Insegnare a gestire le frustrazioni

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Gwen

Post by Gwen »

agata74 wrote:Beh ovvio che non intendo svilire Sofia per abituarla :cisssss:
Il dubbio è appunto come dosare le cose.
Anch'io ho sofferto, e parecchio.
Ancora oggi sul lavoro mi aspetterei il tappeto rosso per quanto faccio e so che è una cazzata. ma sotto sotto se non ho gratificazioni non ho motivazione.
Perverso, eh?
No no ci sta, ma è meglio questa frustrazione che un'altra, lo so che lo sai, scusa, è che parto da un punto di vista personale opposto!
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lenina
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Post by lenina »

secondo me non esiste una strategia per imparare a gestire le frustrazioni.

Si impara quando per forza di cose le frustrazioni ci sono.

Crearle volutamente per insegnare a gestirle secondo me è scorretto

Ci sono varie piccole frustrazioni inevitabili per il bambino ogni giorno.
è naturale pian piano che si abitui

Ma abituarsi non vuol dire non soffrirne.

Questo non si impara mai sarebbe innaturale
“Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti.” (Ettore Petrolini)

http://franceefamiglia.com/



Mamma di Lorenzo: 04/12/2007 e di Marzia (ex parassitina poi BIMBA BUFFA ora BIMBA PAZZA) 27/12/2010



“…Anche se, adottando certi metodi, i nostri figli, forse, mangerebbero meglio o dormirebbero di più, ci ubbidirebbero senza lamentarsi o starebbero un po’ più zitti, noi non li possiamo usare. E non necessariamente perchè questi metodi siano inutili o controproducenti, nè perchè causino traumi psicologici. Alcuni dei metodi che criticheremo in questo libro sono efficaci, e forse qualcuno sarà anche innocuo. Ma ci sono cose che, semplicemente, non si fanno”.
Carlos Gonzales.
Tratto da "Besame Mucho"
Chloe83

Post by Chloe83 »

Sono d'accordo con Lenina e con Gwen. Penso anch'io che la strada migliore sia valorizzare e consolare, per me se si è ricevuto apprezzamento e gratificazioni c'è più possibilità di riuscire, crescendo, a darseli da soli quando non arrivano dall'esterno, ma se non si hanno mai avuti è durissima partire da zero, c'è il rischio di non sentirsi "bravi" mai.
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