No, non ho mai fatto questo distinguo. La madre di cui parlavo era la prima a dire "sono tornata al lavoro appena possibile perché con lui non ci volevo stare, e perché la mia carriera mi interessava di più". Punto. E specifico che all'epoca non era malata.Monica1970 wrote:A me sembrava che si facesse anche un distinguo tra chi "deve" lavorare per necessità e chi sceglie di tornare al lavoro anche se potrebbe permettersi di restare a casa.
Cmq ammetto che quando si parla di neonati così piccoli io capisco davvero che si torni al lavoro solo per forti motivi economici, non per preferenza. Quando si parla di bambini più grandini il discorso è completamente diverso, ma lasciare un neonato di 3-4 mesi con la tata perché il lavoro è più importante (ripeto, senza alcun motivo economico) mi sembra abbastanza mostruoso.
Invece non penso affatto che si debba per forza diventare casalinghe quando si ha un figlio. Il lavoro, al di là del discorso economico, ha per me tutta una serie di valenze a livello personale e sociale. Infatti non penso che rinuncerei a lavorare se avessi figli, anche se mi piacerebbe stare a casa per i primi 2-3 anni, potendo. Ma se il lavoro diventa un alibi per non occuparsi dei propri figli, il discorso cambia radicalmente. Ripeto anche che la donna in questione non si limitava a lasciare il figlio quando doveva lavorare, ma lo lasciava palesemente il più possibile in mano di altre persone. Anche qui, la differenza mi pare palese. E non sto dicendo che non sia legittimo lasciare ogni tanto il bimbo per andare al cinema, sto dicendo che non trovo giusto che i momenti passati con i propri figli siano l'eccezione piuttosto che la norma.

