Il luogo del pensiero, dell'approfondimento, della discussione; società, politica, religione e tanto altro su cui riflettere, un occhio critico sul mondo che ci circonda.
evelina73 wrote:Lavorando nel giornale che esce dove viveva Vito, avendo vissuto la notizia un pochino più da vicino, oggi sono rimasta in silenzio a leggere.
«Perduto amore»
editoriale di Massimo Gramellini oggi su La Stampa.
A un anno e mezzo dalla morte del figlio Vito, ucciso dal crollo del soffitto del liceo Darwin di Rivoli, la signora Cinzia ha ingerito un tubetto di pillole nel tentativo di raggiungerlo. E’stata salvata dalla lavanda gastrica, e dall’altra figlia che l’ha trovata riversa sul letto come se dormisse. Gli stoici dicevano che il dolore è un’inadeguatezza alla situazione ed effettivamente è così. Siamo inadeguati a reggere l’evento più innaturale che esista: la morte di un figlio, che è morire in due rimanendo vivi, e rimanendolo in mezzo ad altre persone che soffriranno con noi solo per un po’ - gli amici, il parentado - oppure per sempre, ma in modo diverso. Mi riferisco ai figli sopravvissuti, che si ritrovano senza un fratello e orfani di genitori che non saranno mai più quelli di prima. Anche chi è assolutamente convinto che la vita abbia un senso ammutolisce di fronte al dolore di una madre o di un padre. E non può non interrogarsi sulla potenza selvaggia di quel legame di carne che ogni giorno, giustamente, viene messo in discussione dai conflitti generazionali. Tutti, almeno una volta, abbiamo pensato che i nostri genitori non ci amassero. Ma il gesto della signora Cinzia serve a ricordarci che il senso della vita è proprio lì, in quel legame fra chi crea e viene creato. In quell’amore assoluto che dà senza chiedere. Nel libro «Una madre lo sa» di Concita De Gregorio, un’ostetrica racconta che, appena nasce un bambino, le persone in attesa fuori dalla sala-parto le chiedono subito come sta il figlio. Solo una chiede prima come sta la mamma. Sua mamma.
il pezzo è scritto benissimo ed è tutto tristissimamente vero
la frase in grassetto l'ho evidenziata perchè è esattamente quello che mi ha raccontato mia sorella riguardo il mio parto.
Quando daniele è passato davanti a loro nella culletta termica tutti (mia sorella mia suocera, mia zia mio papà) si sono persi dietro a lui, mia mamma è rimasta rigida e tesa davanti la porta della sala parto chiedendo di me e solo di me (poi fato ha voluto che ci fossero complicazioni e che lei abbia avuto quasi una crisi isterica)
evelina73 wrote:Lavorando nel giornale che esce dove viveva Vito, avendo vissuto la notizia un pochino più da vicino, oggi sono rimasta in silenzio a leggere.
«Perduto amore»
editoriale di Massimo Gramellini oggi su La Stampa.
A un anno e mezzo dalla morte del figlio Vito, ucciso dal crollo del soffitto del liceo Darwin di Rivoli, la signora Cinzia ha ingerito un tubetto di pillole nel tentativo di raggiungerlo. E’stata salvata dalla lavanda gastrica, e dall’altra figlia che l’ha trovata riversa sul letto come se dormisse. Gli stoici dicevano che il dolore è un’inadeguatezza alla situazione ed effettivamente è così. Siamo inadeguati a reggere l’evento più innaturale che esista: la morte di un figlio, che è morire in due rimanendo vivi, e rimanendolo in mezzo ad altre persone che soffriranno con noi solo per un po’ - gli amici, il parentado - oppure per sempre, ma in modo diverso. Mi riferisco ai figli sopravvissuti, che si ritrovano senza un fratello e orfani di genitori che non saranno mai più quelli di prima. Anche chi è assolutamente convinto che la vita abbia un senso ammutolisce di fronte al dolore di una madre o di un padre. E non può non interrogarsi sulla potenza selvaggia di quel legame di carne che ogni giorno, giustamente, viene messo in discussione dai conflitti generazionali. Tutti, almeno una volta, abbiamo pensato che i nostri genitori non ci amassero. Ma il gesto della signora Cinzia serve a ricordarci che il senso della vita è proprio lì, in quel legame fra chi crea e viene creato. In quell’amore assoluto che dà senza chiedere. Nel libro «Una madre lo sa» di Concita De Gregorio, un’ostetrica racconta che, appena nasce un bambino, le persone in attesa fuori dalla sala-parto le chiedono subito come sta il figlio. Solo una chiede prima come sta la mamma. Sua mamma.
mamma mia che lacrimoni. E poi quella era la mia scuola.
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[/CENTER] [CENTER]www.mammedicorsa.blogspot.com [/CENTER] [CENTER]Throw away your scale. Why should a number determine how you feel about yourself on any given day? And besides, scales are appropriate for fish, not women.
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quando ieri ho sentito la notizia al tg mi è venuta la pelle d'oca...
tornando indietro nel tempo mi sono venute le lascrime agli occhi ricordando mia mamma dopo la morte di mio fratello....uno strazio.
Un anno e mezzo una mamma che non c'era, una mamma inesistente, non c'era più spazio per gli altri figli...non c'era spazio per dare ancora amore ai figli rimasti....
Il dolore della perdita di un figlio è davvero troppo per una mamma....
:marika:
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