa bipolare. Non è diagnosticabile alla nascita, il disturbo mentale, ma vi assicuro che è pesante lo stesso (ironia della sorte in sti giorni la ospito a casa perchè sta male).

Scusate, mi sono dilungata, ma ste riflessioni me le faccio spesso....
No, grazie per esserti dilungata. :marika:
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