Questo è ovvio.rufy wrote:
2) Silvia, fare sport non e' un -solo- un modo per dimagrire.
Io ho iniziato a correre quando non avevo ancora iniziato la dieta. Correvo solo perche' mi faceva stare bene a livello psicologico, le calorie non c'entravano nulla, tant'e' che dopo la corsa ci prendavamo la conchiglia alla crema calda!
E ora che nn seguo nessuna dieta (perche' mi sono rotta le palle) continuo a correre perche', appunto, ascolto il mio corpo e sento che mi fa bene.
Però credo che l'80% delle persone che fa sport non lo faccia per una questione di salute ma per un controllo o recupero ponderale.
E non ci vedo niente di male, se non il fatto che poi ne diventi un po' schiavo.
La corsa poi è uno di quegli sport che in effetti con la dieta ci azzecca poco
perchè bisognerebbe correre DOPO aver perso peso, non PER o PRIMA.
Almeno, questo dice Barbara che corre da sempre.
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L’exercise dependence o exercise addiction, come viene anche chiamata tale sintomatologia in lingua inglese, non è sempre un problema quantitativo e certamente non è soltanto un problema di abuso di sport. Non necessariamente comporta over-training, perché non sempre la costanza nella pratica sportiva coincide con un’attività estenuante, e soprattutto si connota per alcune caratteristiche psicologiche distintive. La frequenza dell’allenamento non rappresenta un buon metro diagnostico dal momento che non fornisce alcun dato sulle importanti differenze motivazionali, attitudinali ed emozionali che hanno permesso di distinguere tre tipologie di persone che si rapportano in modo non equilibrato, talvolta maniacale e intenso, all’attività sportiva (De La Torre, 1995).
Una prima categoria di “maniaci sportivi” è rappresentata dai cosiddetti “sani nevrotici”, ossia coloro i quali traggono un positivo miglioramento dalla pratica sportiva che è accompagnata da un senso di benessere, di realizzazione e di successo.
Altre persone appartengono al gruppo degli “sportivi compulsivi”, in cui l’attività fisica è un modo come un altro per sostenere una precisa routine che conferisce un senso di controllo e di superiorità morale.
Infine, ci sono i “dipendenti dallo sport” in cui l’attività fisica ha una funzione di regolatore dell’umore e di uno squilibrio interno e in cui essa finisce per dominare in modo crescente l’intera vita.
È solo in quest’ultima condizione che si può parlare di “dipendenza sportiva” definita primaria se ritenuta indipendente da altre patologie, oppure secondaria, quando è associata a sintomi di sottostanti disturbi alimentari, in cui l’esercizio fisico gioca un ruolo fondamentale nel tentativo di controllo del peso e dell’immagine corporea.

