Gentile Enza,viola 52 wrote:Quella benedetta sensazione che mi perseguita fin dall'infanzia, e per quanto sia migliorata non riesco ancora a trovare dentro di me la conferma di essere nel posto giusto.
Sono l'ultima di 4 figli, nata dopo parecchio tempo dalla terza, ho conosciuto mio padre dopo 4 anni dalla mia nascita, perché emigrato in america il giorno dopo il mio concepimento.
Nella mia famiglia ho sempre avuto la sensazione di essere di troppo, con mio padre non sono mai riuscita a creare un buon rapporto, avallato dal fatto che navigava su petroliere con lunghi periodi di lontananza da casa.
Adolescente ho sempre cercato conferme facendo anche errori di valutazione.
Poi ho incontrato mio marito che innamoratissimo prima del matrimonio, venuto poi a stretto contatto con questa mia continua esigenza di conferme, infastidito, ne ha preso le distanze, fino a palesare apertamente una certa disistima. (tra l'altro è una persona che per storia famigliare non ha sviluppato una grande maturità affettiva).
Mi sono spesso vista dall'esterno, per non provare il lancinante dolore che questa cosa mi ha portato per tutta la vita.
Non sono mai riuscita a parlarne con un terapeuta, perché la comprensione del problema mi è nata da poco tempo, e lentamente in me si sta facendo strada la certezza di essere. Mi sono scoperta capace di compiti importanti e sto mano a mano prendendo posizioni ferme su quelli che ritengo essere i miei diritti, questo comincia a darmi delle certezze ma il cammino è ancora molto lungo ed il complesso della trasparenza e della scarsa considerazione, continua a perseguitarmi.
Talvolta ho pensato di non essere mai venuta fuori dall'egocentrismo infantile, e mi faccio prendere da un duplice sentimento, senso di colpa per non essere all'altezza e rabbia verso chi ritengo non mi dia abbastanza credito.
Vorrei tanto lasciare questo mio stato alle spalle, perché non mi da la lucidità necessaria per capire cosa devo fare, cosa mi tocca fare per stare bene.
La ringrazio per la sua attenzione, e resto in attesa della sua graditissima risposta.
Enza.
il senso di autoaccettazione personale è in larga misura correlato con l’accettazione che da piccoli ci è stata riservata dai familiari e dalle persone a noi più vicine. Tale accettazione si ripercuote inevitabilmente sul senso di autostima che ognuno di noi ha di sé.
Autostima vuol dire anche capacità di affermarsi, di sostenere i propri diritti, di percepire se stessi come adeguati ed “efficaci”, ossia all’altezza delle situazioni e dipendenti solo in modo “relativo” dal giudizio degli altri. E’ ovvio come tutto ciò possa essere raggiunto con un preciso lavoro psicologico che, individuate le aree psicologiche meno “forti”, sappia impostare un sano meccanismo terapeutico di “potenziamento” dei punti più vulnerabili.
Il mio consiglio è quello di rivolgersi ad uno/una terapeuta cognitivo-comportamentale che, in pochi mesi, la possa aiutare a sviluppare quelle “certezze” utili per una completa realizzazione psicologica.
Sono convinto che potrà fare un buon lavoro. Mi faccia sapere.
Cordiali Saluti
Fernando Di Rienzo


