detto in tutta onestà, io credo che la differenza la facciano le persone che ruotano intorno alla puerpera o la puerpera stessa.
E' vero che a volte la puerpera non si rende conto o non vuole accettare di avere un problema ed è vero che spesso i familiari, vuoi perché non si rendono conto vuoi perché non vogliono rendersene conto, non intervengono per spingere la neomamma a curarsi o non le offrono il sostegno necessario.
Ma qual è la soluzione? non certo quella di OBBLIGARE le persone a sottoporsi ad un test.
Facciamo allora che io ASL non ti obbligo a sottoporti un test ma ti OFFRO un servizio gratuito, adeguatamente pubblicizzato, dove ti metto a disposizione ginecologa, psicologa e pediatra per una visita gratuita, che di regola alletta tutti.
A questo punto la persona si presenta spontaneamente magari per chiarire un dubbio o per esprimere un problema, un disagio o per chiedere un consulto.
E' ovvio che una singola chiacchierata non può evidenziare se la persona è affetta da DPP e tanto meno se è a rischio infanticidio. Ma perché un test obbligatorio forse è sufficiente? non credo proprio...
Se però lo Stato mettesse a disposizione aiuti concreti, anche di tipo economico, se la donna che vuole o deve rientrare al lavoro fosse messa in condizioni di poter meglio conciliare maternità e lavoro, se fossero intraprese iniziative di sostegno psicologico nelle prime settimane dal parto, ecco allora una somma di interventi assistenziali di questo tipo potrebbero davvero ridurre (non eliminare) il numero di depressioni o comunque magari la loro gravità.
e poi occorrerebbe chiedersi qual è l'elemento o quali sono gli elementi discriminanti che fanno di due donne in crisi depressiva post partum una un'infanticida e l'altra no. Insomma credo che certi eventi siano al limite dell'imprevedibile.
Non so quali possano essere le soluzioni concrete. Posso riportare quello che è stato fatto nella mia città.
Una farmacia locale ha messo a disposizione, di concerto con la ASL, un pool di specialisti per tutte le neomamme per, mi pare, due mesi. C'era chi andava dallo psicologo, chi dal pediatra, chi dalla ginecologa ecc..... Ognuna per risolvere un piccolo problema, per avere un consiglio, per avere un sostegno.
Tutto gratuito, senza nessuna formalità. Le pubblicità dell'iniziativa erano ovunque (io l'ho visto perché i volantini erano alla materna di leo).
Dopo i due mesi hanno deciso di prorogare l'iniziativa perché l'affluso di gente era enorme.
Tantissime le mamme con baby blues che si erano rivolte allo psicologo.
Ecco, ora dico, sicuramente questa iniziativa non poteva garantire ad ogni mamma con baby blues una psicoterapia completa ma magari il professionista ha avuto la possibilità di indirizzare la persona verso un professionista. Nei casi più gravi magari lo stesso professionista potrebbe aver avuto la possibilità di fare una segnalazione a chi di dovere, magari ad un familiare, invitandolo a stare vicino alla persona o a contattare uno specialista.
Insomma magari non è servito a niente ma sicuramente molte delle mamme che hanno usufruito del servizio a cose normali non si sarebbero rivolte a nessuno.
mamme sotto controllo!
Moderator: Paola
- kia
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- Joined: Mon Oct 22, 2007 3:35 pm
"Rinnegare le proprie esperienze significa mettere una menzogna sulle labbra della vita" (Oscar Wilde - De Profundis)
Ho un cervello, so sillabare. Aderisco alla campagna per eliminare il linguaggio da sms dal Forum
Un solo raggio di sole può rischiarare centinaia di ombre
Dammi il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare; la forza per accettare le cose che non posso cambiare; la saggezza per capire quali sono le une e quali le altre
Ho un cervello, so sillabare. Aderisco alla campagna per eliminare il linguaggio da sms dal Forum
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Dammi il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare; la forza per accettare le cose che non posso cambiare; la saggezza per capire quali sono le une e quali le altre
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Gwen
Kia ho capito, ma ci sono delle cose che non capisco: a parte i casi in cui non si possa economicamente se una mamma o una famiglia VOGLIONO si trova il modo per trovare da chi andare, per essere aiutati.kia wrote:detto in tutta onestà, io credo che la differenza la facciano le persone che ruotano intorno alla puerpera o la puerpera stessa.
