SAPER PERDERE

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Moderator: Paola

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Lella
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Post by Lella »

Rie wrote: :ahahaha:
Non ho presente, ma ti credo sulla parola!


Per me una manina la possiamo dare, parlando con loro, ascoltando la loro frustrazione, senza minimizzarla ma cercando di offrire un contesto di maggior serenità nel gestirla.
... certo che i vincitori che sfottono non aiutano.
Nei miei interventi nella competizione tra fratelli cerco di placare il vincitore spesso e volentieri, affinché il perdente non veda rosso :lol:
si infatti finchè sono in casa e siamo presenti è diverso il discorso.

Ieri ad esempio mi chiedeva di fargli cambiar squadra (che insistendo sarebbe fattibile perchè ho visto tanti spostamenti dietro pressione dei genitori) però non lo trovo proprio educativo né risolutivo, malgrado tutto la trovo un'occasione di crescita.
CARPE DIEM
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Nat
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Post by Nat »

che discorso complicato...
non ho tanto tempo ma ti scrivo il motto di mio marito...
"si può perdere una battaglia ma non la guerra"

vedi se ti può aiutare hahahah
un bacio Lella
Azur
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Post by Azur »

lenina wrote:io conosco pochi adulti che non soffrano per le sconfitte, magari lo fanno vedere in modo meno evidente (più spesso litigano e dicono che qualcuno frega o similari ;))
Anzi da quello che vedo la gente fatica ad accettare la sconfitta anche quando la vive da tifoso

Secondo me è più un discorso di personalità che di età
può darsi che sia una questione di personalità e io, non competitiva per indole, non riesca a capire fino in fondo,
ma secondo si, DEVE far parte della crescita imparare a dare il giusto valore alle cose e imparare ad accettare la sconfitta in modo sereno (non esternamente ma davvero).
Lella wrote: Ieri ad esempio mi chiedeva di fargli cambiar squadra (che insistendo sarebbe fattibile perchè ho visto tanti spostamenti dietro pressione dei genitori) però non lo trovo proprio educativo né risolutivo, malgrado tutto la trovo un'occasione di crescita.
Lella,
a me sembra che sia gestita male la cosa all'oratorio.
Cambi di squadra su richiesta e sfottò alla squadra avversaria non sono assolutamente compatibili secondo me con una buona gestione della socialità e dei gruppi.
Se la cosa continua così io ne parlerei agli organizzatori, anche perché immagino che come Andrea anche altri bambini lo staranno vivendo male.

Qui hanno le squadre e un "campionato", ma hanno anche molte attività in cui sono invece divisi per età, e per gruppi a scelta (attività contemporanee diverse scelte dai bambini stessi); forse può essere un buon metodo per limitare la competitività...

Sul fatto che sia una peculiarità maschile credo di sì,
per lo meno nel mio piccolo osservatorio personale è così (mi è capitato un maschio parecchio atipico, ma cmq ci vedo più tendenza a trasformare tutto in gara rispetto alla sorella...)

(però le femmine cadono molto più nel trip beghe-battibecchi-pettegolezzi, quindi non saprei cosa scegliere, sinceramente, ahahahh
sono FELICE che sia finita la scuola perché gli ultimi due mesi erano stati un incubo sociale :-/ )
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