Mentre leggevo il post di apertura, il primo pensiero, istintivo, è stato "Ecco, un motivo in più perchè io non abbia un secondo figlio: la paura."
I miei primi tre mesi di gravidanza sono stati orrendi. Ho avuto una minaccia d'aborto, un parziale distacco delle membrane, iperemesi gravidica, ricovero per reidratazione, transaminasi alte... avevo il TERRORE che il bimbo che portavo in grembo non fosse sano, che questo mio malessere lo avesse in qualche modo danneggiato. Un giorno, durante il mio ricovero - durato 9 giorni - una ginecologa mi comunicò che avevo le transaminasi alte e mi disse che potevo aver contratto l'epatite, che dovevano quindi farmi un prelievo per controllare che non ci fosse un'infezione in corso.
Ero di 9 settimane...
Sprofondai in uno stato di angoscia totale, chiamai Stefano e gli chiesi, piangendo disperata, di raggiungermi in ospedale. In quella mezz'ora interminabile, pensai di tutto e più di tutto pensai all'aborto. Se fossi stata affetta da epatite, avrei abortito.
Due giorni dopo mi diedero un permesso speciale per lasciare l'ospedale per qualche ora, per andare a festeggiare mio suocero che compiva 70 anni. Per paura di avere l'epatite, non diedi nemmeno un bacio ai miei nipotini.
Nei momenti difficili di quei primi mesi, durante quelle giornate d'inferno in ospedale o quando correvamo in pronto soccorso perchè a 6 settimane ero in preda alle contrazioni, mi ripetevo sempre "Se andrà tutto bene, non farò l'amniocentesi, non farò la villocentesi". Me lo dicevo di continuo, facevo promesse ad un Dio, ad una Madonna e Madre che ho riscoperto a modo mio proprio in quei mesi.
Alla fine andava tutto bene, alla fine quelle transaminasi si sono rivelate alterate perchè il fegato soffriva l'assenza di cibo {non ho mangiato praticamente per settimane, se non un paio di spicchi di mela al giorno}.
Avevo paura... una paura terribile che qualcosa andasse male.
Abbiamo fatto la traslucenza nucale e poi il tritest. Quest'ultimo più per curiosità che per altro. Il bimbo lo avremmo tenuto ugualmente, suppongo. Almeno, questa era la mia intenzione.
Durante il 5° mese facemmo anche un'ecocardio, perchè avevo il liquido ai limiti della norma e il mio ginecologo volle fare questo controllo.
In tutto questo, il vivo terrore che la gravidanza andasse male mi ha accompagnata fino al giorno del parto, fino al momento in cui non ho sentito la sua vocetta una volta nato.
Quando ho scoperto di essere incinta, era un martedì. Il giorno dopo, ero con i bambini cui facevo da baby sitter... andai in bagno ed ebbi UNA sola perdita di sangue, con una specie di fagiolino rosso. Per me, era finito tutto. Feci le beta il giovedì, erano a 32. La conferma che il test non si era sbagliato, ma io il mio bimbo lo avevo perduto, le beta erano così basse... Ricordo la faccia del ragazzo che mi diede l'esito dell'esame "Complimenti, è incinta!"... E ricordo pure la faccia da funerale che feci io.
Una mia amica mi consigliò di ripetere le beta il lunedì e solo allora ebbi la conferma che qualcuno dentro di me c'era... e che forse all'inizio erano in due, ma è resistito solo uno.
Tutto questo per spiegare perchè la paura di un bimbo non sano o di un aborto spontaneo o ancora di un parto prematuro mi sconvolge. E ora che c'è Andrea, stiamo valutando l'ipotesi di lasciarlo figlio unico, sebbene io il desiderio di un'altra gravidanza l'abbia... ma l'ipotesi che qualcosa vada storto mi distrugge e probabilmente farei la villocentesi, si.
Esami prenatali, una riflessione
Moderator: Paola
- Elisa
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- Joined: Sat Jun 06, 2009 9:55 pm
non ho mai voluto fare nessun tipo di test, un bimbo l'avrei comunque amato.
Tale presunzione mi ha portato a scoprire con la morfologica che il mio primo bimbo aveva gravissime patologie (idrocele e liquido in tutto il torace). Non sarebbe sopravvissuto, magari solo qualche ora da dopo nato.
Con stazio infinito, al 4 mese ho interrotto la gravidanza, non ce la facevo a a vivere ogni giorno "sperando" che morisse, perchè io cosi non riuscivo a vivere, sapendo di essere incinta di un bambino destinato alla morte.
Un anno dopo, neanche per Alessia ho fatto nessun test, convinta che comunque fosse la prova destinatami, avrei amato, anche solo x la gravidanza, il mio bimbo.
Alessia è una bimba splendida.
