Morte annunciata

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Moderator: Paola

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Ambra
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Post by Ambra »

vorrei saperlo.
Vorrei avere il diritto in prima persona di sapere cosa accada nel mio corpo
Vorrei poter scegliere il percorso meno doloroso fisicamente parlando.
Vorrei poter scegliere come sistemare le mie questioni burocratiche per
non lasciare nessuno nelle piste dal punto di vista economico ed organizzativo.
Vorrei poter decidere eventualmente di non curarmi e non sottopormi ad inutili
torture solo per guadagnare qualche mese in più.
Vorrei morire con dignità,scegliere di non essere comandata a bacchetta dal
professore di turno o dall´ansia dei miei cari.

Ok,il fato potrebbe,come dice Sara,giocarmi lo scherzo di farmi morire prima
o dopo,ma con la cognizione del fatto di sapere che probabilmente mi manca
poco potrei dedicare a me stessa e agli altri delle attenzioni particolari
e magari prima che mi abbandonino le forze fare qualcosa che avrei sempre
desiderato di fare.
Potrei morire guardando l´alba nel deserto,chissà,come fece una signora che conoscevo
e che sapeva di morire.

Saperlo è quasi un lusso se vogliamo.
Si vive nell´ansia di morire,questo non lo toglie nessuno,ma credo che avere
la possibilità di sapere di avere una malattia mortale sia un diritto..non amo essere
trattata da scema e non lo tollererei.
Avendo la conoscenza giusta non cerdo riuscirebbero a mentirmi e non potrei
sopportare "il gioco del non dirsi le cose quando tutti sanno"...

Poi sono scelte personalissime e tra il dire e il fare...

Diciamo che per adesso la penso così.

Un bacio
Ambra(13/04/1978)
Jari(03/07/2003)Leni(04/06/2006)
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http://amberinzombieland.blogspot.com
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la Martina
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Post by la Martina »

Paola M. wrote:Se avessi una malattia incurabile non ci sarebbe la necessità di farmelo sapere, perché lo saprei da me, perché avrei chiesto, incalzato, voluto vedere l'esito degli esami, valutato altri pareri.

Questo OGGI, da giovane, con i bambini piccoli e una vita che NON è SOLO mia, per cui la MIA morte segnerebbe la morte di tante dinamiche e affetti che invece dovrebbero vivere ancora a lungo, vorrei anche sapere (e ripeto, non ci sarebbe modo di tenermelo nascosto) perché ho la supponenza di poter sconfiggere la malattia, se non la morte.

Se invece fossi vecchia, ma anche solo attempata, coi figli grandi, con la loro vita ma che in caso di malattia si dedicassero a me, probabilmente saprei anche se non me lo dicono, ma non vorrei che fossero loro a farmelo sapere se non se la sentono, se non vogliono verbalizzare l'annuncio di morte.

Li lascerei liberi di occuparsi di me come fossi una bambina, perché quando i figli sono grandi e i genitori sono vecchi c'è, per una strano destino, un ribaltamento di ruoli.

Per come sono fatta, probabilmente, fermerei un medico che mi ha in cura, chiederei a lui quanto mi resta e gli farei mille raccomandazioni affinché non dica ai miei figli che io so. E per assurdo, se loro non sapessero perché non vivono la mia quotidianità sarei io a tenerlo nascosto a loro.

Insomma Simona, io credo che se una persona volesse sapere SA, se finge di non sapere o non vuole sapere o non ne vuole parlarne apertamente (perché al giorno d'oggi una chemioterapia è sempre indice di cancro che spesso fa il paio con morte) credo sia anche suo diritto non parlarne con chi ama, perché elaborare il proprio lutto è anche più doloroso che morire, e non tutti ne hanno le capacità e non tutti ne hanno la voglia.

Mio padre fu uno di questi e io fui una di quelle figlie che si prese cura di lui come un bambino (per altro stanotte fanno 15 anni), io so che lui sapeva, forse all'inizio no, all'inizio aveva la speranza di farcela: il corpo reagiva bene alla chemioterapia, per i capelli non era un problema, la vita scorreva tranquilla.
Poi iniziò il dolore, il corpo stanco che iniziava a perdere i colpi, la mente meno lucida, fra una frase e l'altra capivo che sapeva ma non mi fece mai la domanda diretta e so che lo fece perché voleva lasciarmi con l'illusione che sì, ce l'avremmo fatta, ma intanto lui elaborava la sua morte.

La elaborò come solo i grandi uomini sanno fare, quelli che vivono e hanno vissuto tutta una vita in pace con se stessi e in pace con gli altri, con la consapevolezza di non aver mai fatto del male, non simise di fumare e non smise di bere un bicchiere di vino a tavola, non si disperò ma attese con me al suo fianco, si lasciò cullare, curare, accudire.
Attese un mio allontanamento per morire, perché con me vicino non avrebbe mai potuto spirare liberamente. Lo fece con mia madre perché sapeva che lei piuttosto di vederlo soffrire così lo avrebbe lasciato andare e così fu ed io sono ben felice di non avergli mail tolto l'illusione di avere tolto a me la speranza.

Non so e non mi interessa quali siano i diritti di un malato, perché la malattia none ra solo sua, era mia, nostra, universale e insieme ci siamo disegnati quei pochi mesi che ci rimanevano senza tanto chiederci chi sapeva cosa.

Ti voglio bene.
Paola, l'amore che traspare da queste righe, la grandezza con cui ti sei portata nei suoi confronti... Non ci sono parole
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ma uffa...[/CENTER]
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veruz
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Post by veruz »

troppi_gatti wrote:però france, vedi, si parla del "diritto di saperlo".
e invece secondo me questo diritto non esiste.

l'uomo non sa quando morirà, posso avere un cancro e dover morire tra 2 mesi e non saperlo.
o saperlo, ed essere investita da un bus domani.
o saperlo, e viverne invece 8.
o essere sana, ed essere uccisa da un pazzo mercoledì prossimo.

capisci dove voglio andare a parare?
te lo chiedo perchè mi rendo conto di essere ben confusa nell'esprimermi.

l'uomo non sa quando morirà, ed è qui che risiede la natura umana.
se sapessi la mia data di morte, fosse anche fra 100 anni, sarei la sara che sono?
mi godrei tutto mille volte più forte, o vivrei quel che mi resta con ansia e terrore?

non è naturale sapere quando si morirà, e non lo è neppure sapere quando moriranno i nostri cari.

con questo non voglio dire che i medici non dovrebbero dirlo, affatto.
solo che è strano, se mi passi il termine.
è un pò che ci penso e arrivo alla conclusione che credo sia un diritto nel momento in cui altri intorno a me sanno che sto per morire.
Anche questo forse non è naturale ma accade e allora io credo che si possa parlare di diritto alla consapevolezza di ciò che intorno a me altri sanno
Soglia: oh, pensa che è, per due che si amano
logorare un po’ la propria soglia di casa già alquanto consunta,
anche loro, dopo dei tanti di prima,
e prima di quelli di dopo… leggermente.

Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi



Giovanni 9.12.2009
Aspetto una bambina da 35 settimane.



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