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laste wrote:chloe
mi sembra sia stato AMPIAMENTE ripetuto che se un bimbo ne sente l'esigenza chiama
la cosa che non vi va bene, mi pare, e' che lo strumento (e quindi l'opportunita') per chiamare (il telefono) lo detenga il maestro e non il bimbo in zaino
o sbaglio?
No, affatto. Per me l'optimum sarebbe partire senza telefono e poter chiamare tutti dall'albergo. Il cellulare lo darei come ultima spiaggia.
La cosa che non mi va bene è che il maestro si arroghi il diritto di decidere quando è il caso di chiamare e quando no, quando la telefonata è utile e quando no, quando riesce lui a gestire la nostalgia e quando no, perchè secondo me quest'infallibilità non ce l'ha e non sono nemmeno cavoli suoi, se un bambino vuol essere consolato da sua mamma al telefono fatti da parte e non rompere le palle, bel presuntuoso sei a pensare di poter sostituire validamente la figura genitoriale. Se pensassi di avere davanti un'insegnante sufficientemente umile e rispettosa del bambino da accogliere la sua richiesta di chiamare a casa come naturale e legittima sempre (fosse pure perchè ha voglia di dire che ha fatto la cacca) e gli assicurasse di poter chiamare non appena possibile non mi si porrebbe il problema. Ma probabilmente un'insegnante del genere non istituirebbe il divieto di chiamata a priori.
La regola della chiamata serale per tutti ha sicuramente moltissimi svantaggi in più rispetto alla regola "se tutto va bene non si chiama".
Svantaggi per il bambino e per il gruppo classe (e le due cose sono assolutamente collegate).
Svantaggi su più livelli, sia pedagogici, che organizzativi, che di qualità della gestione del tempo passato insieme.
La regola del "se tutto va bene non si chiama" implica che se qualcosa va male (bambino che si fa male, crisi di pianto o malinconia che non riusciamo a calmare - mai capitato comunque - richiesta esplicita del bambino in evidente malessere) si valuta la possibilità di farlo chiamare.
Comunque leggiucchiando un po' la trovo una brutta discussione, davvero brutta.
E la chiusura non è tutta da una parte, né la tendenza a giudicare, né le battutine e le prese in giro.
Io l'ho affrontata in modo generico ad esempio, perché dopo tutte queste pagine non penso che stiamo più parlando del caso specifico. Cosa posso rispondere a Caterina che interviene parlando dei ragazzi in età prepuberale?
Mi sembra tutto molto confuso e poco costruttivo.