Educare un figlio

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Valentina71

Post by Valentina71 »

LauraDani wrote: (comando io/comandi tu).
Tornando all'esempio del seggiolino auto, potresti dire a tua figlia che l'automobile di mamma non si muove se tutti non hanno allacciate le loro cinture: immagino tua figlia non lo faccia solo quando devi andare a lavoro, ma anche il sabato e la domenica (c'è tempo e ci si può permetetre di restare in macchina mezz'ora prima di partire, o di non partire affatto :ehehe: ).
Già provato: non funziona! Se le va, sale anche subito nel seggiolino; se non le va, si può stare fermi in auto per un'ora senza che lei se ne dia per inteso.
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Sheireh
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Post by Sheireh »

Valentina71 wrote:Per rispondere a Sheireh, sì, avrei dovuto specificare ciò che è successo alla mia amica.
Perchè merita una riflessione.
Lei lavorava quando suo figlio frequentava la scuola materna, e l'orario di lavoro si combinava bene con quello del bimbo.
Perciò, al momento di iscriverlo alla primaria, decide per una scuola vicinissima a casa sua, a tempo pieno (fino alle 16 tutti i giorni con possibilità di mensa) e col sabato libero.
Tutto bene, finchè all'improvviso il bimbo comincia a far scene dicendo che in quella scuola lui non ci vuole andare, perchè non gli piace. Alla proposta di andare almeno a vederla, a conoscere le maestre oppone un deciso rifiuto e dice che si comporterà malissimo se verrà iscritto lì.
La mamma, allora, a malincuore lo iscrive all'altra scuola di zona, che ha un orario folle (un giorno 5 ore tutte al mattino, 3 giorni 4 ore, 2 giorni 6 ore di cui 2 pomeridiane senza mensa). Risulta subito impossibile conciliare questi orari col lavoro della mamma, che quindi è costretta a licenziarsi e a trovare un risicatissimo part time insoddisfacente professionalmente ed economicamente.
Questo sarebbe nulla, se non fosse per un piccolo particolare: il bambino nella scuola che lui stesso ha scelto si trova malissimo. Si lamenta in continuazione delle maestre, dei compagni, delle attività.
Ora, fra adulti chi sceglie paga le conseguenze della propria decisione.. Ma un bambino non penso possa essere colpevolizzato per aver fatto una scelta sbagliata quando ovviamente non aveva gli strumenti per farla giusta.
E' per questo che penso che a volte i genitori debbano scegliere per i figli.
Ha provato a approfondire sul perché questa scuola non gli andava a genio? Magari c'erano motivazioni "psicologiche" particolari.
In ogni caso, credo che avrei provato a portarlo lì comunque, per un po' di tempo e avrei deciso sul lungo termine.
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"Mi viene in mente solo un'espressione leggendoti: pacha mama ossia madre terra in lingua quechua" - Marylizard

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Valentina71

Post by Valentina71 »

Sheireh wrote:La questione della sicurezza è uno, se non forse l'unico, caso in cui l'imposizione è necessaria.
Chiaro che si cerca di ridurre al minimo le occasioni di "attrito" (non ti ci porto se non è necessario), si cerca di mantenere la calma e non di urlarle addosso, etc.
Ma è come non potergli permettere di giocare in mezzo alla strada (mentre sdraiati sul marciapiede lo si può fare, tanto per dirne una che in genere fa inorridire le mamme ma che non porta pericoli) o giocare con l'ascia della legna in garage.
A volte siamo d'accordo, vedo!
la mia, fra l'altro, sul marciapiede ci passa parecchio tempo a giocare coi micetti della vicina, e (curioso!) ha capito che invece in strada non ci può stare (anche se non è molto trafficata ha una curva cieca, quindi meglio evitare)
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