Esami prenatali, una riflessione

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franziskova
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Post by franziskova »

Mi sento vicina al pensiero di Elisa, tra tutte le disabilità che ci possono essere, la sindrome di down potrebbe essere il meno peggio (a seconda poi della gravità, perchè ci sono diversi livelli di gravità).
Allo stesso tempo mi viene da pensare che a volte la conoscenza dei servizi sociali di supporto potrebbe fare la differenza in una scelta di tenere o meno un bimbo (forse) non in perfetta salute.
c'è da dire che in alcune zone dItalia c'è una scarsità di servizi tale che renderebbe difficile un vero e proprio aiuto alle famiglie con disabili.

si si, i servizi sociali e sanitari sono proprio importanti!!
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lenina
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Post by lenina »

Non lo so.
So che la penso come voi (di base sarei per proseguire a meno di malformazioni non compatibili con la vita così come io la intendo)

Da un lato mi dico che però darei un peso grosso a Lorenzo.
Dall'altro mi dico che ci sono ragazzi down che arrivano praticamente all'indipendenza e bimbi che dovrebbero essere "normali" che invece poi rilevano grossi problemi.

Diciamo che anche in caso di sindrome di down valuterei i problemi correlati (entità della malformazione cardiaca ad esempio che è un buon "segnale" della gravità del problema)

Però non so davvero cosa farei perchè rimango sempre con quell'idea del "quando non ci sarò più io"
“Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti.” (Ettore Petrolini)

http://franceefamiglia.com/



Mamma di Lorenzo: 04/12/2007 e di Marzia (ex parassitina poi BIMBA BUFFA ora BIMBA PAZZA) 27/12/2010



“…Anche se, adottando certi metodi, i nostri figli, forse, mangerebbero meglio o dormirebbero di più, ci ubbidirebbero senza lamentarsi o starebbero un po’ più zitti, noi non li possiamo usare. E non necessariamente perchè questi metodi siano inutili o controproducenti, nè perchè causino traumi psicologici. Alcuni dei metodi che criticheremo in questo libro sono efficaci, e forse qualcuno sarà anche innocuo. Ma ci sono cose che, semplicemente, non si fanno”.
Carlos Gonzales.
Tratto da "Besame Mucho"
franziskova
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Post by franziskova »

lenina wrote:
Però non so davvero cosa farei perchè rimango sempre con quell'idea del "quando non ci sarò più io"
ci sono diverse soluzioni per chi ha la fortuna di vivere in un luogo servito da strutture.
Il problema si riduce sempre alla questione economica. Le pensioni di invalidità e gli assegni di accompagnamento (spesso l'unica entrata di un disabile) ammontano a € 750,00 circa.
In media le strutture che accolgono notte e giorno i disabili hanno costi esorbitanti (anche 100€ al giorno!!).
Non tutti i Comuni si dicono disponibili ad integrare delle rette (e non mi sento di criminalizzarli, a volte sono comuni di centinaia o poche migliaia di abitanti che si troverebbero ad utilizzare metà dei loro fondi per il sociale privando altri utenti di aiuti altrettanto necessari). Perciò i famigliari si vedono costretti a integrare la retta di queste residenze.
In questo meccanismo c'è qualcosa che non funziona!!

Rileggendo il mio intervento di prima mi rendo conto che l'ho fatta un po' facile. Io vedo quello che passano i famigliari dei disabili e non è un percorso semplice il loro!!
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