Ma in realtà Gordon non vieta di rassicurare e consolare in assoluto, sconsiglia di farlo nel caso che un figlio si rivolga al genitore per esporre (più o meno esplicitamente, spesso anzi in modo "indiretto") un suo problema. In questo caso consolare o minimizzare sono atteggiamenti che chiudono la comunicazione (se io ti dico che ho un problema e mi sento dire "maddai che non è niente" mi passa la voglia di parlartene... e sono adulta...), e altri atteggiamenti come il suggerire, esortare etc forniscono la soluzioni preconfezionata dell'adulto, che invece dovrebbe porsi come facilitatore in modo che il figlio possa, nel corso del dialogo, far emergere la SUA soluzione.Micaela77 wrote:Entro nella discussione non sapendo quasi nulla del metodo, quindi, prendete le mie parole un po' con le pinze e correggetemi...
Ho, in generale, capito quello che NON va fatto: rassicurare, compatire, minimizzare, elogiare...
ma allora... cosa bisogna fare?
Se un bimbo si fa male, oppure è deluso da qualcosa, o è arrabiato... che si dovrebbe fare se non consolare, rassicurare e minimizzare?
PS: mi sa che è arrivato il momento anche per me di fare questa lettura... per chiarirmi le idee!
Vabbè, questo molto in soldoni.
Comunque anche a casa nostra sono la sola a ritenerlo valido.
O meglio, mio marito è come me assolutamente contrario all'educazione autoritaria a punizioni fisiche e urla, ma riguardo l'ascolto attivo, che è uno dei capisaldi di Gordon, la reputa testualmente "una grande minchiata".
Però io mi ripropongo di usarlo comunque, perchè dovrei rinunciare solo perchè mio marito non ci crede? Siamo due persone, non una, siamo diversi, nostra figlia riceve e riceerà da entrambi cose diverse, mi sembra normale.
