Per me non è un messaggio che deve passare, o meglio passerà inevitabilmente in certi contesti meritocratici (su cui comunque mi interrogo, sno sempre meno sicura di volerla calare in un contesto scolastico tadizionale ad esempio), ma nella nostra famiglia non c'è meritocrazia, le cose non si fanno e non si danno perchè ti compoti come ti diciamo noi, ma perchè ci si vuole bene.ema-mela wrote:vero, ma allora, la meritocrazia come la insegni?
cioè come si fa a far passare il messaggio che i premi bisogna meritarseli? o non è un messaggio che deve passare?
Non credo nei rinforzi positivi e negativi, danno frutto solo nell'immediato, io non voglio proprio che faccia qualcosa per ottenere una gratifiicazione estrinseca, vorrei la facesse pechè capisse le ragioni per cui la chiedo (e se non so spiegarle ne deduco che non ne ho di valide e posso evitare di darle l'assillo), o perchè è una cosa che ha un valore intrinsco da potersi godere.
I regali comunque sono gratis, non si guadagnano, e vorrei poi sapere cosa può fare un bimbo per non meritarseli... si comporterà da bimbo, il che include (menomale) anche casino, oppositività, autonomia di giudizio...
Diverso è il discorso di far presente che certe cose hanno un effetto spiacevole (momentaneo ma spiacevole) sull'altra persona ("così mi fai male", "se rompi quella cosa mi dispiace"...).
Per le minacce idem: se non devi fare una cosa sarà perchè comporta un rischio reale che ti posso spiegare, non ha senso inventarne uno immaginario.
Le minacce a sfondo "abbandonico" poi le detesto con tutte le mie forze, secondo me sono troppo da sopportare per un bimbo, è troppo pensare di esser stato così cattivo da essere "lasciato lì" o "buttato via" dalla mamma.
Ma poi comunque tra aduti non lo faremmo mai, mica dico a mio marito, se mi fa incazzare, "guarda che divorzio". Per me è importantissimo che (lei) abbia chiaro che per quanto si possa essere arrabbiati non c'è rabbia capace di mettere in forse l'affetto tra noi (tra m e lei, lei e il papà, anche tra me e papà).
