Ah ma cosa penseranno di noi fra trent'anni non si sa, potrebbe essere peste e corna. Anche di me che ho sacrificato volentieri il lato lavorativo per dedicare una maggior quantità di tempo alla curaTeresa wrote:
Nemmeno io ho dubbi sul "mio" amore, solo talvota mi interrogo sulla loro percezione e mi chiedo (ultimamamente ancora piu' spesso, ma piu' per curiosità che per tormeto) cosa penseranno di me, fra trent'anni.
Però ci metto tutte le buone intenzioni, e spero che, nonostante tutto, i miei figli da grandi le capiscano. Come figlia mi è successo.
Ho parlato del dubbio sull'amore condizionato di mia madre, ma resta un dubbio, e per la verità tendo a scioglierlo in senso a lei favorevole: forse "non le piaccio", mi voleva più rampante, più orientata al pratico, meno pigra, ma mi amava, e se ha sbagliato, a modo suo, in un certo senso l'ha fatto per amore.
Lo penso anch'io.kikkacdc wrote:Sono certa,come dicevo anche sopra, che se l'amore c'è tuo figliolo sente, anche se secondo te non lo esprimi nel modo migliore. :abbraccio:
Secondo me, solesol, i bambini hanno antenne sensibili, che captano i sentimenti anche al di là della facciata.
E così come in genere non si fanno ingannare dall'ipocrisia, riescono ad andare oltre lo schermo di impaccio, se dietro c'è qualcuno che vuol loro bene.
Qui mi tradisce la mia poca simpatia per "dalla parte delle bambine", anche se non ho letto "ancora dalla parte delle bambine", ma è un nesso che non mi convince.Chloe83 wrote: Ma non temi che questo amore che passa per l'accudire faccia poi ricercare a tuo figlio una compagna "accudente" o comunque lo porti, da uomo-compagno, a rifuggire la collaborazione domestica? (abbi pazienza, sto leggendo Ancora dalla parte delle bambine, e per quanto lo trovi abbastanza irrigimentato su un femminismo riduttivo, mi rendo conto di essere stata fortunata ad avere una bimba, con un maschio credo sarei stata molto meno... tutto, proprio per l'insofferenza che ho per l'idea di un uomo servito dalla mamma che obbliga ogni donna della sua vita a fare lo stesso [non dico sia il tuo caso, sarebbe un mio timore]).
{da noi, manco a dirlo, è mio marito che porta il caffè a letto}
Se proprio si vuole vedere il riflesso del rapporto con la madre di maschio sul rapporto successivo con una compagna, credo che le cose siano da considerare in maniera più globale. L'atto di accudimento, per altro non ossessivo, in una famiglia dove la donna è forte, il papà innamorato, premuroso e non svalutante (come può essere in casa di Paola o in casa tua) a mio parere viene visto per quello che è: un gesto di tenerezza, non di servitù.
Ma anche a pensare a qualcosa di più tradizionale... mio padre è stato servito e riverito da mia nonna, casalinga degli anni 40, si è sposato con mia madre, lavoratrice ma così maniacale nella pulizia che ha dovuto coinvolgerlo nei compiti domestici per avere la casa che desiderava, e fra loro è sempre andata così, alla pari, senza nostalgia delle premure materne.
In casa mia (vedi sopra) neanche c'è la possibilità perché l'anarchia e il concetto della noia inevitabile del lavoro domestico impediscono che l'accudimento prenda quelle forme.
Il tempo che, come dicevo a Teresa, per scelta personale ho voluto dedicare alla cura, va per altre vie: un'interminabile partita a pokemon, ti vengo a prendere a scuola e se proprio insisti anche se sono stanca ti porto al parco, o addirittura la pizza fatta insieme, non perché fa parte della quotidiana dose di collaborazione ma perché è divertente.
