Ne abbiamo certamente già parlato, di cosa e quanto esprimono i genitori come emozioni e se l'autocontrollo è veramente sempre un bene e fino a che punto, però c'è un errore di fondo secondo me: si tende a confondere il non perdere la pazienza con la non espressione dei sentimenti, con l'essere rigidi e freddi o comunque poco umani come un robot.Pandina wrote:Concordo e mi pongo anche altre domande.
Per esempio il tono di una madre sempre pacata, sempre tranquilla... ecco, ma cosa trasmette?
Voglio dire, crescendo... non è che un bambino possa crescere pensando che comunque molte cose saranno lecite perché tanto la mamma non s'arrabbia? Non è che sarà portato a tentare più di altri di superare dei limiti perché non bene in chiaro su di essi? E poi come reagiranno quando un maestro griderà in classe?
Sono domande che mi faccio adesso eh, sia chiaro.
Leggo Gwen e Chloe così certe e sicure sul voler essere pacate sempre e comunque, sul non alzare la voce, sul non mostrarsi arrabbiate... così mi viene da pensare a come sarebbero le cose qui a casa nostra se io fossi sempre così pacata.
Ogni tanto ci ho anche provato, a costringermi a reprimere del nervosismo o delle irritazioni per dei comportamenti che non mi andavano. Mi sono sforzata di essere molto dolce, disponibile, tranquilla, pacatissima, sobrissima, pazientissima. Non che io sia una pazza isterica eh, sia ben chiaro, ma in genere sono molto "libro aperto" tutto qua, non reprimo, non mi sforzo di sembrare diversa da ciò che sono o da ciò che sento, né lo troverei giusto.
Beh, ho notato che le bambine erano molto pacatamente irrequiete ahaha. Tendevano ad una calma appartente (e bisogna avere occhio per accorgersene) in cui tutto sommato si notava dell'irrequietezza di fondo data dal non sapere bene dove fossero i loro tanto rassicuranti limiti. Di fatto poi hanno iniziato a punzecchiarsi di più fra di loro, fino al momento in cui, alzando la voce e non tono deciso ho rimesso i limiti al loro posto. Da lì ho visto che invece di spaventarsi o sentirsi costrette hanno ricominciato a sentirsi più sicure su ciò che stessero facendo. Ho percepito la tranquillità di chi sa che i limiti erano tornati al loro posto e sono diventate più sicure.
Questo per dire che a volte anche i "saliscendi" verbali sono delle sicurezze e delle barriere invisibili che i bambini tutto sommato apprezzano.
Poi, come diceva Paola, ci sono bambini e bambini.
E si confonde pure il non perdere la pazienza con il non porre dei limiti o delle regole.
Ma perchè mi chiedo io?
Non perdere la pazienza, quindi non sbroccare per una marachella, non sfogare così il nesrvosismo accumulato in una giornata per altri motivi, non alzare la voce, non vuole affatto dire che non vi siano delle regole, dei limiti educativi, un tono di voce fermo ma calmo.
Che non si possa esprimere quello che si prova.
Qui si parlava di rabbia e nervosismo, di un ambito irrazionale, di come non si riesca a volte a razionalizzare e ad incanalarlo senza "prendersela" con i bambini.
Nulla a che vedere col discorso che fai tu.
Io a mia figlia dico con tono calmo ma deciso quando non deve fare una cosa o quando deve farla, ho perso la pazienza?No.
Quindi sono due discorso divesi.

