no scusa ma se tu leggi i miei interventi ( lo so il post è lunghino) io parlo sempre di insegnare qualche frase o parola, non ho mai detto che devono parlare in italiano 24 ore su 24, visto che la bambina in questione parla molto bene il rumeno non penso che se i genitori le insegnino tre frasi, e quattro parole compromettano la lingua madre, anche perchè ripeto loro parlano molto bene l'italiano lavorano con italiani, era solo per non vedere questa cucciolina così spaesata, mi fa molta tristezza e tenerezza, anche perchè come ho detto nella nostra realtà 25-26 bambini per sezione con solo una maestra senza compresenza, anche il loro lavoro non è facile se poi hanno 2-3 bambini che non capiscono e non parlano l'italiano è dura soprattuto il primo mese, è la realtà che purtroppo vedo tutti gli anni e per tutto l'anno perchè anche a inizio anno entrano dei bambini nuovi.losbanos wrote:No, tu hai detto che è sbagliato che il genitore che conosce l'italiano continui a parlare con i figli nella sua lingua madre. Invece è il contrario, è giusto che la lingua madre (si chiama così per un motivo) resti la lingua della famiglia.
In fin dei conti, sarà sempre la lingua minoritaria, perché questi bambini saranno maggiormente a contatto con persone che parlano italiano e con tutte le situazioni collegate alla vita qui.
mauan non parla l'italiano
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kida
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Azur
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Barbara, io capisco le ottime intenzioni e l'idea di voler alleviare il disagio di un bambino,barbarab wrote: io parlo sempre di insegnare qualche frase o parola, non ho mai detto che devono parlare in italiano 24 ore su 24, visto che la bambina in questione parla molto bene il rumeno non penso che se i genitori le insegnino tre frasi, e quattro parole compromettano la lingua madre
solo che quello che dici tu "insegnare qualche frase" con un bambino piccolo non è molto fattibile, né particolarmente utile.
1 - Fattibilità: I bambini fino ai 10-12 apprendono le lingue quasi esclusivamente in un contesto del genere "full immersion", ovvero quando sono immersi nella lingua e la sentono parlare e utilizzare in tutte le diverse situazioni quotidiane, è un tipo di apprendimento lento, che avviene in modo identico (o quasi, a seconda del momento in cui avviene) a quello della prima lingua (quanto ci mette un bimbo a imparare a parlare e a strutturare frasi nella sua prima lingua?)
Gli altri tipi di insegnamento (quello scolastico tradizionale, che può essere riproposto anche in famiglia per insegnare qualche frase di un'altra lingua) sono efficaci solo dai 10-12 anni in poi (quando esiste già una conoscenza della struttura sintattico-grammaticale di una prima lingua e il cervello ha raggiunto uno sviluppo adulto).
2 - Utiilità: io credo che lo spaesamento e il disagio di un bimbo all'asilo siano un fatto "globale", non penso che saper dire "ho sete/ho sonno/mi scappa la pipì" possa alleviarlo in alcun modo.
La questione è più complessa.
Pensa un attimo ad es. se ti dovessi trovare a lavorare in un nuovo ufficio in un paese straniero: conoscere 5 o 10 frasi nella lingua locale non sarebbe certo sufficiente a farti sentire a tuo agio.
Per raggiungere lo scopo ci vorrebbe una conoscenza della lingua molto superiore (come anche una conoscenza dell'ambiente, delle persone e delle regole).
Tornando al parallelo dell'asilo, per dare al bambino una conoscenza dell'italiano sufficiente a farlo sentire a proprio agio (per lo meno dal punto di vista lingua, tralasciando gli altri fattori), la famiglia -viste anche le modalità di apprendimento di un bimbo piccolo- avrebbe dovuto già parecchio tempo prima iniziare a parlare prevalentemente italiano in casa, mettendo a rischio o rinunciando di fatto a portare avanti la propria lingua (con quel che ne consegue, è una perdita enorme a livello culturale e di identità)
(Conosco persone che l'hanno fatto, proprio per i motivi che dici tu, aiutare il bimbo nell'inserimento scolastico, e se ne sono molto pentiti, perché poi "recuperare" la lingua di casa/minoritaria è molto difficile, spesso impossibile).
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alemia
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non ho letto altro che il tuo primo postAlessia wrote:l'altro giorno accompagnando mio figlio a scuola mi sono fermata a parlare con la maestra.
tra un discorso e l'altro esce fuori che sono entrati tre bambini nuovi stranieri che non parlano l'italiano.
due di questi non capiscono nemmeno una parola.
i genitori sanno parlare italiano, ma evidentemente non lo hanno insegnato per niente ai figli che ora poverini si trovano in classe insieme a tutti gli altri senza riuscire a capire cosa dice la maestra e cosa dicono gli altri bimbi.
una bimba era seduta vicino alla maestra, sguardo basso, si vedeva che era sofferente, la maestra ha detto che i primi due giorni ha pianto di continuo e non sapevano proprio come consolarla perché lei non capisce una parola.
ora, al di là dei soliti discorsi sull'integrazione dico io, come può un genitore ignorare una situazione del genere?
questi genitori non collaborano con le insegnanti, per avere la maestra di sostegno c'è bisogno di collaborazione da parte loro, che invece alzano le spalle e lasciano i figli in questa situazione di completo disagio.
come si fa ad integrare questi bambini? come si fa ad andare avanti con i programmi in queste condizioni? siamo sempre noi la causa delle discriminazioni o talvolta anche gli stranieri dovrebbero fare qualche sforzo in più?
ed intanto ti rispondo per esperienza
il topo l'anno scorso ha cominciato la prima, ed in classe c'era un bimbo turco, che non parlava nemmeno l'inglese
ed un bimbo russo adottato
il bimbo russo è arrivato a dicembre, posso solo dirti che senza sostegno nè altro, solo con la bravura della maestra, e con l'interazione degli altri bimbi, questi piccolini sono arrivati a fine anno che sapevano fare le stesse cose degli altri
e posso dirti che hanno svolto un programma completo ed erano anche abbastanza avanti rispetto agli altri bimbi di prima
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