il mio dubbio è..se la frustrazione è quella descritta da cos, e cioe' la mancata liberta' di fare quel che in quel momento si desidera, e il vivere male l'imposizione genitoriale..
tutti i bambini sono frustrati ?
dalla mattina quando si svegliano, alla sera quando vanno a letto...
non sara' che siamo noi genitori a volerle vedere questi "dolori", e si, perche' se mi parlate di frustrazione... mi si parla di una situazione di sofferenza, di dolore..
dunque da quel che scrive cos, si deduce che con la spegazione del perche' del no o dell'imposizione del momento, la frustrazione dovrebbe decadere...
se questo avviene..pero'...vuol dire che non trattavasi di frustrazione, di dolore nei confronti di un malessere per una cosa non ottenuta, ma d'un capriccio, nei confronti del quale è bastata una spiegazione per risolverlo...
ma...
mi chiedo anche..
io madre nell'esecitare il mio ruolo (perche' lo si puo' chiamare in tutti i modi che volete ma di RUOLO trattasi) devo chiedermi " cosa fare se la regola che impongo( perche' potete chiamarla come volete ma di REGOLA decisa dall'adulta, e non con l'adulta, trattasi) crea una frustrazione, dunque un dolore, a mio figlio? beh...mi rispondo certamente, che amandolo non potrei voler causar lui dolore... dunque la conclusione sarebbe quella di cedere alla NON regola...
ma..
visto che io parto dal presupposto che..
1) spesso si vogliono vedere frustrazioni nei bambini anche quando non esistono..quando sono solo, e legittimi capricci...
2) ammettendo la frustrazione come concetto piu' soft..e cioe' come accettazione dell'attesa...come comprensione del limite..facendo si che la viva, lo preparo alla coesistenza tra le persone..alla normalita' dei rapporti umani, anche fra bambini..
3)visto che io considero mio dovere educare mio figlio, per il presente e per il futuro..
4)e visto che non sempre si puo' motivare un no...e talvolta lo vedo come una sorta di giustificazione da parte dell'adulto per darSi una pacca sulla spalla, piu' che una reale richiesta di motivazioni da parte del figlio..( giustificazione che, se non ricordo male, non risparmia da pianti, urla e disperazione)..
io scelgo di educare..seguendolo, guidandolo, motivandolo, cazziandolo. punendolo, premiandolo...perche' educare non vuol dire rendere "morbidi" i figli imponendogli il proprio modo di pensare...
vuol dire, per me, insegnargli a vivere civilmente..educarlo a stare al mondo...
perche' se gli do la regola giochi un'ora la giorno alla play...non faccio di mio figlio un seguace del danielapensiero...se lo spingo verso la lettura stimolando la curiosita' non ne faccio un seguace...ma gli fornisco gli strumenti per essere un uomo libero..perche' ho sempre pensato, e sono stata Educata a questo, che la liberta' passa dalla conoscenza...
e liberta' di pensiero ed educazione possono perfettamente andare di pari passo...
campagna PRO console
Moderator: laste
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Gwen
dani io non credo nei capricci, credo che quelli che chiamiamo capricci siano semplicemente modi per attirare l'attenzione, tastare il terreno, reagire alle frustrazioni intese come dice Cos, e per frustrazioni si intende qualcosa non con un dolore potente alla base, non in modo oggettivo, ma come delle fasi che purtroppo vuoi o non vuoi un bimbo affronta per forza crescendo per capire, per rapportarsi col resto del mondo.dani69 wrote:il mio dubbio è..se la frustrazione è quella descritta da cos, e cioe' la mancata liberta' di fare quel che in quel momento si desidera, e il vivere male l'imposizione genitoriale..
tutti i bambini sono frustrati ?
dalla mattina quando si svegliano, alla sera quando vanno a letto...
non sara' che siamo noi genitori a volerle vedere questi "dolori", e si, perche' se mi parlate di frustrazione... mi si parla di una situazione di sofferenza, di dolore..
dunque da quel che scrive cos, si deduce che con la spegazione del perche' del no o dell'imposizione del momento, la frustrazione dovrebbe decadere...
se questo avviene..pero'...vuol dire che non trattavasi di frustrazione, di dolore nei confronti di un malessere per una cosa non ottenuta, ma d'un capriccio, nei confronti del quale è bastata una spiegazione per risolverlo...
ma...
mi chiedo anche..
io madre nell'esecitare il mio ruolo (perche' lo si puo' chiamare in tutti i modi che volete ma di RUOLO trattasi) devo chiedermi " cosa fare se la regola che impongo( perche' potete chiamarla come volete ma di REGOLA decisa dall'adulta, e non con l'adulta, trattasi) crea una frustrazione, dunque un dolore, a mio figlio? beh...mi rispondo certamente, che amandolo non potrei voler causar lui dolore... dunque la conclusione sarebbe quella di cedere alla NON regola...
ma..
visto che io parto dal presupposto che..
