Quando mi vieni a prendere?

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chiaretta_1974

Post by chiaretta_1974 »

Lelia wrote:Io...una via di mezzo. So che siamo tutti potenzialmente peribili entro breve, ma non vivo (più) con l'angoscia che tutti mi muoiano intorno. E per il resto, autoquoto la mia firma.
Poi per carità, se questa occasione è stata spunto per delle riflessioni importanti ben vengano le riflessioni, ma la mia opinione sulla canzone in sé e per sé resta quella espressa nelle pagine precedenti.

non ho sentito la canzone e non ho intenzione di farlo :sticazzi:
per il resto, forse prima o poi vivrò più serenamente questa cosa, si spera.
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Paola
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Post by Paola »

Lelia wrote:
E poi francamente continuo a non capire il legame tra l'aborto della sua compagna e questa canzone, che di tutto parla tranne che di aborto. .
No, non parla di aborto la canzone, ma parla di morte, di distacco, di non vedersi più, dell'angoscia che ti prende la notte e che ti attanaglia la gola al solo pensiero che tuo figlio potrebbe morire, parla di rimanere "attaccati alla vita", parla di un mostro che è quello che vive le giornate di alcune persone (come me) che vivono costantemente con lo spettro della morte addosso, parla di me bambina che se mia madre mi lasciava "piangente" all'asilo pensavo non sarebbe più venuta a riprendermi eprché sarebbe morta come il nonno, così, all'improvviso.

La morte dei bambini è un pretesto letetrario, così come la colazione della madre o il nervosismo della maestra, sta parlando d'altro ligabue, sta parlando di mostri che a volte popolano le menti e che non dovrebbero, e popolano luoghi come la scuola e non dovrebbero.

Non dico che non sia un pugno nello stomaco, ma a me come a jersey qualcosa di "buono" lo tira fuori.
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Post by Paola »

Lelia wrote:Appunto. Onestamente non credo ci fosse bisogno di Ligabue per insegnarci a non dare per scontati gli affetti importanti della nostra vita. Sarà che io ho perso gran parte della mia famiglia in modo improvviso e imprevedibile, non mi sono mai concessa il lusso di pensare di dare per scontate le persone che amo, né di ritenere eterne le loro esistenze.
Non è sempre così lelia, credimi.
L'unica cosa che mi colma dell'assenza di mio padre è di avergli dichiarato tutto il mio amore negli ultimi sei mesi di vita. A volte mi sento persino "blasfema" al pensiero che, su una mia ipotetica classifica di dolore, ho preferito accompagnarlo alla morte che vederlo morire all'improvviso, non avrei sopportato il peso di non avergli più baciato le guance "da grande", di non aver più cosleeppato perché adulta, mi ha salvato la SUA malattia lunga e dolorosa.
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