Ciao MommyIL,MommyInLove09 wrote:E adesso sono in crisi - quasi - totale: in che lingua devo parlare a mio figlio? Inglese, visto che una volta in Italia l'italiano lo imparera' ovunque, vedi famiglia, scuola, amichetti, tv, etc.; o italiano, visto che tanto ci sara' sempre ugualmente mio marito a parlargli in inglese (o meglio, in americano?)
Questo per dirvi che, anche dal punto di vista di chi viene in Italia, la scelta non e' sempre cosi' facile, o "black and white", come si dice da queste parti.
E' vero, i bambini sono delle "spugne" e imparano in fretta. Ma io mi sento male al pensiero di mio figlio che, dopo che ha appena imparato paroline semplici come "daddy, mommy, dog, etc.", e sta appena iniziando a capire quello che gli diciamo, debba essere nuovamente proiettato in una realta' dove quello che ha imparato non significa nulla, e ci sono parole diverse per tutto. Al di la' delle piccole cose in italiano che gli dico sempre.
benvenuta! ;D
Capisco il dilemma, e la difficoltà di dover decidere se cambiare le cose "in corso d'opera"...
Io, per quanto detto prima durante la discussione sulla difficoltà di mantenere la minority language e di raggiungere un livello il più possibile paritario con la lingua locale, se fossi nella tua situazione una volta arrivati qui proverei a parlare tutti inglese in famiglia/a casa (quello che spesso viene definito ml@h, minority language at home),
soluzione che tiene conto anche del fatto che a te ora come ora viene spontaneo parlargli in inglese, che il bimbo per il momento si trova più a suo agio in questa lingua (e in effetti questa è un'età delicata linguisticamente) e che (se non avete intenzione di ri-trasferirvi a breve) l'inglese resterà sempre la lingua che avrà più bisogno di "supporto".
Visto che (se ho capito bene) qui ci sarà la tua famiglia, le occasioni per imparare presto l'italiano non mancheranno di certo...
In realtà poi come dici tu, le situazioni linguistiche non sono mai perfettamente definite, è impossibile che ci sia uno stacco netto tra una lingua e l'altra...
Secondo me la cosa migliore è sempre quella di comportarsi (linguisticamente) nel modo in cui ci si sente più a proprio agio,
perché i risultati ci sono solo se lo sforzo è mantenuto negli anni e se mantenerlo è troppo difficile e pesante si finisce per abbandonare.
Noi abbiamo seguito per alcuni anni il metodo ml@h, che funzionava molto bene, in un modo un po' "adattato" (consideravamo "home" ogni volta che eravamo insieme, anche fuori casa, senza persone italiane presenti).
So di famiglie che usano con successo il metodo ml@//membro della famiglia madrelingua nella ml//, cioè parlano sempre ml (inglese per voi in futuro) quando è presente la persona "di riferimento" per quella lingua (per voi il papà).
Altri si trovano meglio con il metodo sinteticamente definito OPOL (one parent one language), in cui ogni genitore parla la propria lingua madre
(per noi invece non funzionava perché 1- avendo due lingue simili si finiva per avere più mixing e molte storpiature delle parole e 2 - mio marito, il madrelingua della situazione, finiva per farsi "influenzare" dalla lingua che sentiva di più e finiva per scivolare nell'italiano senza accorgersene)
In sostanza, come per tutto il resto, ogni famiglia deve sperimentare un po' e trovare il proprio equilibrio.
Le cose su cui sono sostanzialmente tutti d'accordo sono due:
- l'esposizione alla ml deve essere "sufficiente" (parecchi concordano su 1/3 dell'input linguistico globale come "sufficiente" per raggiungere un bilinguismo abbastanza bilanciato)
- il bambino deve avere occasioni per ascoltare e vivere le lingue in modo "separato", per poter avere un modello corretto e "puro" a cui rifarsi per ogni lingua, che è necessario per decodificare le regole del sistema-lingua (= quindi è necessario evitare il code mixing, ovvero il mescolare più lingue nella stessa frase, ad es. "passami the salt per favore").
(il code mixing è un fenomeno che poi, una volta che le lingue sono state acquisite, non crea problemi e anzi, è ampiamente diffuso e utilizzato da tutti gli adulti che vivono in situazioni di bilinguismo, e anche in molta letteratura, ma durante le prime fasi dell'apprendimento può rendere le cose innecessariamente più complesse per il bambino)
Fatti salvi questi principi, i bambini sono estremamente flessibili e capiscono rapidamente (più o meno, a seconda della predisposizione personale all'aspetto linguistico, io ho notato enormi differenze nei miei figli) con chi, dove e quando si deve/può parlare una o l'altra lingua.
PS: Se ti interessa poi ti cerco lìindirizzo della mailing list che ha salvato il nostro bilinguismo ;D

