Chloe83 wrote:Confondi un sacco di cose.
Confondi l'intransigenza verso se stesse con quella verso i figli, quando sono due universi lontanissimi.
questo è valido come concetto, oggi che da tuo figlio ti aspetti solo sorrisi e baci, ma quando tuo figlio sarà adolescente o diventa un uomo/donna che fa delle scelte lontane mille miglia da quello che vorresti facesse, allora potrebbe venir fuori da parte tua la fatidica domanda "PERCHE'?"
Sono intransigente con me perchè ho una responsabilità immensa e meravigliosa verso la nani, lei versso di me no, non è minimamente responsabile, non mi deve un accidente.
allora chi lascia uno spiraglio alla sua possibilità d'errore, questa responsabilità non se la sente?
L'amore materno non è simmetrico e paritario
infatti è unilaterale, tuo figlio non può amarti come e quanto lo ami tu, perché è tuo figlio non tua madre
è un dare incondizionato, secondo il tuo ragionamento per amarla incondizionatamente dovrei avere la massima indulgenza verso di me, permettermi di tutto perchè "sono umana"? Giust'appunto perchè sono umana, donna e non bestia, non esiste che io abbia il diritto di urlare contro mia figlia.
ma ritenersi umanamente capaci di sbagliare mica vuol dire sbagliare per forza?
Che non vuol dire essere impeccabile, sempre sorridente o finta. A chi ha reazioni spropositate piace pensare che l'unica alternativa ad esse sia l'algidità, ma col cavolo. Si può essere persone vivaci, appasionate, partigiane e veementi anche senza trascendere. Per sentire qualcosa ed esternarla non c'è bisogno di strillare, anzi.
se consideri lo strillo che a volte in momenti particolari, può scappare un
gesto spropositato, dietro c'è una forma d'integralismo che non è dissimile da chi ritiene algida una persona che non si lascia uno spiraglio d'errore[
Tu confondi l'autocontrollo con la repressione delle emozioni. Non c'è biogno di tirar giù la casa a urla per comunicare a mia figlia che sono arrabbiata o stanca.
ma se un giorno in cui sei meno controllata e tollerante del solito, dai un bellissimo strillo liberatorio, tiri giù le mura di casa.?
è lì la confusione, l'estremizzazione della considerazione dell'errore.
nessuno dice che è giusto perdere la pazienza e che sia necessario farla diventare un'abitudine, ma che se scappa non è da fustigarsi a vita.
Prometterle che avrà da me rispetto e modi civili non significa annullare le sue peculiarità di persona in divenire cui io voglio adattare il mio esserle madre, che c'entra? Di qualunque tipo di madre avrà bisogno, e che quindi io cercherò di imparare ad essere, certamente non necessiterà di scatti di nervi. E vedere, crescendo, che si possono provare molte emozioni senza farsi peggiorare da esse, se vogliamo parlare di esempio, non mi sembra un esempio proprio malvagio.
con questo tipo di discorso, è inevitabile porre delle aspettative che se disattese, creano inevitabilmente nell'altro dei forti sensi di colpa.
Che sennò sembra pure che a non gridare si facciano danni, ci si disumanizzi e si neghi l'unicità del proprio figlio come persona, roba da matti.
non è un danno non gridare e non lasciarsi andare, ma il ritenere rigorosamente che se scappa si è fatto chissà quale danno.