E' vero che a volte la puerpera non si rende conto o non vuole accettare di avere un problema ed è vero che spesso i familiari, vuoi perché non si rendono conto vuoi perché non vogliono rendersene conto, non intervengono per spingere la neomamma a curarsi o non le offrono il sostegno necessario.
Ma qual è la soluzione? non certo quella di OBBLIGARE le persone a sottoporsi ad un test.
Facciamo allora che io ASL non ti obbligo a sottoporti un test ma ti OFFRO un servizio gratuito, adeguatamente pubblicizzato, dove ti metto a disposizione ginecologa, psicologa e pediatra per una visita gratuita, che di regola alletta tutti.
A questo punto la persona si presenta spontaneamente magari per chiarire un dubbio o per esprimere un problema, un disagio o per chiedere un consulto.
E' ovvio che una singola chiacchierata non può evidenziare se la persona è affetta da DPP e tanto meno se è a rischio infanticidio. Ma perché un test obbligatorio forse è sufficiente? non credo proprio...
Se però lo Stato mettesse a disposizione aiuti concreti, anche di tipo economico, se la donna che vuole o deve rientrare al lavoro fosse messa in condizioni di poter meglio conciliare maternità e lavoro, se fossero intraprese iniziative di sostegno psicologico nelle prime settimane dal parto, ecco allora una somma di interventi assistenziali di questo tipo potrebbero davvero ridurre (non eliminare) il numero di depressioni o comunque magari la loro gravità.
e poi occorrerebbe chiedersi qual è l'elemento o quali sono gli elementi discriminanti che fanno di due donne in crisi depressiva post partum una un'infanticida e l'altra no. Insomma credo che certi eventi siano al limite dell'imprevedibile.
Non so quali possano essere le soluzioni concrete. Posso riportare quello che è stato fatto nella mia città.
Una farmacia locale ha messo a disposizione, di concerto con la ASL, un pool di specialisti per tutte le neomamme per, mi pare, due mesi. C'era chi andava dallo psicologo, chi dal pediatra, chi dalla ginecologa ecc..... Ognuna per risolvere un piccolo problema, per avere un consiglio, per avere un sostegno.
Tutto gratuito, senza nessuna formalità. Le pubblicità dell'iniziativa erano ovunque (io l'ho visto perché i volantini erano alla materna di leo).
Dopo i due mesi hanno deciso di prorogare l'iniziativa perché l'affluso di gente era enorme.
Tantissime le mamme con baby blues che si erano rivolte allo psicologo.
Ecco, ora dico, sicuramente questa iniziativa non poteva garantire ad ogni mamma con baby blues una psicoterapia completa ma magari il professionista ha avuto la possibilità di indirizzare la persona verso un professionista. Nei casi più gravi magari lo stesso professionista potrebbe aver avuto la possibilità di fare una segnalazione a chi di dovere, magari ad un familiare, invitandolo a stare vicino alla persona o a contattare uno specialista.
Insomma magari non è servito a niente ma sicuramente molte delle mamme che hanno usufruito del servizio a cose normali non si sarebbero rivolte a nessuno.
Certo, un centro apposito, gratuito e ben pubblicizzato aiuta, ma per me il problema principale è che pur ci fosse la massima disponibilità non ci si può comunque basare sul fatto che le mamme debbano rivolgersi spontaneamente a qualcuno.
E' questa spontaneità che manca.
Ma per forza di cose, tutte le patologie portano con sè una certa difficoltà nell'ammettere e nel riconoscere che c'è qualcosa che non va, più una serie di elementi che fanno sì che pure la famiglia non riconosca e non segnali una cippa.
