Secondo me poter telefonare una volta al giorno nulla ha a che vedere col tarpare le ali al proprio figlio o non voler accettare di non poter controllare tutto.viola 52 wrote:quando ho letto, ho pensato anch'io a questa insegnante che deve avere anche la responsabilità dei cellulari oltre che dei bambini, mi sono figurata l'insegnante che dice NOKIa 6020 a chi appartiene? oppure due cell che urtano tra loro e si rompono.
vedo che si fa un discorso sempre riferendosi al singolo, vedendo solo il proprio figlio e le proprie ragioni.
ma veramente pensate che chi ci è passato lo ha fatto a cuor leggero?
dover vincere il proprio istinto di protezione, il desiderio di essere sempre presenti, di difendere il proprio figlio, è una continua battaglia che non finisce mai, è un continuo soffocare la voglia di controllare che tutto vada bene, anche quando sono adulti e vanno a fare la pasqua ad Atene e vorresti sapere in ogni attimo se tutto sta andando bene, o quando per la prima volta sono da soli alla guida di un auto e ti tremano le mani per l'ansia, ma non puoi, altrimenti sei un genitore che soffoca, ma tutto comincia da li, ecco il valore pedagogico ed anche educativo (del genitore) ad accettare che i figli non ci appartengono ma insegnare loro a camminare da soli (mi pare che proprio Silvi ce l'abbia scritto in firma).
purtroppo essere genitore (perché spesso l'ansia non è solo materna) è un cammino lungo e difficile.
E ancora non si capisce quale sia la motivazione educativa valida per tutti.

