Anoressia, bulimia & Co.

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CINQUECENTO

Post by CINQUECENTO »

Sheireh wrote:Io invece sono contraria anche alla proposta continua di assaggi.
Non è vero che finché non assaggi non sai se una cosa ti piace o meno, il gusto per le cose viene anche dall'odore, dal vederle. E se una cosa ti fa "senso" per principio, non servirà a nulla assaggiarla, ma sentirsi dire "Almeno provala" te la fa venire in odio ancora di più.
Robebè wrote:è vero sono d'accordo ne sono un esempio i bambini certe cose le indicano loro senza averle mai assaggiate altre zero
No ma non è che ad ogni pasto mi metto li davanti e gli chieso di assaggiare.
Ogni tanto ci provo ma mi domandavo appunto se era il caso di insistere o meno.
Eve
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Post by Eve »

alce wrote:da ex anoressica e ex bulimica... (ma dentro qualcosa rimane sempre...) ti dico che per me il controllo del peso e la ricerca della magrezza erano legati alla sessulità, quindi il negare di essere donna e poi un forte desiderio di controllo... controllo che non avevo in altri ambiti e che sentivo di conquistare con il controllo del cibo...
controllare il peso da una sensazione di onnipotenza. le pubblicità non centrano niente, peggiorano la situazione quando ci sei dentro, ma è un'altra cosa.
C'era il desiderio di essere bambina, fisicamente e nell'anima... di essere pura... pulita, di non toccare la materia o di non farsi cambiare (fisicamente) dalla materia. E' un desiderio di perfezione...
ora non mi viene in mente altro...
Beh... sì, c'è anche una ricerca di attenzioni e di affetto in questo... di cure, di coccole.
e il cibo per me era un modo per riempire un vuoto enorme. Il vomito il modo per controllare ed essere pulita, come desideravo.

quoto in tutto. anche se io non ho mai vomitato, le motivazioni sono le stesse.

io sto cercando di dare a Irene il valore giusto al cibo ma credo che sia comunque ancora piccola per riuscire ad educarla di modo che poi non cada in anoressia, bulimia o bed. non dipendono da questo ma più dalla relazione madre/padre/figlia o con il resto del mondo.
come sempre non mi so spiegare. diciamo che spero di riuscire a far sfogare le sue future paure, ansie, emozioni non con il cibo ma con qualcos'altro, sport, arte, lettura, yoga... qualsiasi cosa ma non il cibo.
Azur
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Post by Azur »

Lella wrote:A me sembra che discutendone così siamo noi a caricare il cibo di troppi significati e rischiamo appunto di trasmettere ansia relativa al cibo.
(..............)
Se passa ai bambini il concetto di alimentarsi in modo equlibrato per la loro salute, è gia un passo positivo che apre anche il discorso su altre cose nocive, fumo, alcol, ecc.
Lella,
secondo me parlarne serve invece proprio a ridurre la (nostra) ansia relativa al cibo, e a scardinare e rielaborare i (nostri) meccanismi sbagliati riguardo all'alimentazione, in modo da evitare di passarli inconsapevolmente ai bambini.

L'alimentazione in famiglia è culturalmente sempre molto "carica", e ragionarci insieme a volte permette di vedere più facilmente alcuni comportamenti errati (come per lo sculaccione, o tutte le altre cose di cui discutiamo) che sarebbe preferibile non ripetere, proprio per non caricare il cibo/il momento del pasto di significati "altri" che non gli sono propri.

Io ad es. guardando mia madre con i nipoti vedo mille errori (fatti per amore ma comunque errori) riguardo all'alimentazione che ripetono comportamenti che ricordo anche dalla mia infanzia (L. è inappetente e allora sono ricatti/lusinghe/promesse, S. ha un periodo di improvvisa superfame e allora, anche se è perfettamente normopeso, scatta il commento "non devi/stai attenta/dovrai metterti a dieta"; "se fai il bravo dopo prendiamo un gelato"; "se non mangi, dopo non facciamo yx", ecc. ecc. ecc.)

Non sono cose che di per sé spingono a un Dca, ma potrebbero, per alcune persone, creare l'ambiente adatto ad un suo "attecchimento", e comunque alterano un rapporto sano e naturale con l'alimentarsi...
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