perdonami clhoe, non voglio fare dell'analisi spicciola, ma dirti una mia sensazione.Chloe83 wrote:No, non è così, non nego assolutamente niente, e non provo niente di assimilabile all'irritazione verso di lei, nè cosciamente nè incosciamente. Dovrei irritarmi perchè ha fame? Maddai! Adesso son diventata un mostro perchè mi sveglio di buon grado ad allattare mia figlia e non penso che sia una rompicoglioni se ha fame? Il tuo è un modo abbastanza infimo di voler avere ragione per forza a costo di inventarsela: se ti dico che non mi incazzo è perchè mi incazzo inconsapevolmente, o perchè mi incazzo ma non so che la mia è incazzatura.E via alle danze della pseudopsicanalisi... perchè ovviamente quello che provo io tu lo sai meglio di me. Per favore, via... non ha senso discutere senza rispetto, non ha senso fantasticare diagnosi inesistenti sul prossimo quando questi è in disaccordo con noi (che poi, nemmeno in disaccordo, semplicemente è diverso!)
Il motivo per cui sbrocco con mio marito è che l'attesa di quel latte mi è intollerabile perchè la avverto intollerabile per lei, che piange affamata, non perchè ho fretta che lei smetta o perchè mi dà fastidio che pianga. Mi fa stare male che pianga, perchè avverto il suo stare male, è profondamente diverso.
Ma davvero adesso devo giustificarmi perchè non provo sentimenti negativi verso mia figlia?
Ad ogni modo queste discussioni finiscono sempre allo stesso modo: si parte dichiarandosi rammaricate di un dato comportamento, per poi comunque invariabilmente sentenziare che chiunque non lo adotti fa anche peggio. Allora il rammarico di partenza non è poi così autentico, si vuol solo sentirsi "spalleggiati" in quella reazione che ci viene spontaneo avere, e si vuole che intervenga solo chi trova spontaneo averla. Che è umano, eh, tutti abbiamo bisogno di trovare conferme e giustificazioni. Capisco meno perchè doverle ad ogni costo trovare a spese di qualcuno, si potrebbe rispettare la diversità senza volerla demolire/etichettare/demonizzare/pseudopsicanalizzare ad ogni costo.
Si potrebbe dedurne semplicemente che c'è chi sbrocca e chi no, che se dispiace sbroccare ci si può interrogare insieme su come non farlo (io ad esempio potrei -vorrei!- vedere mio marito come alleato, in certi frangenti, come compagno di "sventura" -certo anche lui sta male sentendo la nani sgolarsi per la fame- e diluire la tensione che avverto riconoscendo che lui è presente per noi e sta facendo qualcosa per superare il momento critico), che se non dispiace o se lo i ritiene inevitabile giusto e sano si può continuare a sbroccare senza grandi danni (parlo di sbrocchi come qui descritti ovviamente), e restare tutte tranquille.
il fatto è che c'è una certa discrepanza tra la tua modalità di scrittura, tutt'altro che priva di emotività, e quello che dici.
forse è questa la ragione per cui alla fine queste discussioni terminano tutte allo stesso modo, ed è un vero peccato, perché forse chi ha messo il post, pensava di ricevere comprensione e solidarietà, che comunque spero abbia percepito nonostante tutto, perché alla fine credo che queste sottili richieste di sostegno, meritano attenzione e qualche parola d'incoraggiamento.

