Dipende da cosa si fa notare.vavi wrote:La prima risposta che m'e' venuta in mente e' stata: non l'ho mai fatto. Ma non perche' io mi sia posta chissa' quale paletto educativo, semplicemente perche' ho una figlia "gestibile", quindi e' raro che io mi sia trovata ad "invidiare" il comportamento dei figli altrui.
Poi pero' riflettendoci sopra non e' del tutto vero, e' capitato che indichi a Sara la compagna di ginnastica che e' piu' brava ad alzare le gambe mentre fa la ruota, o il bambino del banco davanti che si inginocchia a messa per insegnarle quale postura assumere e in che momenti... e sinceramente non ci vedo nulla di male, nel mostrare ai nostri figli che si puo' trarre un insegnamento anche dall'osservazione degli altri.
Allora qual'e' la differenza? Il fatto che l'osservazione sia contestualizzata? O e' il fine che si pone il genitore (insegnare vs criticare)? O forse il fatto che il confronto e' circoscritto ad un unico aspetto e non mette in dubbio la persona in quanto tale?
Insomma io vorrei assolvere il confronto come pratica, quando non comporta nessuna umiliazione.
Se prendi spunto da un altro bambino per far vedere come si fa una tal cosa, è un conto.
Questo è costruttivo.
Ma non è la stessa cosa non accettare un NORMALE comportamento del proprio figlio e farglielo notare come se stesse facendo il "cattivo", prendendo come esempio un altro bambino, inoltre generalmente sconosciuto e quindi probabilmente in altri momenti identico nei comportamenti.
In questo caso si negano le diverse personalità e le diverse situazioni, facendo pesare al proprio figlio sue caratteristiche sminuendolo e criticandolo.




