Terè, ho già chiesto scusa due volte per questo mio errore, lo faccio anche con te una terza, visto che sei la diretta interessata.Teresa wrote:Io incorncio questa, e faccio prima.
PEr il resto, Gwen, mi sembra di aver parlato per quote, per evitare equivoci, ma forse non e' bastato...
Le cattive madri
Moderator: Paola
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Gwen
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Ottimo, solo due riflessioni:Paola M. wrote: Fatta questa premessa mi "schiero" (se esiste una parte) con chi dice che "l'opinione" delle cose, dei fatti, delle persone, è "cosa implicita al nostro pensiero", sono i famosi occhiali kantiani per cui, se indossiamo occhiali azzurri il mondo noi lo percepiamo azzurro perché filtrato dal nostro modo di vedere le cose (sarebbe anche carino averne tre o quattro paia almeno di diversi colori).
Ho detto OPINIONE e non GIUDIZIO perché se vogliamo andare sul sottile, ergersi a giudici significa non solo avere un'opinione delle cose, che è sacrosanta, ma produrre una condanna o un'assoluzione a quel determinato comportamento.
E se l'opinione è sacrosanta, la condanna o l'assoluzione non sono sempre dovute, fatto salvo che vi siano comportamenti "al limite" per i quali non solo si è in dovere di esprimere un'opinione, ma è fondamentale esprimere pure la nostra condanna o assoluzione e abbracciarli o abiurarli.
Se vedo una donna che insegna al proprio figlio di non frequentare il compagnetto di classe perché africano, ho tutti i diritti di pensare che sia sbagliato, esprimere la mia condanna in merito all'atteggiamento e farne pure l'abiura.
Perché ho detto donna e non madre?
Perché ci sono comportamenti sbagliati che a mio avviso sono indipendenti dall'essere madre, quindi è pretestuoso (in questi casi) parlare di cattive madri, casomai ci sono comportamenti "cattivi" ma che lo sono prescindendo dal fatto di mettere più o meno in discussione i sentimenti.
Allo stesso tempo io concordo con le teorie di Winnicot per cui credo che esistano in natura "madri sufficientemente buone" e "madri non sufficientemente buone", che distinguono coloro che hanno istintivamente la capacità di accudire (non solo fisicamente) il proprio bambino, hanno in Sé una preoccupazione materna primaria che permette loro di adattarsi al mondo del bambino e coloro che o lo devono "imparare", e quindi sono madri che in potenza camminano verso l'essere "madri sufficientemente buone" (e secondo me sono la maggioranza) e quelle che non lo saranno mai, ma in tal caso spesso e volentieri ci troviamo davanti a psicopatologie depressive o disturbi similari della percezione del bambino e di sé.
Proprio in questi giorni stiamo discutendo in redazione su una campagna antisculaccione che dovrebbe partire dal nostro sito.
Io sono fra le oltranziste del: lo sculaccione è un cattivo comportamento.
La mia condanna al gesto è totale, così come l'opinione è negativa.
Ma questo non mi permette di giudicare se chi perpetua il gesto sia più o meno cattiva madre di me, né tantomeno andare a sindacare sui sentimenti che questa madre ha nei confronti del figlio, però sono convinta che una madre che tende all'essere "sufficientemente buona" dovrebbe provare a non darne.
Però, se dallo sculaccione si passasse alla violenza fisica perpetuata come criterio educativo, posso dire che trattasi di cattiva madre o madre NON sufficientemente buona? Sì, lo direbbe anche un giudice all'interno dell'aula di un tribunale.
Posso dire che tale madre odi il proprio figlio? No, andrei a sindacare sfere che esulano dalla condanna del gesto in sé per le quali sarebbe meglio non si esprimesse un giudice ma uno psichiatra.
Per riassumere il mio pensiero.
Tutti noi abbiamo opinioni sui fatti (vivaddio)
Non per forza siamo chiamati ad esprimere condanna o assoluzione su tali fatti.
E' doveroso comunque giudicare in toto (opinione+condanna) taluni fatti che ledono le persone.
Non esistono cattive madri in quanto madri (se non come "sbaglio" della natura), esistono cattivi comportamenti che fanno di noi cattive madri, cattive figlie, cattivi cittadini, cattive mogli ecc... ma che provando a migliorarli tendiamo ad essere madri migliori.
1. Distinguere fra dare giudizi e opinioni è veramente andare troppo per il sottile e attaccarsi alle parole: è ovvio che si tratta di una propria opinione, mica siamo giudici in un processo, non possiamo infliggere pene quindi non esiste l'assolvere e il condannare e dare un giudizio è esattamente equivalente, per come la intendo io, a dare un'opinione.
2. Ancora col concetto che se dai un giudizio sei TU una cattiva madre, me la spieghi?
Cioè non ha proprio una relazione, sembra un concetto alla Estevill: siccome È così, allora... ma che è così lo dici tu ora e qui.
Scusa se ci insisto ma mi sembra un modo sleale di discutere.
Anche perché io la vivo proprio al contrario: se a me capita di vedere comportamenti altrui e giudicarli negativamente, è come se vedessi me stessa dall'esterno e se quel comportamento non mi piace io metto in discussione me stessa, se e quando lo metto in pratica a mia volta.
Mentre ho l'impressione con con "omnia munda matribus" perché siamo tutte madri, con l'eleggere i propri genitori i migliori possibili anche con i difetti che hanno avuto e non nonostante quelli, sia molto facile assolvere pure se stessi.
Insomma io la volontà di essere migliore la vedo più in chi stigmatizza anche i comportamenti altrui che in chi dice "massì massì l'importante è che gli si voglia bene".
Non voglio dire che sia così come la vedo io, ma che appunto non mi sembra così ovvio quello di cui invece sei CONVINTA tu.
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Gwen
E ancora una volta hai espresso TUTTE cose che penso anche io, ma sono meno brava di te nell'esternarle.Cos73 wrote:Ottimo, solo due riflessioni:
1. Distinguere fra dare giudizi e opinioni è veramente andare troppo per il sottile e attaccarsi alle parole: è ovvio che si tratta di una propria opinione, mica siamo giudici in un processo, non possiamo infliggere pene quindi non esiste l'assolvere e il condannare e dare un giudizio è esattamente equivalente, per come la intendo io, a dare un'opinione.
2. Ancora col concetto che se dai un giudizio sei TU una cattiva madre, me la spieghi?
Cioè non ha proprio una relazione, sembra un concetto alla Estevill: siccome È così, allora... ma che è così lo dici tu ora e qui.
Scusa se ci insisto ma mi sembra un modo sleale di discutere.
Anche perché io la vivo proprio al contrario: se a me capita di vedere comportamenti altrui e giudicarli negativamente, è come se vedessi me stessa dall'esterno e se quel comportamento non mi piace io metto in discussione me stessa, se e quando lo metto in pratica a mia volta.
Mentre ho l'impressione con con "omnia munda matribus" perché siamo tutte madri, con l'eleggere i propri genitori i migliori possibili anche con i difetti che hanno avuto e non nonostante quelli, sia molto facile assolvere pure se stessi.
Insomma io la volontà di essere migliore la vedo più in chi stigmatizza anche i comportamenti altrui che in chi dice "massì massì l'importante è che gli si voglia bene".
Non voglio dire che sia così come la vedo io, ma che appunto non mi sembra così ovvio quello di cui invece sei CONVINTA tu.
Tanto più che ad esser "stronza" con le altre mamme di certo non sono morbida con me, anzi,mi perdono ben poco.
Le parti in grassetto sono PERFETTE.