Il luogo del pensiero, dell'approfondimento, della discussione; società, politica, religione e tanto altro su cui riflettere, un occhio critico sul mondo che ci circonda.
Rie wrote:
SE dovessi avere un figlio che non reputo adatto a un'esperienza che tutti fanno in maniera grave lo sottraggo a priori (l'hanno fatto i miei genitori ritirandomi dall'asilo!); SE non mi fido degli educatori il figlio non lo lascio andare (mi rifiuto di mandare Alex all'oratorio estivo con "educatori" ragazzini, preferisco supplicare i nonni o svenarmi per strutture private che mi danno l'affidamento che cerco).
Se invece per pochi giorni di gita con maestro contrario alle telefonate (per ragioni sue di cui, esposte le mie e rifiutate le mie, prendo atto) mi sento di tentare sperando in bene e fallisco/falliamo, mi spiegate quale danno così irreparabile arreco al figlio?
Non sarà irreparabile ma la cosa non mi consola. L'idea che abbia provato solitudine e angoscia oltre le sue possibilità del momento a me basterebbe.
E poi non so come puoi essere sicura che non ci siano conseguenze. Potrebbe vivere peggio i distacchi, regredendo non si sa quanto, mentre agendo in modo più graduale sarebbe andato tutto più liscio. La sera è un momento critico per i bimbi.
Su tutto il resto concordo, io probabilmente non li manderò tanto facilmente e aspetterò un'età che mi dia più sicurezze sulle loro risolrse e mi costringa meno a fare affidamento sul buon senso di chi li accompagna (che, anche senza arrivare ai casi limite, non c'è sempre, è inutile negarlo).
Pandina wrote:Rie, sinceramente questa preoccupazione riguardo i disagi provati dai ragazzini di 9-10 anni in gita è assolutamente esagerata.
Le settimane di scuola montana procedono assolutamente sempre bene in relazione al clima generale del gruppo classe (che ne esce rinforzato) e alla serenità individuale di ogni allievo.
Non è mai capitato un bambino che piangesse durante il giorno, in giro per le montagne o all'interno del museo di turno o durante la tal attività.
Semmai sono capitati momenti di malinconia in serata al momento di infilarsi nel letto.
Anche i momenti di gioco collettivo dopo cena sono sempre andati benissimo (ripeto, bambini spatasciati in terra dal ridere che supplicavano "ancora un gioco prima di andare a dormireeee", gasatissimi).
Al momento di spegnere le luci sono invece, come dicevo, capitati momenti di malinconia da casa, di difficoltà a dormire in camera con altri bambini che rumoreggiano, il letto non è lo stesso, il bacio della mamma non c'è...
In quel caso si è sempre riusciti a porre rimendio. Non ci sono mai state scenate.
Io leggo sempre in camera una favola con la sola pila accesa e se c'è un bambino un po' in crisi mi siedo proprio sul suo letto e caso mai me lo tengo abbracciato e si tranquillizza subito. Non sono scenate eh, solo magari un paio di lacrime.
E mentre piano piano gli altri si addormentano serenamente senza sentire la fine della storia, magari termino la favola e rimango accanto al letto di quel bambino fino a che si addormenta. Al mattino è sereno e pimpante come niente fosse.
Comunque a 9-10 anni, età in cui li portiamo a scuola montana, sono quasi ragazzini, i momenti di malinconia sono rari e facilmente gestibili. In genere sempre al momento di spegnere le luci.
Che bello, anche la favola prima di dormire! Epperò in albergo non lo puoi fare, che sono camere diverse... :cisssss:
Sei bella quando sorridi
quell'aria che puoi fare tutto quando lo decidi
Matilde 13/07/2004
Sofia 27/11/2006
Cos73 wrote:Non sarà irreparabile ma la cosa non mi consola. L'idea che abbia provato solitudine e angoscia oltre le sue possibilità del momento a me basterebbe.
E poi non so come puoi essere sicura che non ci siano conseguenze. Potrebbe vivere peggio i distacchi, regredendo non si sa quanto, mentre agendo in modo più graduale sarebbe andato tutto più liscio. La sera è un momento critico per i bimbi.
Su tutto il resto concordo, io probabilmente non li manderò tanto facilmente e aspetterò un'età che mi dia più sicurezze sulle loro risolrse e mi costringa meno a fare affidamento sul buon senso di chi li accompagna (che, anche senza arrivare ai casi limite, non c'è sempre, è inutile negarlo).