I bimbi che prendono a parolacce i genitori

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Moderator: Paola

Gwen

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Chloe83 wrote:E cosa vuoi fare? Non ti posso certamente insegnare a non mancarmi di rispetto mancandoti di rispetto, no? Certo non posso lavrti la bocca col sapone! E anche la punizione la vedo totalmente slegata dalla parolaccia: quello che voglio non è che tu non insulti per non essee punito, ma perchè capisci (e a 6 anni lo puoi capire) l'effetto che insultare ha sugli altri. Quindi più che farti notare che sono brutte parole, che fanno restare male chi le riceve, che non sei mai stato trattato così da mamma e papà nemmeno quando eano arrabbiati, cosa puoi fare?
appunto.
Qualcosa che funziona allora cos'è?
Io pure sono contraria a qualunque forma di prevaricazione, punizione compresa, ma ammetto che non saprei che fare.
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Paola
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Post by Paola »

Manuelina wrote:Io se sento la parolaccia detta dalle mie sorelle, che educativamente parlando ho trattato come sorelle, parto coi pipponi e pretendo di farmi dire quante volte in un libro di scuola, in un topolino o una lettura qualunque hanno trovato cazzo, strinzo, puttana, minchia come semplici intercalari.
Quando mi verrà dimostrato che sono funzionali al dialogo tra due persone e che sono ammessi anche da un Dante o un Manzoni, allora farò in passo indietro. Altrimenti rimarrò sempre rigida nella mia posizione
Dobbiamo però distinguere fra il turpiloquio usato fine a se stesso, come intercalare o come insulto.

Prendere a parolacce i genitori è UN INSULTO.

Non c'entra nulla con l'intercalare che è anche abbastanza "regionale", in veneto sia dice "dio bon" come intercalare, in Lombardia è una bestemmia, in Sicilia si usa Minchia come intercalare ed è considerato meno volgare di cazzo.

In letteratura ci sono esempi di utilizzo del turpiloquio, è chiaro che non sono nella forma da noi conosciuta, Dante scrive il "De vulgari eloquentia" per difendere l'italiano (in luogo del latino) ed è già considerato alla stessa stregua del torpiloquio.

Nei bambini poi c'è questo mondo che ruota attorno ai genitali che per loro è fonte di "ribellione", di ilarità, di scoperta del "proibito", quindi è facile sentirli ripetere cacca, cacchina, caccolone, cacchetta, pisello, farfalla e similari giuso per il gusto di trasgredire.

L'adolescente che viene preso parolacce dal genitore (e ce ne sono che usano normalmente testa di cazzo piuttosto che stronzo) è chiaro che utilizzerà la stessa terminologia con nonchalance.

Poi, ci siamo noi che rispettiamo i bambini, a me al massimo è uscito un sciocchino e l'ho pagato col sangue, se da adolescente Jacopo di punto in bianco mi dicesse: stronza vaffanculo, piuttosto che cercare di EDUCARLO a parlare bene mi domanderei da dove arriva, perché se l'ha detto è per scioccarmi e visto che m'ha scioccato è bene capire cosa volesse dirmi in realtà.
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Post by Paola »

Gwen wrote:appunto.
Qualcosa che funziona allora cos'è?
Io pure sono contraria a qualunque forma di prevaricazione, punizione compresa, ma ammetto che non saprei che fare.
Ma non arriva a 6 anni a dirtele se tu non la usi, stai tranquilla!
Salti fuori una mamma che NON ha mai chiamto il figlio con epiteti (che per me sono anche cretino, stupido ecc...) e che lui lo fa con nonchalance, per me non esiste.
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