Una mia cliente cinese, in Italia da parecchi anni, con un'attività commerciale ben avviata, ha mandato i suoi figli in Cina, la prima all'età di tre anni e il secondo ad un anno. Alla mia domanda "Come mai?" mi ha risposto "perchè qui in Italia alla scuola materna fanno solo giocare e non insegnano a scrivere e leggere come da noi in Cina....voi siete indietro". Sono rimasta così :occhiodibue: e non ho più parlato.
Sicuramente la maternità per loro è unn'altra cosa da quello che intendiamo noi. Non critico ma non condivido.
Cultura cinese
Moderator: Paola
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Chloe83
E' vero che hanno un sistema scolastico diverso dal nostro, molto più "intensivo". Ed è innegabile che in certi campi eccellano (come è innegabile che la competitività estrema di cui è permeato abbia spesso ripercussioni gravi, e che il loro sistema incoraggi comunque un certo conformismo, a discapito della creatività).
In realtà, almeno per quanto ho notato io, ognuno tende a preferire "casa sua". I miei fratelli hanno iniziato le scuole in Africa e andavano alla scuola italiana, i figli dei colleghi francesi di mio papà andavano a quella francese... sembrava a tutti la scelta meno "traumatica" in previsione del rientro in patria. Scuole cinesi da noi non ne esistono, per cui forse si rende necessaria una scelta più radicale.
Ma al di là della scuola ci sono davvero tante differenze, tra la nostra cultura e la loro... la nostra espansività, per dire, da loro sarebbe considerata vergognosa. In effetti non deve essere facile nè crescere qui con "codici comportamentali" cinesi nè tantomeno tornare là dopo anni passati in un contesto tanto diverso... da un punto di vista razionale senz'altro è una scelta comprensibile mandarli là. Io però "di pancia" non ce la farei. Ma si ritorna al discorso delle differenze: l'affettività, l'emotività, è una sfera che non deve trapelare, nella loro cultura, dunque credo che nella loro ottica nemmeno si possa permettersi di orientare delle scelte così importanti in base a quella...
In realtà, almeno per quanto ho notato io, ognuno tende a preferire "casa sua". I miei fratelli hanno iniziato le scuole in Africa e andavano alla scuola italiana, i figli dei colleghi francesi di mio papà andavano a quella francese... sembrava a tutti la scelta meno "traumatica" in previsione del rientro in patria. Scuole cinesi da noi non ne esistono, per cui forse si rende necessaria una scelta più radicale.
Ma al di là della scuola ci sono davvero tante differenze, tra la nostra cultura e la loro... la nostra espansività, per dire, da loro sarebbe considerata vergognosa. In effetti non deve essere facile nè crescere qui con "codici comportamentali" cinesi nè tantomeno tornare là dopo anni passati in un contesto tanto diverso... da un punto di vista razionale senz'altro è una scelta comprensibile mandarli là. Io però "di pancia" non ce la farei. Ma si ritorna al discorso delle differenze: l'affettività, l'emotività, è una sfera che non deve trapelare, nella loro cultura, dunque credo che nella loro ottica nemmeno si possa permettersi di orientare delle scelte così importanti in base a quella...
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Azur
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quotoLupina wrote:Onestamente mi costerebbe molto farlo.
Ma per capire dovrei provare a vivere lontana migliaia di chilometri dalla mia terra natia, e confrontarmi con una cultura ai miei occhi bizzarra e per certi versi insensata, come può sembrare quella italiana agli occhi di un orientale.
e quotoluciacc wrote:Ho imprato a non giudicare perche' non abbiamo gli strumenti per capire altre culture. Abbiamo solo gli strumenti per accettarle.
Le culture orientali sono profondamente diverse dalla nostra,
e non mi stupisce che si desideri che i propri figli crescano *davvero* nella cultura che sentiamo più nostra e più viva...
Come tutte qui, anch'io non ce la farei, credo, a mandarli lontano così piccoli, ma dato che l'origine culturale di chi interviene qui è sostanzialmente omogenea non possiamo essere un campione molto rappresentantivo
Per contro, noi in casa abbiamo due orgini diverse (anche non così diverse tra loro come cinese e italiana). Viviamo nella "mia" cultura, ma se fossimo a situazione invertita noi avrei dubbi a mandare i bambini -in età scolare- a passare tutta l'estate con i nonni in Italia... (quindi per un periodo limitato ma pur sempre lunghetto, e più grandini ma pur sempre piccoli...)
E ugualmente penso di mandarli a passare qualche mese soli con i parenti paterni... (all'età delle medie, per questioni logistico-organizzative)
Se entrambi (genitori) fossimo di uno stesso paese e vivessimo in un paese "estraneo" sono sicura che l'esperienza "vacanza lontani soli" l'avremmo già fatta..