1) spesso si vogliono vedere frustrazioni nei bambini anche quando non esistono..quando sono solo, e legittimi capricci...
2) ammettendo la frustrazione come concetto piu' soft..e cioe' come accettazione dell'attesa...come comprensione del limite..facendo si che la viva, lo preparo alla coesistenza tra le persone..alla normalita' dei rapporti umani, anche fra bambini..
3)visto che io considero mio dovere educare mio figlio, per il presente e per il futuro..
4)e visto che non sempre si puo' motivare un no...e talvolta lo vedo come una sorta di giustificazione da parte dell'adulto per darSi una pacca sulla spalla, piu' che una reale richiesta di motivazioni da parte del figlio..( giustificazione che, se non ricordo male, non risparmia da pianti, urla e disperazione)..
io scelgo di educare..seguendolo, guidandolo, motivandolo, cazziandolo. punendolo, premiandolo...perche' educare non vuol dire rendere "molli" i figli imponendogli il proprio modo di pensare...
vuol dire, per me, insegnargli a vivere civilmente..educarlo a stare al mondo...
perche' se gli do la regola giochi un'ora la giorno alla play...non faccio di mio figlio un seguace del danielapensiero...se lo spingo verso la lettura stimolando la curiosita' non ne faccio un seguace...ma gli fornisco gli strumenti per essere un uomo libero..perche' ho sempre pensato, e sono stata Educata a questo, che la liberta' passa dalla conoscenza...
e liberta' di pensiero ed educazione possono perfettamente andare di pari passo...
Troppy ad esempio considera frustrazione l'interrompere l'uso del videogioco dopo un'ora, ma non il vietarlo del tutto il giorno dopo, e invece alla fine sono entrambe frustrazioni, se vogliamo metterla in questi termini.
Nessun genitore è felice che queste frustrazioni esistano, ma non è cedendo su tutti i fronti che si aiutano i figli, è regolando il modo in cui i figli subiscono queste frustrazioni.
Personalmente credo invece che TUTTI i no possano e debbano essere SEMPRE motivati, perchè proprio spiegando debitamente una regola, un no, un comportamento, una conseguenza, la frustrazione può essere meno dannosa, meno pesante, e sanarsi, sparendo.
La regola la decido io, ma nel momento in cui te la spiego viene condivisa, non imposta.
La differenza è enorme secondo me.
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moon373
No Gwen, qui non sono affatto daccordo!Gwen wrote: Ma prima di arrivare al nintendo ci sono milioni di alternative, e se ci si è arrivati vuol dire che non sono stata in grado io di metterle in atto e che ho trasformato le uscite in qualcosa di noioso per mia figlia, o che non le ho insegnato il gusto di stare insieme.
Non deve diventare uno stress per un genitore se il figlio porta il ds al ristorante nè uno si deve per forza rimprovarare!
La vedo un po' estremista come cosa!
Noi quando usciamo a cena in tre il DS è bandito: parliam, ridiamo, scherziamo, non c'è affatto bisogno di tirar fuori il giochino, Ale non ne ha affatto bisogno!
Quando siamo in tanti, tutti adulti, ammetto che nella borza lo metto: cavoli, non si può pretendere che stia tutta la sera a sentire i discorsi degli adulti zitto e buono.
Alternative?
Ci possono essere: ma a 10 anni i colori e i fogli non hanno più il loro effetto, le macchinine neppure (anche perchè da solo non è che si diverta a far andare su e giù un'automobilina tutta la sera).
E allora?
Posso obbligare tutti a fare discorsi più semplici?
Per un po' si ma poi è normale che si cada su discorsi ben diversi.
A me piace portarlo dovunque, non lo lascio con facilità, per cui se ad un certo punto tiro fuori il DS non ho fatto certo chissà quale oltraggio: MA NON SUCCEDE SPESSO!
Se si esce con famiglie con bambini chiediamo agli altri di non portarlo.
Alcune volte va bene, altre ci ritroviamo a sbattere il grugno contro persone che fanno le orecchie da mercante e a metà serata te lo sbattono lì.
Così tu vedi tuo figlio che guarda gli altri giocare accusandoti di essere stato l'unico genitore stronzo a non aver voluto portare il DS!!!!
Gwen, non si può essere rigidi oltremisura, io l'ho imparato purtroppo a mie spese, a volte ti devi adattare oppure restare magari spesso da solo perchè le tue idee non cozzano con quelle degli altri!
Noi, nel nostro piccolo abbiamo cercato di "selezionare un po' le persone con cui si va in giro e per fortuna il DS non serve quasi mai.
Ma a volte capita, a volte diventa utile anche quello......e allora?
Devo sentirmi in colpa a quel punto???????????????