Dare esempio sul valore delle cose...

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Moderator: Paola

kikkacdc

Post by kikkacdc »

alemia wrote:
1)ma quindi? se tu puoi permettere una vita agiata a tuo figlio ti industri affinchè non sia poi così agiata come potrebbe?
in modo che sia preparato alle possibilità, anche brutte, che la vita gli può riservare?

2)hai capito a 18 anni quanto eri fortunata, avresti preferito vivere nelle ristrettezze così da poterlo capire prima?

3)io pure ho avuto una infanzia fortunata,ma non mi ritengo per nulla viziata.
il fatto che io fossi fortunata non impediva che io sapessi che esiste anche gente meno fortunata
evidentemente c'è stato qualche inghippo che non capisco, voglio dire, evidentemente è mancato un qualcosa nell'educazione, è mancata qualche spiegazione a supporto della tua condizione, o non ti saresti accorta solo a 18 anni di com'è il mondo

io ho comprato spesso per i bimbi, pur senza richieste, forse per un piacere più mio (e di mio marito) che loro,
però non mi è mai capitato che mi facessero scene al super, o in un negozio di giochi quando non gli ho comprato qualcosa che volevano
è sempre bastata una spiegazione
eppure a rigor di logica dovrebbero PRETENDERE DI AVERE SEMPRE visto che ho spessissimo accontentato...non so...

1)Io non mi industrierei a non fargli avere una vita agiata solo perchè così è pronto ad affrontare le difficoltà della vita, semplicemente non gli comprerei un giocattolo ogni volta che si esce. Ma poi per me vita agiata è ben altro,per esempio è potergli far fare una vacanza ogni anno o anche più volte all'anno (quest'anno non siamo andati da nessuna parte) e garantirgli una vita tranquilla dove non debbano mai mancare le cose indispensabili (e non sempre e possibile).
2)Non avrei preferito vivere nelle ristrettezze ma,ti ripeto, comprare pochi giochi non credo si possa definire "vivere nella ristrettezza"
3)Crescendo ho capito da sola che c'erano persone che non avevano quanto avevo io, e molto prima dei 18 anni, e sono sempre stata generosa con chi aveva meno di me. Però non ero per niente riconoscente ai miei di quello che mi avevano sempre dato(e non solo in senso materiale), forse anche a causa loro che poco si ponevano il problema di dovermi per forza far capire quanto valesse ciò che avevo. A 18 anni ho avuto l'illuminazione di apprezzare il duro lavoro che i miei facevano e che mi ha permesso di studiare,fare viaggi avere il motorino..
Nel post aperto da gwen si parla di comprare giocattoli ogni giorno, quindi di cose puramente materiali e perciò per me è comunque uno spreco di soldi farlo, anche se potessi.
Scusa se sono stata poco chiara ma sto lavorando e ho scritto a stolzi,ora devo scappare!
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caterina
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Post by caterina »

Ahahahahah la pensiamo proprio diversamente!
Può anche essere un problema di terminologia, ma resto della mia opinione.
Anche se ha 20 mesi io ho il dovere di dare delle regole. Che poi le mie siano più rigide e ferree, ho capito che è innegabile.

Io non la faccio urlare nei luoghi pubblici, non la faccio scendere dal carrello o dal passeggino e se gnola perchè vuole prendere in mano qualcosa, la riprendo.

Io sono sola, quindi me la smazzo tutto il giorno e dappertutto. Non posso permettermi e non voglio permetterle di perdere ore a frignare.

Vi potrò sembrare troppo severa o ingiusta, per me non è così. A 20 mesi sa benissimo quando sta esagerando. Infatti basta un Rachele detto a voce sostenuta e lei si blocca.

Un bambino che urla in un luogo pubblico lo trovo poco educato.
Che ci posso fare?
E così se corre. Io la blocco.
Può correre al parco, a casa, dove vuole, ma non dove c'è altra gente. Non mi importa se è entusiamo o meno. MI fa piacere che sia felice, ma così facendo si mette in pericolo e può mettere in pericolo gli altri.
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Sto leggendo: Il circo dei vampiri
franziskova
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Post by franziskova »

alemia wrote: ma quindi? se tu puoi permettere una vita agiata a tuo figlio ti industri affinchè non sia poi così agiata come potrebbe?
in modo che sia preparato alle possibilità, anche brutte, che la vita gli può riservare?

.
secondo me non è quello il punto, la domanda che si poneva gwen era circa la percezione del valore dei giochi di sua figlia alla quale compra uno, due, tre giochi ogni volta che esce di casa con lei.

io non trovo questo comportamento sbagliato in sè, però mi fa pensare che questo gesto ormai automatico, possa diventare per un bambino la normalità e che quanto comprato sia meno apprezzato rispetto al regalo sporadico o fatto in sola occasione di ricorrenze.

poi se una mamma sa che se lo potrà sempre permettere e che ha piacere nel vedere la faccia contenta della figlia che esce dal super col gioco in mano, che problema c'è?
se la mamma vive il possesso degli oggetti come gratificante è ovvio che trasmette questa cosa alla figlia, ma va bene se vissuto serenamente dalla mamma, mentre gwen mi pare che sei combattuta e non convinta fino in fondo o no?
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