Azur wrote:Barbara, io capisco le ottime intenzioni e l'idea di voler alleviare il disagio di un bambino,
solo che quello che dici tu "insegnare qualche frase" con un bambino piccolo non è molto fattibile, né particolarmente utile.
1 - Fattibilità: I bambini fino ai 10-12 apprendono le lingue quasi esclusivamente in un contesto del genere "full immersion", ovvero quando sono immersi nella lingua e la sentono parlare e utilizzare in tutte le diverse situazioni quotidiane, è un tipo di apprendimento lento, che avviene in modo identico (o quasi, a seconda del momento in cui avviene) a quello della prima lingua (quanto ci mette un bimbo a imparare a parlare e a strutturare frasi nella sua prima lingua?)
Gli altri tipi di insegnamento (quello scolastico tradizionale, che può essere riproposto anche in famiglia per insegnare qualche frase di un'altra lingua) sono efficaci solo dai 10-12 anni in poi (quando esiste già una conoscenza della struttura sintattico-grammaticale di una prima lingua e il cervello ha raggiunto uno sviluppo adulto).
2 - Utiilità: io credo che lo spaesamento e il disagio di un bimbo all'asilo siano un fatto "globale", non penso che saper dire "ho sete/ho sonno/mi scappa la pipì" possa alleviarlo in alcun modo.
La questione è più complessa.
Pensa un attimo ad es. se ti dovessi trovare a lavorare in un nuovo ufficio in un paese straniero: conoscere 5 o 10 frasi nella lingua locale non sarebbe certo sufficiente a farti sentire a tuo agio.
Per raggiungere lo scopo ci vorrebbe una conoscenza della lingua molto superiore (come anche una conoscenza dell'ambiente, delle persone e delle regole).
Tornando al parallelo dell'asilo, per dare al bambino una conoscenza dell'italiano sufficiente a farlo sentire a proprio agio (per lo meno dal punto di vista lingua, tralasciando gli altri fattori), la famiglia -viste anche le modalità di apprendimento di un bimbo piccolo- avrebbe dovuto già parecchio tempo prima iniziare a parlare prevalentemente italiano in casa, mettendo a rischio o rinunciando di fatto a portare avanti la propria lingua (con quel che ne consegue, è una perdita enorme a livello culturale e di identità)
(Conosco persone che l'hanno fatto, proprio per i motivi che dici tu, aiutare il bimbo nell'inserimento scolastico, e se ne sono molto pentiti, perché poi "recuperare" la lingua di casa/minoritaria è molto difficile, spesso impossibile).
essendo ignorante in materia non sapevo che per imparare qualche frase bisognava accantonare la lingua madre, però mi fanno tanta tenerezza questi bambini, così spaesati che il primo pensiero è stato appunto quello, insegnategli qualche parola, poverini. poi leggendo la tua risposta capisco il perchè non lo fanno, giustamente vogliono tener viva la loro lingua.