Il luogo del pensiero, dell'approfondimento, della discussione; società, politica, religione e tanto altro su cui riflettere, un occhio critico sul mondo che ci circonda.
Rie wrote:
Sottomettere??
Magari spero che un insegnante sia abbastanza sensibile e intelligente da cogliere la gravità di un disagio senza le suppliche, e soprattutto da valutare a livello di gruppo una cosa del genere:
Io invece non dò per scontato che qualunque insegnante abbia una sensibilità sufficiente, soprattutto se è molto cristallizzato nel voler tutelare il benessere dle gruppo a discapito del singolo.
Rie wrote:
Poi il trauma non ti piace come termine... vogliamo chiamarlo disagio?
E dunque?
Il disagio NON deve fare parte dell'esperienza collettiva-scolastica in generale?
Che dire?
Ti auguro una figlia che non ne viva mai.
Ma alle elementari, vedendo mio figlio e anche altri, il disagio CAPITA e ha una connotazione di crisi-superamento della crisi che davvero non riesco a leggere come abuso dell'insegnante. Ed è ampiamente controbilanciato dalle dinamiche positive del gruppo.
A meno che abuso non sia sul serio. La mancata accettazione della proposta "telefonista" per me non lo è.
Per me sì. E comunque non credo nel valore formativo del disagio creato a bella posta dall'adulto per "favorire l'autonomia". Il disagio capita, quindi non c'è bisogno di crearne di nuovi per educare.
Pandina wrote:Leni non voglio ripetermi. Però è già stato ampiamente spiegato che la chiamata per tutti, alla sera porta alla destabilizzazione del gruppo.
Inevitabilmente anche quello che avrebbe anche evitato di chiamare senza problema alcuno, si lascia influenzare dall'amichetta che non appena sente la mamma (che magari ha pure il tono di voce angosciato al telefono) scoppia in lacrime, ne consegue che questa influenza fra amichetti porta ad una destabilizzazione del gruppo.
Partiamo da un gruppo tranquillo e ben coeso e ci ritroviamo un gruppo con il pensiero a casa e con i lacrimoni e la botta di nostralgia. La ripresa delle attività serali ne risente, il clima ne risente, la coesione ne risente.
La perdita di tempo è evidente, soprattutto se un docente deve gestire la fila dal telefono fisso e prendere nota di chi ha chiamato, chi no, chi deve richiamare perché ha trovato occupato eccetera. Poi c'è la perdita di tempo nel far tornare in armonia il gruppo. La qualità di quell'ora (minimo) per telefonare e ciò che ne consegue è decisamente su un altro livello.
Ripeto pandina.
Io non so se avete provato ed è andava veramente così.
ma io in anni di permanenze fuori casa (anche da piccina a 6 anni eh) non ho mai visto scene simili.
Di sera chi voleva andava al telefono con la monetina e chiamava
Fine monetina fine chiamata e finiva li.
Non è che facevamo le file o simili si andava al telefono (che in colonia era in una stanza) e si chiamava mentre gli altri continuavano le attività
“Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti.” (Ettore Petrolini)
Mamma di Lorenzo: 04/12/2007 e di Marzia (ex parassitina poi BIMBA BUFFA ora BIMBA PAZZA) 27/12/2010
“…Anche se, adottando certi metodi, i nostri figli, forse, mangerebbero meglio o dormirebbero di più, ci ubbidirebbero senza lamentarsi o starebbero un po’ più zitti, noi non li possiamo usare. E non necessariamente perchè questi metodi siano inutili o controproducenti, nè perchè causino traumi psicologici. Alcuni dei metodi che criticheremo in questo libro sono efficaci, e forse qualcuno sarà anche innocuo. Ma ci sono cose che, semplicemente, non si fanno”.
Carlos Gonzales.
Tratto da "Besame Mucho"
Nella nostra scuola i bimbi non vengono portati in gita.
Mai.
Ci vanno poi alle medie.
In quanto agli scout i ragazzini hanno dagli 8 ai 12 anni.
E come dicevo non mi è mai successo che qualcuno sentisse esigenza di chiamare a casa, quindi non ho esperienza in merito.
Ma può pure essere che non sentano esigenza perchè comunque sanno che non si può, che fa parte del gioco-scout, e quindi crescono con questa cosa della non-telefonata.
"Non ci sono estranei, qui. Solo amici che non abbiamo ancora incontrato" (Yeats)