Se il prossimo bimbo dovesse essere down (e secondo me è una delle migliori ipotesi dell'essere disabili - ci lavoro, conosco mille forma di disabilità) non credo che "caricherei" Alessia di un peso, non siamo nel medioevo dove i figli disabili sono necessariamente a carico del fratello.
Esistono comunità, appartamenti protetti, case alloggio, fondazioni etc etc a cui IO MADRE penserei ben prima di andarmene, quale futuro voglio per mio figlio disabile.
Questo si chiama "durante noi" cioè il pensare alla vita "non dipendenti" dai genitori ma pensata dai genitori. Come x qualsiasi figlio.
Riflessione n°2. Ho una sorella borderline, depressa bipolare. Non è diagnosticabile alla nascita, il disturbo mentale, ma vi assicuro che è pesante lo stesso (ironia della sorte in sti giorni la ospito a casa perchè sta male).
Scusate, mi sono dilungata, ma ste riflessioni me le faccio spesso....
Tale presunzione mi ha portato a scoprire con la morfologica che il mio primo bimbo aveva gravissime patologie (idrocele e liquido in tutto il torace). Non sarebbe sopravvissuto, magari solo qualche ora da dopo nato.
Con stazio infinito, al 4 mese ho interrotto la gravidanza, non ce la facevo a a vivere ogni giorno "sperando" che morisse, perchè io cosi non riuscivo a vivere, sapendo di essere incinta di un bambino destinato alla morte.
Un anno dopo, neanche per Alessia ho fatto nessun test, convinta che comunque fosse la prova destinatami, avrei amato, anche solo x la gravidanza, il mio bimbo.
Alessia è una bimba splendida.
Se il prossimo bimbo dovesse essere down (e secondo me è una delle migliori ipotesi dell'essere disabili - ci lavoro, conosco mille forma di disabilità) non credo che "caricherei" Alessia di un peso, non siamo nel medioevo dove i figli disabili sono necessariamente a carico del fratello.
Esistono comunità, appartamenti protetti, case alloggio, fondazioni etc etc a cui IO MADRE penserei ben prima di andarmene, quale futuro voglio per mio figlio disabile.
Questo si chiama "durante noi" cioè il pensare alla vita "non dipendenti" dai genitori ma pensata dai genitori. Come x qualsiasi figlio.
Riflessione n°2. Ho una sorella borderline, depressa bipolare. Non è diagnosticabile alla nascita, il disturbo mentale, ma vi assicuro che è pesante lo stesso (ironia della sorte in sti giorni la ospito a casa perchè sta male).
Scusate, mi sono dilungata, ma ste riflessioni me le faccio spesso....
Alessia 30\09\2008
Samuele 25\12\11

Samuele 25\12\11

- Lelia
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- Joined: Fri Jul 03, 2009 10:00 am
Anche mia sorella ha una sorella bipolare (non borderline), e sono io. Hai ragione, è pesante lo stesso.Elisa wrote:Riflessione n°2. Ho una sorella borderline, depressa bipolare. Non è diagnosticabile alla nascita, il disturbo mentale, ma vi assicuro che è pesante lo stesso (ironia della sorte in sti giorni la ospito a casa perchè sta male).
Ma per i bipolari, allo stato attuale delle cose, ci sono tante speranze. Io sono compensata da quasi 8 anni, ho preso 2 lauree (triennale e specialistica), vivo per conto mio da 7 anni, ho trovato un lavoro fisso, ho viaggiato quanto ho potuto, ho una storia stabile da 6 anni, poi trasformatasi in felice convivenza. Mia sorella vive all'estero da molti anni e non ha mai dovuto pensare "ok, ora cosa faccio con Lelia?". I miei genitori non hanno dovuto fare progetti per il "dopo di loro" nei miei confronti.
A meno che non si parli di casi gravissimi, io non paragonerei un bipolare ad una persona affetta da sindrome di Down per il discorso della gestione da parte dei genitori prima e degli eventuali fratelli dopo.
Questo giusto per dare un punto di vista diverso sul tuo esempio, che mi tocca molto da vicino, naturalmente resta inteso che ognuno ha la sua visione sugli esami prenatali e su come comportarsi di fronte a certi risultati di tali esami.
Resta anche inteso che gli esami prenatali possono individuare una piccola parte dei possibili problemi fisici di un bambino, e nessuno degli eventuali problemi psichici o comportamentali. Quindi, in ogni caso, decidere di mettere al mondo un figlio comporta l'accettazione di una certa percentuale di rischio, che nessuno ci può togliere.
I'm selfish, impatient and a little insecure.
I make mistakes, I am out of control and at times hard to handle.
But if you can't handle me at my worst, then you sure as hell don't deserve me at my best.
- Marilyn Monroe -
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But if you can't handle me at my worst, then you sure as hell don't deserve me at my best.
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