I bimbi che prendono a parolacce i genitori

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Gwen

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Valentina71 wrote:Bisogna però stare attenti a questo fatto che la parolaccia (tipo "sei proprio una scema") ci può stare. Magari in famiglia è così, ma che succede fuori? E' venuto in terapia un ragazzino che, alla richiesta della tirocinante di levare i piedi dal tavolo le ha risposto "che rompipalle che sei". Lei non l'ha presa bene e mi ha chiamata in causa. Io a spiegargli che appunto lei non aveva mai usato quei modi con lui, perciò neppure lui poteva permetterseli, era mancarle di rispetto. Lui di rimando dice che quelle cose le dice sempre a sua madre che non se ne ha certo a male. Ci vuole la reciprocità e la confidenza, gli spiego io. Ma lui ormai ha preso l'abbrivio, e non riesce a trattenersi.
beh, io personalmente dico a mia madre "ma che scema che sei" in modo assolutamente affettuoso, e ora che ho 30 anni e passa.
Non glielo dicevo da bambina o da ragazzina, come nel caso del ragazzino citato da te, è diverso.
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caterina
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Post by caterina »

Mamma mia, io ero sboccatissima, soprattutto verso i 15-16 anni.
Solo con mia madre, con mio padre non mi azzardavo.
"non rompere le palle" "stronza" facevano parte immancabile del mio vocabolario.
Ma avevo 15 anni, un'età un pò critica.
Da bambina non mi azzardavo minimamente, e poi erano altri tempi, io quelle parole mica le sapevo.
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"Non ci sono estranei, qui. Solo amici che non abbiamo ancora incontrato" (Yeats)

Sto leggendo: Il circo dei vampiri
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Cosetta
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Post by Cosetta »

Valentina71 wrote:Bisogna però stare attenti a questo fatto che la parolaccia (tipo "sei proprio una scema") ci può stare. Magari in famiglia è così, ma che succede fuori? E' venuto in terapia un ragazzino che, alla richiesta della tirocinante di levare i piedi dal tavolo le ha risposto "che rompipalle che sei". Lei non l'ha presa bene e mi ha chiamata in causa. Io a spiegargli che appunto lei non aveva mai usato quei modi con lui, perciò neppure lui poteva permetterseli, era mancarle di rispetto. Lui di rimando dice che quelle cose le dice sempre a sua madre che non se ne ha certo a male. Ci vuole la reciprocità e la confidenza, gli spiego io. Ma lui ormai ha preso l'abbrivio, e non riesce a trattenersi.
Ecco, io se Irene usa qualche appellativo imparato a scuola (tipo scema) o fa per allungare le mani le dico "io non ti offendo mai" e "io non ti picchio" e vedo che funziona.
Poterlo dire è già un'arma che li fa riflettere, ecco anche perché è importante l'esempio (che non vuol dire che non si usi mai la parola "scemo" in casa, ma che viene usata magari in modo affettuoso e non allo scopo di offendere)
(Chiaretta dì a Lorenzo appunto che sticazzi è un'esclamazione e non un'offesa)
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