Infatti, non sarebbe farina del mio sacco :cisssss:vinziana wrote:purtroppo, non è lei a dover palesare. se arriva a questo, significa che già c'è dentro fino al collo!
non si tratta nemmeno di essere in confidenza, pensa che le mie migliori amiche non si sono mai accorte di nulla, e quella che ha figli mi ha sminuita sempre, quindi...e le persone di cui parlavo prima erano i miei genitori.
semplicemente (secondo me) gradirà la presenza discreta e affettuosa di persone giovani con bimbi piccoli, con le quali parlare e confrontarsi....e tu le porterai tutti i bei consigli che ci sono nel forum!!![]()
Sulla depressione post partum
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Gwen
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moon373
Gwen, è onorevole da parte tua preoccuparti per la tua vicina.Gwen wrote:Io la depressione post partum non la ho mai avuta nemmeno di striscio, e non ho mai avuto persone a me vicine che la avessero (o meglio, quelle poche che conosco ad averla avuta la hanno avuta quando ancora non ci conoscevamo), quindi in materia sono una capra.
Una mia vicina di casa (e buonissima conoscente anche se non posso definirla amica perchè non ho ancora tantissima confidenza con lei) sta per partorire, si dice preoccupata dalla depressione post partum, più che altro perchè una sua amica le ha raccontato della sua di depressione, e lei si è spaventata, pur avendo già un'altra figlia ed avendola sfangata senza nessun problema.
L'altra mia vicina di casa (e nostra amica) la depressione, ci racconta, la ha avuta.
E ieri quando la panzona ne stava parlando con noi due io le ho detto (un pò per sdrammatizzare perchè lei ora ha il terrore che le prenda), che quando si sentirà giù (semmai accadrà) non dovrà far altro che chiudere la porta e venire da noi portandosi le due belve.
Da solita cazzona quale sono le ho fatte ridere e amen.
Ma di fatto, come aiutarla?
Il fatto che non la abbia avuta può essere un buon segno ma non credo sia una garanzia.
Il fatto che ci pensi intrippata invece la può condizionare negativamente preparando un terreno fertile o non c'entra niente?
Nel caso, come accorgersene se le capita?Cosa fare per aiutarla se le capita?Per prevenire un pò eventuali momenti di crisi?
Calcolate che lei è a casa con una bimba di 5 anni, non ha aiuti e il marito lavora, ma noi siamo due persone che non sono a casa tutti i giorni tutto il giorno, rispettivamente con un figlio sul groppone, rischiamo di non esserci al momento del bisogno, e comunque non vorrei che lei non ci chiamasse per disagio suo, non vorrei non capire io i segnali, e nemmeno essere troppo invadente, cercandola tutto il tempo.
Che consigli mi date?
Io sono un pò spaesata poichè secondo me la depressione post partum non è data tanto da situazioni oggettive (il figlio non dorme, ha le coliche ecc.=depressione post partum, se è buono=non depressione post partum assicurata), è più data da come è la persona in quel momento (in maniera anche incolpevole e casuale, non è che ci sia sempre un merito nel non averla, lo dico prima che si scateni una bufera).
E quindi non è che mi basti vagliare le condizioni oggettive della cosa.
La buona samaritana è di nuovo all'attacco :ahahaha: aiutatemi per favore a capirci qualcosa.
Purtroppo è qualcosa che conosco bene.
Non bisogna essere predisposti: io non lo ero!
E' un male subdolo che colpisce all'improvviso e non ci sono sintomi premonitori, almeno io non li ho avuti!
Spesso si confonde con i baby blues, le lacrime puerperali che in genere spariscono nel giro di qualche giorno o settimana.
La DPP arriva dopo...
Io non ho avuto problemi di pianto dopo il parto: ero felicissima, mi sentivo un leone, non avevo problemi ad allattare Ale di notte, nè avevo paure particolari.
Alessandro mangiava e dormiva, non aveva coliche... era un bambolotto!
Eppure, dopo un mese, ho iniziato a stare male: all'improvviso non riuscivo più a stare sola con Ale, mi spaventava solo l'idea, ho comincato a provare una sorta di apatia, di stanchezza e di tristezza, tutto mi pesava!
Mi sentivo completamente estranea a mio figlio, come se non l'avessi partorito io, lo guardavo e mi sembrava di non riuscire ad amarlo.
Era terribile provare quelle sensazioni!
Nei momenti di lucidità mi sentivo una merda: non avevo mai sentito parlare di DPP, avevo frequentato il corso pre-parto ma nessuno si era mai preso l'incomodo di parlarci di questo rischio.