L'esistenza di strutture alle quali rivolgersi può aiutare quei casi (che però secondo me non sono la maggioranza) in cui le mamme e/o le loro famiglie sono talmente forti o fortunate da capire in tempo utile che c'è qualcosa che non va.
E quelle che non si rendono conto?
O che non hanno il coraggio di ammetterlo o di rivolgersi a qualcuno?
Il pericolo per loro stesse e per il figlio è comunque troppo alto.
Forse un questionario non basterà, ma magari un questionario, qualche altro test, diverse chiacchierate con lo psicologo qualcosina in più potrebbero stanarlo no?
Insieme alla disponibilità di centri e aiuti per chi vuole andare imporre dei controlli a tutti secondo me è un bene.
Tu avresti problemi se ti venisse imposto come prassi dal ginecologo ad esempio, per legge di fare qualche colloquio prima e dopo il parto?
O a cadenza regolare per i primi anni di vita del bambino, o di rispondere ad un questionario?
Io no.
Male non fa comunque, e forse aiuta qualcuno, ma va imposto in termini di tutela e prevenzione per forza perchè se pure questo venisse lasciato alla volontà del singolo stiamo freschi.
Basti pensare a quante persone hanno pregiudizi nei confronti dello psicologo e pensano che siano cretinate....
-
emanuela1977
Quoto. Ho sofferto di dpp e sono stata la prima a rendermi conto che avevo qualcosa che non andava e ho chiesto aiuto al medico di base. Ho assunto antidepressivi e ne sono uscita (con tantissima fatica e altrettanta forza di volontà). Quello che mi ha fatto bene è stato l'amore e il supporto dei miei famigliari e anche il fatto di uscire (seppur costretta i primi tempi) all'aria aperta e farmi passeggiate con Agata al seguito.kia wrote:però gwen qui non si tratta di offrire alle mamme un aiuto ma di obbligarle ad avere in casa un estraneo per poter prevenire un evento - assolutamente terribile, non c'è dubbio - che putroppo non si può prevedere più di tanto, a mio parere.
In base a cosa si stabilisce se una puerpera affetta da depressione post partum sia davvero pericolosa per il proprio figlio? come si scelgono queste 1.000 madri a rischio?
insomma per poter obbligare qualcuno a sottoporsi a dei trattamenti sanitari, fosse anche solo la sorveglianza da parte di un estraneo, ci vogliono criteri più che attendibili, altrimenti diventa una sorta di vigilanza su una persona che soffre di un disturbo che colpisce appunto tantissime mamme, in forme più o meno gravi, ma che sfocia in tragedia (e per fortuna) in un numero molto basso di casi. Che, intendiamoci, per la gravità della cosa, sono anche troppi i casi di infanticidio, e quindi è giusto che la società cerchi di porre rimedio.
Ma non è costringendo le mamme alla vigilanza continua, che poi presupporrebbe l'aver sottoposto tutte le neomamme con sintomi di dpp a perizia psichiatrica anche contro la loro volontà, che si può risolvere il problema.
Occorrerebbe invece OFFRIRE strutture e servizi a cui rivolgersi spontaneamente; occorrerebbe SOSTENERE le famiglie in difficoltà; occorrerebbe FAVORIRE la conciliazione maternità/lavoro; occorrerebbe INFORMARE la gravida e/o la puerpera e le famiglie in maniera adeguata su come riconoscere ed eventualmente curare la dpp.
Non credo che serva costringere, tanto più che davvero è in pratica una soluzione totalmente impraticabile.
Se avessi avuto la possibilità di avere in casa (anche per poche ore o il giusto necessario) un'ostetrica che mi avesse aiutato a superare i primi momenti difficili con una certa serenità sarebbe stato meglio. Di conseguenza non mi avrebbe fatto bene avere un estraneo in casa che ti dice quanto grave sei e cose del simile: mi sarei sentita una pazza e sarei caduta ancora di più in basso.
Ripeto, se ci fosse la possibilità che un'ostetrica potesse far visite a domicilio sarebbe già un bel passo avanti.
E' giusto prevenire certi fatti ma non si risolve il problema segregando a vista la mamma in casa.
Questa è la mia opinione.