Manuelina wrote:Io se sento la parolaccia detta dalle mie sorelle, che educativamente parlando ho trattato come sorelle, parto coi pipponi e pretendo di farmi dire quante volte in un libro di scuola, in un topolino o una lettura qualunque hanno trovato cazzo, strinzo, puttana, minchia come semplici intercalari.
Quando mi verrà dimostrato che sono funzionali al dialogo tra due persone e che sono ammessi anche da un Dante o un Manzoni, allora farò in passo indietro. Altrimenti rimarrò sempre rigida nella mia posizione
Dobbiamo però distinguere fra il turpiloquio usato fine a se stesso, come intercalare o come insulto.
Prendere a parolacce i genitori è UN INSULTO.
Non c'entra nulla con l'intercalare che è anche abbastanza "regionale", in veneto sia dice "dio bon" come intercalare, in Lombardia è una bestemmia, in Sicilia si usa Minchia come intercalare ed è considerato meno volgare di cazzo.
In letteratura ci sono esempi di utilizzo del turpiloquio, è chiaro che non sono nella forma da noi conosciuta, Dante scrive il "De vulgari eloquentia" per difendere l'italiano (in luogo del latino) ed è già considerato alla stessa stregua del torpiloquio.
Nei bambini poi c'è questo mondo che ruota attorno ai genitali che per loro è fonte di "ribellione", di ilarità, di scoperta del "proibito", quindi è facile sentirli ripetere cacca, cacchina, caccolone, cacchetta, pisello, farfalla e similari giuso per il gusto di trasgredire.
L'adolescente che viene preso parolacce dal genitore (e ce ne sono che usano normalmente testa di cazzo piuttosto che stronzo) è chiaro che utilizzerà la stessa terminologia con nonchalance.
Poi, ci siamo noi che rispettiamo i bambini, a me al massimo è uscito un sciocchino e l'ho pagato col sangue, se da adolescente Jacopo di punto in bianco mi dicesse: stronza vaffanculo, piuttosto che cercare di EDUCARLO a parlare bene mi domanderei da dove arriva, perché se l'ha detto è per scioccarmi e visto che m'ha scioccato è bene capire cosa volesse dirmi in realtà.