Fortunatamente ho continuato ad occuparmi di lui, l'ho allattato, l'ho curato, ho fatto quello quello che tutte le mamme fanno, segno che l'istinto materno non scompare e vince contro tutto e tutti.
Ne sono uscita dopo circa sei mesi.
Aiutare una persona con DPP non è cosa facile: si tende a nascondere ciò che si prova come fosse un delitto, una cosa di cui vergognarsi.
La mamma con DPP si nasconde dietro falsi sorrisi, dietro a continue rassicurazioni sul suo essere felice e sul suo stare bene.
Se tornassi indietro, col senno di poi, andrei immediatamente da uno specialista: mi curerei, perchè la DPP è una malattia che ha bisogno di un medico per passare.
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emanuela1977
Queste parole le avrei potute scrivere io. Sono stata benissimo e felicissima (tanto che volevo subito un altro figlio) fino ai 3 mesi di Agata. Dopo, improvvisamente, la DPP mi ha colpita come un fulmine a ciel sereno. Ho provato le stesse cose provate da Moon e in più avevo attacchi di panico e ansia. Avevo difficoltà a prendermi cura di mia figlia (desideratissima) se ero da sola.moon373 wrote:Gwen, è onorevole da parte tua preoccuparti per la tua vicina.
Purtroppo è qualcosa che conosco bene.
Non bisogna essere predisposti: io non lo ero!
E' un male subdolo che colpisce all'improvviso e non ci sono sintomi premonitori, almeno io non li ho avuti!
Spesso si confonde con i baby blues, le lacrime puerperali che in genere spariscono nel giro di qualche giorno o settimana.
La DPP arriva dopo...
Io non ho avuto problemi di pianto dopo il parto: ero felicissima, mi sentivo un leone, non avevo problemi ad allattare Ale di notte, nè avevo paure particolari.
Alessandro mangiava e dormiva, non aveva coliche... era un bambolotto!
Eppure, dopo un mese, ho iniziato a stare male: all'improvviso non riuscivo più a stare sola con Ale, mi spaventava solo l'idea, ho comincato a provare una sorta di apatia, di stanchezza e di tristezza, tutto mi pesava!
Mi sentivo completamente estranea a mio figlio, come se non l'avessi partorito io, lo guardavo e mi sembrava di non riuscire ad amarlo.
Era terribile provare quelle sensazioni!
Nei momenti di lucidità mi sentivo una merda: non avevo mai sentito parlare di DPP, avevo frequentato il corso pre-parto ma nessuno si era mai preso l'incomodo di parlarci di questo rischio.
Fortunatamente ho continuato ad occuparmi di lui, l'ho allattato, l'ho curato, ho fatto quello quello che tutte le mamme fanno, segno che l'istinto materno non scompare e vince contro tutto e tutti.
Ne sono uscita dopo circa sei mesi.
Aiutare una persona con DPP non è cosa facile: si tende a nascondere ciò che si prova come fosse un delitto, una cosa di cui vergognarsi.
La mamma con DPP si nasconde dietro falsi sorrisi, dietro a continue rassicurazioni sul suo essere felice e sul suo stare bene.
Se tornassi indietro, col senno di poi, andrei immediatamente da uno specialista: mi curerei, perchè la DPP è una malattia che ha bisogno di un medico per passare.
Quando mi sono resa conto che qualcosa non andava, ho chiesto aiuto subitissimo al mio medico di base e lì sono stata curata con farmaci. Tieni conto che peggioravo di giorno in giorno e sono arrivata che ero alla frutta.
Io che ci sono passata vedo subito dagli occhi se una persona è felice o meno (sarà che sono più sensibile, ma mi accorgo subito se una persona ha qualcosa che non va).
Se la tua amica dovesse aver bisogno di te, fai quello che ti ha detto Lory: non le dire mai "tirati su che non è nulla". Le devi dire che è un momento un po' delicato, che tantissime donne l'hanno passato e che passerà.
Il mio medico mi diceva sempre che se cercavo una spiegazione razionale al mio malessere aumentavo la mia ansia e di non farlo. Di pensare che questo periodo sarebbe passato.
Le puoi stare vicino con qualche chiacchera che la faccia svagare dal suo pensiero e magari la puoi aiutare con il figlio se si sentirà troppo stanca da farlo lei.
Se io avessi avuto un po' più di compagnia e qualche aiuto quando mia figlia era disperata per le coliche, magari sarei stata un po' più sollevata.
Ti abbraccio Gwen.